Due commenti finali espressi in un post di Massaro impongono una riflessione “politicamente scorretta” sui siciliani d’esportazione. Nel caso specifico, quei palermitani si dicevano felici di non vivere più in Sicilia perchè – in sostanza – qui siamo maestri nel venticello della calunnia. Ora, storicamente, risulta ben altro. La calunnia con annessi e connessi, la trovi ovunque vai, così come trovi – ovunque vai – stesse bellezze e stesse brutture. Ma il siciliano d’esportazione nel nuovo luogo dove vive, vede sole le prime e mai le seconde. Non solo, ma egli s’erge tutt’assieme a giudice portatore del verbo assoluto. Che è sempre lo stesso: voi siciliani non sapete come vivere.
I nostri conterranei da esportazione sono sempre prodighi di consigli, di motti e sentenze su come “noi viventi in questa terra morta”, non sappiamo fare nulla, siamo complici del malcostume e del malgoverno. Di come siamo incapaci di cambiare le cose, di come la terra dovrebbe inghiottirci tutti. Insomma, il siciliano d’esportazione, ha acquisito titoli per sapere come si fa e non si fa.
Ora, nella vita tutto è legittimo, anche e soprattutto il fatto di scegliere volente o nolente, di andare a vivere in un altro luogo. So bene, che molti lo hanno fatto per mancanza di lavoro, so bene che in Sicilia tutto è più complicato, ma questo non significa che chi resta è un fesso o un complice. Perchè chi resta, nel suo piccolo, fa qualcosa. Lotta, e duramente, ogni giorno. Non si rassegna, nutre ancora speranze e le coltiva. Posso assicurare che raccomandazioni, clientelismi li trovi ovunque. Ho recenti esperienze del “chi ti manda?” a Roma come a Milano.
Ma no, noi che portiamo il fardello per scelta, non siamo in grado di capire nulla. Almeno, così sostengono i siciliani d’esportazione. Spesso, le loro argomentazioni sono violente ed arrivano anche alla bava alla bocca. Capisco la rabbia e la delusione per essere andati via. Confesso che per molto tempo ho ragionato con loro, poi mi sono stancato e sono passato al vaffanculo. Anche con grandi siciliani di fama e di grido con cui ho rotto i rapporti. Non ho consigli da dare ai siciliani d’esportazione, facciano ciò che meglio credono. Però, pongo loro una domanda: ma perchè non vi dimettete da siciliani? Sarebbe molto più onesto.





Sono d’accordo! Basta con questi “maestrini” che pretendono di insegnare a chi è restato, spesso proprio per non rassegnarsi o fuggire, che le “travi” altrui sono più sopportabili delle nostre
Coincidenze della vita (sul numero di Giugno di I Love Sicilia):
http://www.gianfrancomarrone.it/includes/tng/pub/tNG_download4.php?KT_download1=fcf965fc185b3a8e2ab46fdc04c15713
Se mi permettete di dire la mia, sono un palermitano che da 2 anni e mezzo ha lasciato la città (vivo all’estero) dopo 35 anni di “servizio”, anche qui si fa di tutta un erba un fascio, io come tanti altri emigrati non mi sento un maestrino e non prodigo consigli. Dopo 35 anni di cui 17 passati a lavorare 8 ore al giorno con solo 5 anni di contributi ai fini pensionistici pagati per la mentalità mafiosa di datori di lavoro, della Sicilia e del sistema in generale, mi sono rotto i cosiddetti e sono andato via, dopo appena 2 settimane ho trovato lavoro senza alcuna raccomandazione e oggi ho realizzato tutti i sogni di una vita normale. Che se non ci fossero i palermitani, Palermo sarebbe una città splendida ne sono convinto, è la mia personale opinione e non faccio propaganda negativa ma se permettete però vaffanculo Palermo lo dico io. Una città è i suoi abitanti, non vive di cose astratte, non sono i cittadini a subire la città ma l’esatto contrario. Buona vita a tutti
Applausi D’Arpa, applausi. Viva i siciliani ri scuogghiu!
Sono la mamma di 1 emigrato. Nessuno critica chi resta, purchè il loro “atto di coraggio” nn diventi un fardello per chi vive nella stessa città..A buon intenditor poche parole!!!!
I maestrini, come vengono giustamente chiamati, sono quelli che sin dal primo giorno di arrivo nelle “nuove terre” hanno fatto sempre i bravi scolaretti, ma ogni volta che tornano da queste parti, sono i primi a : posteggiare in doppia fila, buttare carta x terra, saltare i regoalri turni di attesa, e chi più ne ha più ne metta….. o sbaglio? E allora io non voglio che si dimettano da siciliani, io vorrei che…. si cancellassero direttamente da siciliani !!!
Tutta invidia di quelli che restano nelle “sicilia bedda”, consapevoli che la qualità della vita degli expat è nettamente superiore.
Ok perfettamente d’accordo, a patto che questa estate, quando tornerò a casa, amici e parenti non mi avvelenino le vacanza con i soliti discorsi … che il lavoro non c’è, se c’è è in nero, la munnizza, gli ospedali che non servono, i politici e la mafia (che spesso coincidono), l’anarchia del traffico dove nessuno rispetta un minimo di regole elementari (tant’è che a Palermo non guido più), le scuole che cadono, gli autobus che non servono, le liste di attesa per un esame che poi sai che andrai a fare a pagamento dal privato…
BAsta fateci passare le vacanze in pace.
La seccatura è che, se è vero, che le medesime disgrazie sono presenti in tutto il mondo, a Palermo non sono causati dai palermitani
SAluti dalla capitale
pensavo questo blog desse spazio a contenuti utili a migliorare la qualità della vita dei palermitani.
Mi accorgo, dal contenuto di molti scritti degli autori, che se queste sono le idee, le consapevolezze, questa città con i suoi abitanti non ha proprio speranza nè possibilità alcuna di mutare in meglio il proprio karma.
Troppo difendersi questa Palermo a tutti i costi anche se sprofonda nel baratro a 360°. Ah, si ma c’è Mondello, il sole, le arancine, il panino con le panelle e con la meusa e c’è anche la Santuzza, che però dopo aver salvato la città dalla peste si è ritirata in un caverna lasciando per secoli il destino dei cittadini in mano a loro stessi per metterli alla prova: e si vede il risultato! O ci pensano i santi o niente.
Licia, evidetemente ti sei persa qualche puntata. Vai sull’archivio di DIPALERMO e ne riparliamo!!
Forse qualcuno esagera e si atteggia a maestrino, resta sempre il fatto che chi va via e conosce altri posti, si rende ancora più conto del divario che spesso c’è tra noi e l’Italia produttiva e più civile.
Personalmente non ho mai vissuto da altre parti ma ultimamente vado spesso al nord e certe differenze saltano subito all’occhio.
Ragazzi io sono andato via nel 1995 oggi ho 38 anni.Premetto
quando sono partito mia madre mi disse non t preoccupare le cose cambieranno oggi siamo nel 2011,mi sono sposato ed ho 3 figli.
Seguo da lontano le vicende di palermo,e negli anni mi sono accorto che le cose sentendo voi sono peggiorate.
Qelli che vanno fuori non sono dei professori,bensi della gente che ha avuto il coraggio di andare fuori la propria citta’x realizzate delle cose normali lavoro famiglia.
Li ascolto quando vengo i miei compagni di scuola, che hanno ancora problemi di lavoro.Quindi concludo che se andaste in giro vi rendereste conto di tante cose ,senza che nessuno[professore] vi indirizzi.
PS MEDITATE SENZA FARE SEMPRE I SOLITI DISCORSI MANIFESTANO
IGNORANZA·
Un saluto x tuttti.
Ho capito da tempo che questo è un giornale soprattutto di provocazioni, però io, da emigrato, mi sono sempre sentito trattato come uno che ha abbandonato il campo di battaglia mentre loro, i palermitani duri e puri sono li a lottare, ed in questo ho avvertito in loro un’atteggiamento di superiorità rispetto a noi servi del mercato.
Mauro, e questo è l’altro lato della medaglia…
Scusate, ma nel post io non ho scritto che a Palermo si vive bene, che è pulita e che c’è lavoro. Non ho difeso per principio una città che oggi ha macerie morali e fisiche. Ho solo scritto che i palermitani che restano tutto questo lo sanno già e non hanno bisogno di sentirselo dire sempre dai palermitani di esportazione. Come hanno fatto alcuni anche in questo post. E, mi si permetta, dipalermo parlando apertamente dei problemi della Sicilia – al contrario di ciò che scrive Licia – non si ferma a guardare le pagliuzze di questa città. Stefano poi sostiene che a Palermo non dovrebbero vivere i palermitani. Lo sosteneva anche Ferdinando I: “I palermitani sono cannibali”. Lui lo diceva perchè queta città si era stancata di pagare le tasse e protestava. Il male di Palermo non sono i palermitani in senso lato, ma quella micidiale mistura che è la rassegnazione su cui fa leva la politica più becera. In anni passati e non lontani, questa città e i suoi abitanti, hanno dimostrato il loro valore. Anche e soprattutto con il lavoro dei tanti che sono andati via e si fanno rispettare. Ma qualunque popolo quando è governato dal nulla, lentamente muore. Lo sappiamo anche noi che siamo rimasti, non solo chi è andato via.
ha ragione licia, questo blog doveva servire a dare notizie utili, non a lavare i pannicelli dell’ambiente giornalistico. nessuno critica chi rimane però certo che noia sentirvi lamentare di un sistema che avete creato proprio voi e soprattutto che noia la boria di quelli che rimangono e che per questo si sentono eroi. A proposito, caro Pippo, non è vero che quando torniamo a “casa” parcheggiamo in doppia fila etcc…, piuttosto siamo spaesati perchè da quelle parti anche volendo, è proprio impossibile “applicare” le buone e civili abitudini. Insomma sbagliamo è vero, ma non abbiamo alternative. Del resto se siamo andati via è proprio perchè non avevamo alternative.
Il 90% dei commenti a questo post ne rafforza il senso. Sentir dire “Quelli che vanno fuori non sono dei professori, bensi della gente che ha avuto il coraggio di andare fuori la propria citta’ x realizzate delle cose normali lavoro famiglia.” quindi implicitamente chi resta lo fa per mancanza di attributi secondo questo “non-professore”. Oppure “che noia sentirvi lamentare di un sistema che avete creato proprio voi” o in alternativa il genio emigrante “Tutta invidia di quelli che restano nelle “sicilia bedda”, consapevoli che la qualità della vita degli expat è nettamente superiore.” Beh Filippo che dirti? Complimenti, gli hai toccato il nervo scoperto. Chi resta non è certamente un eroe, ma sicuramente non lo è chi va via. E, a scanso di equivoci, vivo in umbria. Ciao Filippo.
Mi chiamo Andrea Pisciotta, ho 48 anni e sono disoccupato. Ho letto l’articolo sul reader e qui ho saltato i posts a piè pari per scriverle, Sig. D’Arpa, che ho apprezzato moltissimo il suo articolo.
Anch’io sono passato dal ragionamento al vaffa, perchè non mi serve stà gente. Che si dimettessero, da siciliani. A questi vorrei dire che preferisco sputare sangue qui che sputare sentenze da lontano.
Chi è andato via, lo ha fatto perchè qui, non ha voluto credere ad una speranza. Ha creduto al cinismo. E vuole farlo credere anche a me? Assolutamente impossibile.
Grazie
Saluti
Sergio non rosicare. Chi va via non lo fa certo a cuor leggero. E anche chi rimane non lo fa altrettanto a cuor leggero.
carissimo andrea mi spiace molto x te’ che a 48 anni sei disoccupato e lo dico di vero cuore,pero’ aggiungo una cosa in quando sento queste cose impazzisco di rabbia,quanto prima viene la mia serenita’ (intendo quella della mia famiglia) e poi parliamo di palermo sporcizia e quant’altro.
Un grosso in bocca al lupo .