Giorni fa questo blog ha lanciato un tema che qualcuno ha liquidato come stantìo, vecchio e superato. Tuttavia, con autoerotica voluttà, ha continuato ad alimentarlo, contribuendo a farlo tracimare sulla carta stampata. Segno, evidentemente, che tanto di muffa la questione non sa.
Il punto era ed è semplice. Ci chiedevamo come mai una città come Palermo – intrisa di contraddizioni, tumefatta dalla storia, oltraggiata dalla politica e pericolosamente insidiata da violenza e bruttezza – non abbia ancora fatto vibrare, sonora e perforante, la corda civile di qualche artista contemporaneo. Qualcuno ci ha provato, lo sappiamo. Ma non con quegli esiti che noi, poveri e “sfaccendati lettori”, per dirla con Cervantes, ci auguravamo.
Facevamo qualche esempio. Come mai Napoli ha ispirato Gomorra a Saviano? Che non è un capolavoro, ma ha avuto il colossale merito di portare all’attenzione internazionale il destino tragico di una fetta d’Italia. E se là sì, perché qui no? Cercansi scrittori, fotografi, poeti, pittori, scultori, registi che sappiano spiattellare al mondo la condizione di Palermo; ponendola come anti-modello e facendoci a pugni magari. E strappandole di dosso quella patina autocommiserativa che deriva da una storiografia trasformata in alibi; e risparmiandoci, per favore, tutte le balle retoriche sull’insularità, sul caldo che ci rende diversi, sul sole abbacinante, sul mare voluttuoso, sulla violenza antica dalla quale ci affacciamo ancora come da un dirupo di paura, sull’antropologia spicciola che fatalmente sbocca nel folclore.
Servono artisti che abbiano la pazienza, il talento, la chiave, il filtro, l’umanità, la tenerezza, l’indignazione e l’odio giusti per raccontare questa manciata di mondo. Dire, come è stato detto, che per fare questo serve un mostro della letteratura è solo una autoassoluzione di chi ha pretese letterarie.
Tuttavia, nel fuoco di fila che non accenna a placarsi su carta stampata e blog, in qualche caso (limitato, fino a ora) si sono avvertiti toni con un retrogusto altezzoso e vagamente violento. Come di chi, sbrigativamente, ha la necessità di salire sul podio e bacchettare i poveri mortali che nemmeno sanno che cosa significa letteratura. Qualcuno ha detto che no, Palermo è raccontata polifonicamente, udite udite!, dai molti interventi su siti internet e blog. Ci sembra che il fiato corto di un articolo non serva alla bisogna. Ma spingersi a teorizzare che l’esigenza di organicità di una narrazione alta possa essere sostituita da qualche post, francamente ci sembra ragionamento che non regge al buon senso. Come ci appare banale l’affermazione che il “romanzo definitivo” su Palermo non può essere scritto perché siamo di fronte a una città viva e mutevole e perciò stesso impossibile da ingabbiare. Appunto, di definitivo c’è solo la morte. Ci accontenteremmo di una “perfezione provvisoria”, limitata. Di uno sguardo penetrante per capire meglio il posto in cui viviamo. Gli scrittori servono a questo, in fondo: a raccontare storie per darci le coordinate della nostra condizione, della condizione umana. Ci serve qualcuno che ci apra gli occhi, insomma. Non qualcuno che ci fa l’elenco delle cose che ha scritto, invitandoci a cercarle (e lo faremo) in qualche bancarella di libri fuori commercio. E’ come mettere le mani avanti. Ma non è necessario. Crediamo che uno scrittore non debba per forza scrivere un romanzo civile. Se non lo sa fare, pazienza. E non se ne dolga. Ma non si tolga il gusto, a noi “sfaccendati lettori”, di continuare a sperare che prima o poi qualcuno questa narrazione la sappia mettere insieme.
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Ho letto diverse cose i questi giorni sull’argomento, alcune tesi sono condivisibili, altre un po’ forzate, altre ancora deliranti. Ciò che è evidente però, è che i protagonisti di questa querelle sono tutti impegnati in una strenua difesa del proprio “contributo artistico” alla città. Pensano forse di non aver altro da raccontare su Palermo, che sia stato detto e fatto tutto il possibile, e che quel possibile sia anche il meglio che questa città possa desiderare.
Più che artisti, mi sembrano dei mercanti sazi che hanno perso il gusto della ricerca.
“autoerotica voluttà” mi piace!!
Certe volte mi viene il dubbio che questa nostra città è una città fantasma. Una città che esiste solo nella mente di qualcuno. Una invenzione metropolitana.
“…Non qualcuno che ci fa l’elenco delle cose che ha scritto, invitandoci a cercarle (e lo faremo) in qualche bancarella di libri fuori commercio”. E secondo me non le troverai, caro Gianca. Queste persone per “esistere” non devono piu’ essere negli scaffali delle librerie. Devono potersi (auto) vendere.
Il tema è interessante, anche se tirano di più il Palermo calcio o le disquisizioni sulla meusa schitta o maritata. In linea di massima sono d’accordo con Macaluso. A questa città può essere utile un romanzo diverso, nuovo eppure antico, che assurga a simbolo. Perché no? Perché scagliarsi a priori contro un’idea che crea ricchezza culturale? Per povertà interiore o magari per partito preso. Continuo a leggervi.
Ps
Perché Repubblica non vi ha mai citati in questa campagna?
Gentile Macaluso, la sua riflessione è una delle più intelligenti lette qua e là on line. La verità è che la città ha gli amministratori che si merita, i cittadini che si merita, gli srittori che si merita e i giornalisti che si merita. Un esempio che la riguarda. I suoi articoli e, di qualche altro suo collega – ma siete davvero in pochi – rappesentano una delle poche cose per cui valga la pena di comprare il Giornale di Sicilia. Solo che, non me ne voglia, un euro e dieci sono davvero troppi. Nonostante la sua bravura (non la sto prendendo per i fondelli). Se esistessero editori migliori forse potremmo avere cronisti migliori. E chissà magari scrittori migliori. O no?
Carlo, capita molto spesso che qualcuno ci copi o prenda spunto dai nostri post. Non ci interessa la citazione. Il nostro obiettivo è stimolare dibattiti, accendere il pensiero.
@franco v: Ma perchè? Mi dici perchè dovrei meritarmi lo sfattume globale di questa citta? Non solo non me lo merito, ma credo che il nocciolo della questione stia tutta in questa rassegnazione mista a vittimismo, aggiungici un’abbondante dose di lagnusia (mentale e non) e… Altro che romanzo di Palermo.
Cara Claudia, non le sto dicendo che lei, personalmente, meriti lo “sfattume globale”. Deve però ammetttere che le persone non rassegnate sono una minoranza. Andrebbero tutelate, come avviene per le minoranze linguistiche. Si rende conto che lo sfacelo, l’indifferenza, la non curanza, l’assuefazione al brutto, la mancanza di indignazione etc etc sono dilaganti? io ritengo di sì. Io dico che la stragrande maggioranza dei cittadini è non rassegnata ma connivente e complice della distruzione. E la stampa non è da meno. Da qui l’esempio del Giornale di Sicilia. Pagine e pagine di munnizza, luci spente, discariche abusive. E mai che dalle colonne del quotidiano, il nostro vecchio e amato quotidiano, si alzi una richiesta di dimissioni.
gli artisti contemporanei che ci hanno rappresentato ci sono.
si chiamano Ciprì e Maresco. e ci hanno rappresentato perfettamente…
@franco v: Lei ha ragione, ma come uscirne? Se si dice no allo “sfacelo, l’indifferenza, la non curanza, l’assuefazione al brutto”, si rischia di essere retorici, se non si fa nulla, si è conniventi con lo sfattume.
Se poi qualcuno auspica uno scuotimento letterario, gli scrittori si impermalosiscono, e noi, “sfaccendati (e)lettori” abbiamo perso anche quest’occasione.
Quanto al Giornale di Sicilia:
http://www.aforismario.it/martha-medeiros.htm
secondo me oggi a Palermo non v’è una personalità artistica in grado di riuscire a condensare in un solo romanzo Palermo ed i suoi problemi. si rischia di cadere in una didascalica retorica. c’è anche da dire che la letteratura ha perso per gran parte il suo valore istruttivo. oggi se vuoi arrivare alla gente devi uscire altri mezzi come internet e le nuove tecnologie in genere. poi ancora, scusate se mi permetto ma credo che Palermo oggi stia comunque da un certo punto di vista rinascendo. il passante ferroviario, il tram, i centri commerciali, le grandi catene di ristorazione che aprono, i cinema mutisala, il recupero ed il restauro di gran parte del centro storico, il rifacimento della Cala e i cantieri che continuano ad aprire in città… non voglio dipingere un affresco idilliaco i problemi rimangono e sono enormi ma credo che rispetto a trent’anni fa.
siamo molto più avanti. scusate il doppio post
Sul “passante ferroviario”: le perizie dicono che non ci abbiamo ancora messo meno e i costi sono già lievitati a dismisura. E noi paghiamo. Miracolo
Sul “tram”: le infiltrazioni mafiose sono già state verificate (c’è stato pure l’ arresto del fornitore di cemento)e stando all’inchiesta di un mensile i vertici dell’azienda sarebbero in contatto con personaggi del malaffare e i politici ci bagnavano il pane per ottenere assunzioni. Fetore.
Sui “centri commerciali, le grandi catene di ristorazione che aprono, i cinema mutisala”: minchia (pardon per la volgarità) senza questi saremmo davvero nel terzo mondo. Felicità effimera.
Sul “recupero e il restauro di gran parte del centro storico”: è diventato un casino con parcheggiatori abusivi che ti assaltano, locali senza regole, le strade che si allagano. Roba da palazzinari.
Sul “rifacimento della Cala”: su questo ha ragione. Bello.
Sui “cantieri che continuano ad aprire in città”: esclusi quelli per tram e metrò di cui sopra non mi sono accorto di altri lavori in corso. Ah già dimenticavo: quello per eliminare il tappo di via Perpignano( manco c’è più la tabella), quello per il Ponte Corleone (bloccato da mesi)etc etc devo continuare? Demagogico.
Risultato? Trentanni fa era paradiso. A mio modesto parere, naturally.
C’è un libro che affonda mani e piedi in questa città, anche se da una prospettiva diversa. La scuola s’è rotta, edito da Einaudi, scritto da un’insegnante palermitana che insegna a ridosso di Brancaccio. Vi ho trovato descritti perfettamente mali, pregi, dinamiche, passioni civili, problemi…Sembra che la protagonista sia la scuola, e invece è palermo… una sequela di lettere in cui si racconta cosa voglia dire oggi crescere, vivere e “morire” in questa città.
meglio onanismo di autorotica voluttà:è piu’ appropriato a cui aggiungere punte variegate di narcisismo.Per il resto, inizi Lei.
Caro Giancarlo, io credo che sia un problema di forma. Il romanzo di Palermo non si scrive troppo nei libri. Ma i libri non sono l’unico contenitore di narrazioni. Il romanzo di Palermo si scrive in certe storie che trovano posto su certi giornali. Basta rileggerlo. E’ tutto lì, puntata per puntata. Per esempio, penso che Roberto Alajmo abbia scritto, nei libri, almeno due romanzi bellissimi su Palermo: Palermo è una cipolla e il repertorio dei pazzi
Con affetto e stima. Roberto
Ritengo di non essere d’accordo con l’articolo. Non credo ci sia in italia città come palermo che più di tutti, per penne locali e “forestiere”, sia stata “sputtanata” al mondo intero, denunciandone tutti gli aspetti più orripilanti.
Poi mi si dice napoli…saviano ha denunciato…beh, ed era ora. Proprio napoli che per decenni si è quasi nascosta la testa sotto la sabbia nascondendo i propri mali dietro “pizza, o sole mio, e attori vari”…era ora!
Se oggi di palermo non si denuncia più sui libri, è forse perchè siamo stanchi, saturi, di scrivere e leggere quanto di questa nostra bella e amara città già si sa da decenni…
Anzi, io per provocazione, scriverei un libro solo sugli aspetti positivi, e se non ce ne sono li troverei, e cerca cerca, si trovano…
Forse se prendessimo coscienza maggiormente che abbiamo delle potenzialità pazzesche e ci amassimo di più, come palermitani, un eventuale processo di redenzione ne trarrebbe giovamento.
Con questo non voglio dire ovviamente che siano rose e fiori (anzi, è il contrario), ma voglio dire che scrivere ancora sui mali di questa città mi comincia a sapere oggi solo di masturbazione e niente più. Si sa tutto e di più su questa città, fortunatamente e purtroppo.
Pensiamo invece a migliorarla non scrivendo (bastaa!), ma agendo!
Cordiali saluti.
@roberto
sono perfettamente d’accordo con te
napoli sempre in positivo in tv, i napoletani cm sn simpatici, cm è bella napoli…..
e basta!!!!
Alesx, mi fa piacere che qualcuno, oltre me, noti questo. Almeno non siamo tutti rimbecilliti dalle tv e i media in generale…