Ah, l'amour

Il tradimento della
moglie del sindaco

O delizia de´ miei sensi! Stringimi forte, fammi male, voglio che tu mi lasci i segni del tuo amore!”. Dichiarazione d’amore o cronaca di una tragedia annunciata? Centinaia di lettere, telefonate di fuoco, passione travolgente e una gelosia accecante, sono gli ingredienti della piccante  relazione tra la bella contessa Giulia Trigona di Sant’Elia, dama di corte e moglie del sindaco di Palermo Romualdo Trigona, con il tenente colonnello Vincenzo Paternò. Ambedue sui trent’anni, si conoscono a un ricevimento dei Florio a Villa Igea, e scoppia l’amore. Tenero e infuocato quello della contessa, morboso e interessato quello dell’ambizioso tenente. E sì, perché il nostro dongiovanni in divisa è affascinato dal bel mondo, dal gioco e dai cavalli. E Giulia è una preda troppo facile, complice un matrimonio infelice e un marito fedifrago.
Due anni dura l’estasi dei due amanti, e un intenso scambio epistolare diverrà ben presto un  succulento argomento per i salotti della Palermo liberty: “I tuoi baci mi elettrizzano, le tue carezze mi danno il paradisoLa tua dolce bocca mi fa impazzire di voluttà… Mi getterò nelle tue braccia sfinita di passione e tu dovrai distaccarmene a forza!”. Ma nonostante le dichiarazioni di assoluta dedizione da parte della contessa, la folle gelosia di Vincenzo Paternò non si placa: proprio non sopporta che lei appartenga, seppur solo formalmente, a un altro uomo, e il sospetto che lei sia interessata anche ad altri lo acceca.
Rimproveri continui, accuse e ripicche finiscono col rovinare l’idillio, e Giulia, addolorata e stanca, decide di mettere fine alla relazione. “Ah! Come vorrei finirla con questa vita che per me non ha che dolori continui. Chi sa se mi sveglierò domani? Addio tesoro mio, ti voglio tanto bene e sono stata perfetta per te in questo 1910. Ti giuro, credimi, io ti ho adorato troppo!”. Il 2 marzo del 1911, la giovane contessa accetta di incontrare il suo amante per l’ultima volta in uno squallido alberghetto di Roma. Fanno l’amore, ma lei non torna sui suoi passi: gli chiede di restituirle le sue lettere; lui non accetta, troppo orgoglioso. Due coltellate alla gola mettono fine alla vita della contessa Giulia Trigona. Poi il tenente decide di spararsi un colpo alla testa. Ma non muore, e verrà processato per l’omicidio della sua amante. L’avvocato Vecchini, difensore di Paternò, farà di tutto per screditare l’immagine della contessa, accusandola di aver trascinato il suo assistito “con sé e dietro di sé con l´audacia del pensiero spregiudicato”.
Durante il processo verranno ripercorse le tappe di quell’amore sfortunato attraverso le lettere ritrovate sulla scena del delitto. Lettere che vennero passate al vaglio dalla polizia, alcune furono poi consegnate al presidente del consiglio, Giovanni Giolitti, fino ad arrivare nelle mani del re. Chissà quali misteriosi segreti reali custodivano quelle lettere che il sovrano bruciò nel suo camino, chissà quale informazione sensibile si intrecciava con l’ardore di un amore tragico e sfrontato.

3 commenti

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  1. E’ possibile sapere perchè il Re brucio quelle
    lettere? quali contenuti scabrosi per la sicurezza e per
    l’onore dello Stato?
    E’ possibile avere notizie più circostanziate?
    Grazie.

    salvatore battaglia il 07/01/2011 alle 17:49
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  2. In realtà, questa è una storia in cui si è voluto a tutti i costi salvare la figura di Giulia, moglie di Romualdo Trigona e sorella di Alessandro Tasca di Cutò, deputato e leader del socialismo in Sicilia.
    La storia letta attentamente è quela di una passione folle che si deteriora per varie motivazioni, ma, a mio avviso non ci sono nè implicazioni politiche, se non quelle derivanti dalla volontà di mostrare Vincenzo come un lupo cattivo, mentre era uno scapolo belo e ricco( prima) che si godeva la vita.
    Per saperne di più è interessante leggere il volumetto Assassinio al Rebecchino” di Michele Fierotti in cui si narra in maniera particolareggiata tutta la vicenda

    maribel il 08/01/2011 alle 08:43
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  3. Maribel molto informato/a

    salvatore battaglia il 09/01/2011 alle 23:15
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