Ricostruzioni

Le disavventure di Cuffaro
circondato da spacconi

Riccardo Arena
I suoi sodali lo rassicuravano, dicevano di controllare tutto, di aver addomesticato i magistrati. Tranquillo Totò. E invece...
Le disavventure di Cuffaro circondato da spacconi

I giornalisti bravi definirebbero “spasmodica” l’attesa che oggi consumerà, travolgerà, dividerà, spaccherà, agiterà, tormenterà non solo Totò Cuffaro e i suoi familiari ma forse mezza Sicilia e mezza Italia e sicuramente intere pletore di amici, ammiratori, parrini e parrinari, fan veri e propri, elettori, clientes, beneficiari di prebende, assunzioni, lavori fasulli o veri, di stipendi o pensioni guadagnati o immeritati o addirittura inventati, insomma i tantissimi nostalgici ma anche i non pochi avversari assaliti dalla tempesta del dubbio, quelle persone cioè che pure lo detestavano, ma che non sono mai riuscite ad odiarlo e che ora sono comunque umanamente angosciate dal possibile destino di galera per colui che fu pur sempre il primo cittadino della Sicilia.
In tutta questa tempesta di sentimenti, noi non possiamo non pensare a Paul Newman.
Direte voi, con rispetto parlando: ma che cavolo c’entra Paul Newman con Cuffaro? Il momento è serio, non scherziamo. E infatti non scherziamo affatto.
Uno dei più famosi film interpretati dal mitico attore americano era infatti “Lo spaccone”. Totò ha tutti i difetti, ma quello di essere spaccone non lo ha mai avuto. Le tante persone di cui si è circondato e che hanno contribuito alla sua rapidissima parabola discendente, invece sì.
C’era il carabiniere del Ros Giorgio Riolo, esperto in indagini tecnologiche. Aveva messo lui le microspie che inguaiarono Cuffaro. E però garantiva per la loro innocuità, informando puntualmente il diretto interessato del contenuto delle intercettazioni. Era pure andato a fare le bonifiche in ufficio a Totò, Riolo. In ufficio e a casa. Era una specie di assicurazione sulla vita, l’ex maresciallo.
Come no.
In aula Riolo ha candidamente detto che in realtà non controllava un bel niente e che le informazioni che dava a Totò erano “cazzate”. Visti i risultati processuali di entrambi, non aveva tutti i torti.
C’era il carabiniere Antonio Borzacchelli, che era stato visto dall’ambiente cuffariano come un male necessario: un prezioso informatore istituzionale sulle indagini in corso. Per questo era diventato deputato regionale, prima del Cdu e poi dell’Udc, grazie alla candidatura in una lista sicura. Era una garanzia, lui.
Come no.
Anche Borzacchelli è stato scoperto, arrestato e poi condannato a 10 anni in tribunale. Nemmeno se stesso, è riuscito a salvare.
C’era l’imprenditore Michele Aiello. Sicuro al cento per cento di potere controllare  tutti coloro di cui aveva bisogno, politici, manager, impiegati, assessorati, Usl, pm, carabinieri, Nas, polizia, Finanza, grazie ai suoi prezzolati talponi e alle sue reti riservate di telefonini, e di potere tranquillamente gestire i non pochi incassi che otteneva in combutta con la Regione che, sotto la presidenza del suo amico Cuffaro, gli rimborsava tutto ciò che chiedeva per le sue cliniche. Insomma, temeva le indagini, l’ingegnere: ma era sicuro di spuntarla.
Come no.
Aiello ha scoperto che le sue talpe erano state a loro volta scoperte solo grazie a Cuffaro e a una misteriosa “fonte romana” di Totò. Tre giorni dopo è finito lo stesso in galera. Tutti i suoi averi sono stati confiscati.
C’era, infine, la copertura di alto, altissimo, ma proprio altissimissimo livello. Come dimenticare i fiumi di parole che si sono spesi contro i magistrati di Palermo, quelli cattivi guidati da Piero Grasso, di fronte alle parole registrate (per legge inutilizzabili, ma finite lo stesso sui giornali) del presidente del Consiglio? Al telefono, nel febbraio 2004, Silvio Berlusconi aveva tranquillizzato Cuffaro: lui aveva notizie di prima mano, attraverso il ministro dell’Interno; la Procura di Grasso era “parlata”, sotto controllo, avrebbe contestato a Totò un’accusa di secondo piano e tutto si sarebbe aggiustato.
Come no.
Finora, nonostante le rassicurazioni, Totò è stato condannato a 5 anni in primo grado e costretto alle dimissioni dalla carica di presidente della Regione; in appello la pena gli è stata aumentata e la sua carriera politica è stata fortemente compromessa.
Oggi però il pg della Cassazione ha chiesto l’annullamento parziale della sentenza solo per Cuffaro, che così se la caverebbe con la prescrizione. Ora si aspetta la decisione finale della Corte.
Difficile pensare, a meno di non volere fare acrobazie dietrologiche, che sette anni fa si potesse preordinare tutto quello che poi è realmente accaduto. Ma vuoi vedere che l’ultimo spaccone alla fine ci azzeccherà?

(21 gennaio 2011)






Massaro

11 commenti

  1. giusicilia scrive:

    nelle more, si è sciolta un’assemblea regionale,si è dimesso un presidente che sarebbe tuttora in carica, si è tacciato come mafioso chi non lo è, si è intrapreso un lungo,costoso,doloroso processo politico antimafia finito nel nulla,l’ennesimo, la domanda è: chi sarà lo spaccone che paga per tutto questo?

  2. Gulp scrive:

    Chi saranno gli spacconi che pagheranno?
    Azzardiamo qualche ipotesi.
    Il maresciallo Giorgio Riolo, che verrà condannato. L’imprenditore Michele Aiello, che verrà condannato. Il signor dottore assessore Mimmo Miceli, che è stato già condannato. Il signor dottore Salvo Aragona, idem. Il signor maresciallo della Dia Giuseppe Ciuro, idem. Questi spacconi non potenti pagheranno o pagano già. Cuffaro probabilmente sarà l’unico che se la farà franca. Ma aspettiamo la sentenza, prima di parlare. Anche se i potenti è difficile che paghino, in Sicilia e in Italia. E forse anche nel mondo.

  3. fma scrive:

    Bel pezzo, Riccardo. Malgrado l’abbia scritto tu e non io!!! :)

  4. Un nobile articolo: Totò Cuffaro è essenzialmente
    una persona buona

  5. Maristella scrive:

    Ottimo pezzo, complimenti.
    Maristella

  6. Riccardo Arena scrive:

    Ora che la condanna è stata confermata, senza commentare oltre, viene da dire solo che per una volta chi scrive aveva visto giusto. Cuffaro cioè è stato circondato (e in gran parte rovinato) da spacconi. Fino a ieri, quando di fronte alla richiesta del pg di applicare la prescrizione c’era chi cantava vittoria. Lui l’aveva capito da tempo. Ma l’ha capito tardi.

  7. Rob scrive:

    Quest’articolo e quest’ultimo commento mi sembra possa essere un becero tentativo consolatorio di chi forse di Cuffaro è stato amico. Il signor Arena dimentica che per assurgere al più alto scranno del potere il Cuffaro si è giovato delle medesime amicizie ed anzi di tal giro di amicizie ha costituito il propellente di spinta per la sua ascesa. Quali i meriti di Cuffaro se altro non ha prodotto che clientelismo, corruttela ed assoggettamento dell’amministrazione pubblica per se e per i suddetti “amici”? In tanti verranno, ora, a compiangerlo, moltissimi tra i popolani ed i poveri di senso critico diranno che, infondo, egli era persona buona perdendo di vista il fatto che un capo politico dovrebbe essere guidato da ben altro spirito per amministrare nell’interesse collettivo e non di una comitiva di amici ed amici degli amici. Purtroppo viviamo un’epoca in cui appare straordinario che un condannato faccia fronte alla sentenza. Ma credo che ciò non basti a far del condannato l’apologia.

  8. Rob scrive:

    P.S.:La mia indignazione non mi ha permesso di rivedere il testo di quanto scritto. Chiedo venia per i marchiani errori.

  9. Fma scrive:

    Tutto mi pare il pezzo di arena tranne che l’apologia di Cuffaro.

  10. Riccardo Arena scrive:

    Scusi, Rob: ma lei quale articolo ha letto?

  11. alice scrive:

    Rob non ha capito un bel niente. L’articolo era equilibrato e non infieriva sul vinto ne’ elogiava Cuffaro e il suo modo di fare politica. Forse qualcuno pur di esprimere i propri preconcetti e pregiudizi non legge bene gli articoli

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