A tu per tu

La solidarietà inattesa
verso il detenuto Cuffaro

Riccardo Lo Verso
La mia intervista a Rebibbia, l'uomo che si mette a nudo fra imbarazzo e dignità. Fino al congedo commosso. Che fa riflettere
La solidarietà inattesa verso il detenuto Cuffaro

Premessa di ogni ragionamento: Totò Cuffaro è stato condannato per un reato grave. Ancor di più se commesso mentre si ricopre un prestigioso incarico istituzionale. Il capitolo giudiziario è chiuso. Le sentenze vanno rispettate.
Ai nostri figli dovremmo spiegare non solo che la mafia fa schifo ma che fanno schifo pure i politici che con essa hanno camminato a braccetto. Ai nostri figli vorremmo poter dire che tutti, ma proprio tutti, quelli che sbagliano prima o poi pagano il conto. E che la Sicilia e Palermo probabilmente non saranno mai bellissime per causa loro.
Ho conosciuto Totò Cuffaro da assessore prima e da presidente della Regione poi. Politico navigato e potente. Emblema di un sistema cristallizzato, non a caso, nel termine cuffarismo. Ritrovarmelo davanti nel carcere di Rebibbia, spogliato dei gradi di generale e con addosso i panni del detenuto, ha suscitato in me mille riflessioni. E’ dell’uomo Cuffaro che vorrei parlare. In molti si chiederanno quale possa essere l’interesse di una simile trattazione. Chi ha esultato per la sua condanna riterrà l’argomento superfluo, chi ne ha sofferto potrebbe vederlo come un inutile accanimento. Io credo che di interesse ce ne sia parecchio. A ciascuno di voi la valutazione.
Nella stanza assegnataci per l’intervista, pubblicata sul mensile S, per prima cosa ho notato l’imbarazzo di un uomo che sapeva di presentare al cronista un’immagine anni luce lontana da quella a cui ero abituato. Le mani in tasca, lo sguardo rivolto spesso verso il basso, un viso dimagrito. Trenta chili in meno, frutto di un’ora abbondante di jogging quotidiano. A microfoni spenti ci davamo del tu prima, come accadeva per la stragrande maggioranza dei giornalisti, e del tu ci siamo dati a Rebibbia. Forse questo è servito per stabilire un contatto ancora più umano, ammesso che l’umanità si possa misurare. Durante l’intervista Cuffaro ha difeso il suo diritto alla dignità.
Lo ha fatto in ogni istante in cui ha ripercorso le tappe della sua vita carceraria. Ne ha raccontato gli affanni e le difficoltà considerandole come tappe di un un personale travaglio che travalica l’uomo per ancorarsi alla religiosità. Posizione da rispettare, ma è l’umanità scarna, ridotta all’osso, che mi interessa. L’uomo Cuffaro è tornato ad accendersi di passione quando la conversazione si è spostata sui temi a lui cari della politica. Era di nuovo l’uomo pubblico. Lucido, tagliente, critico con gli altri. Anche con se stesso, però, quando ha ammesso alcuni errori fatti.
E’ stato il momento del saluto a riconsegnarmi l’immagine del Cuffaro detenuto. Ne ho trovato la testimonianza nel risotto che i compagni di cella stavano preparando e nella sua commossa stretta di mano con cui si è congedato da me. Sono pronto ad accogliere il coro di critiche di chi rinfaccerà il mio atteggiamento verso un uomo condannato per avere favorito la mafia.

Già, un uomo. E’ quello che avevo davanti. Forse è quello che ho voluto vedere. Che beffa per un cronista a cui viene chiesto per mestiere, ed è giusto che sia così, di raccontare un fatto. Di congelare nello spazio di trenta, sessanta o mille righe, il proprio diritto di critica. Chi sceglierà di leggere l’intervista si accorgerà, senza particolare sforzo, che ho rispettato i doveri della professione. Proprio come ho fatto in questi anni raccontando, senza sconti, la storia processuale dell’ex governatore siciliano.
Qui, in queste righe, è un’altra faccenda. Che vorrei chiudere con un messaggio. Nessuna morale, per carità. Solo una riflessione a tastiera accesa.
Dovremmo tutti far vista ai detenuti che conosciamo, anche e soprattutto se li abbiamo criticati. Solo mantenendo vivo il rapporto con il mondo da cui sono stati, momentaneamente o per sempre, espulsi potranno fare tesoro degli errori commessi. Solo la presenza che ingigantisce l’assenza di ciò a cui sono stati, giustamente, chiamati a rinunciare può convincere un detenuto ad evitare errori futuri. Almeno questa è l’idea che mi sono fatto.

(05 gennaio 2012)






Massaro

29 commenti

  1. Maruzza scrive:

    E’ difficile trattare un argomento così spinoso con così tanto equilibrio. Complimenti a Lo Verso.

  2. dove andiamo? scrive:

    cuffaro è un delinquente che ha rovinato la sicilia e tantissimi siciliani
    molti innocenti pagheranno il conto del suo essere delinquente per anni e anni
    lo verso è un ottimo giornalista e questo lo si sapeva già prima di questo articolo

  3. lufio scrive:

    A me non ha fatto tenerezza.
    Chi sbaglia paga e da più in alto si cade, più ci si fa male.
    Chiaramente a tutti quelli che lo idolatravano, andavano a bussare al suo uscio per un posto di lavoro, per una raccomandazione per passare un turno in una clinica, ecc. ecc. ecc. no.

  4. Carlo scrive:

    Bravo Riccardo! La sensibilità e l’atteggiamento aperto sono un segno di grande intelligenza. E l’umanità non va mai persa…

  5. only pink scrive:

    L’amarezza sta nella sconfitta del personaggio in quanto uomo e nella nostra triste consapevolezza che, cambiando gli attori purtroppo il copione del film resta sempre lo stesso……
    Saluti

  6. giusicilia scrive:

    perché meravigliarsi di provare umana compassione?
    perché un giornalista bravo e professionale come Lo Verso, che non ha mai fatto sconti a nessuno,meno che mai a Cuffaro, sente la necessita di farcire una sua riflessione di excusatio non petita? forse che la sensibilità, la comprensione di un dolore abbisognano di essere giustificati se riferiti al detenuto Cuffaro?
    perchè fa cool e culturalmente scic partecipare alla campagna radicale “nessuno tocchi caino”, ma Cuffaro no, esprimere solidarietà a lui significa essere mafiosi, clientelari e responsabili di ogni colpa, per cui la meraviglia, la giustificazione….

  7. Giovanni Villino scrive:

    Ho riletto due volte questo post.
    Bravo Ric.
    Percorrere la corda tesa della cronaca dovendo fare i conti con la vertigine dell’umanità è cosa assai impegnativa e nobile.
    Resterrano sempre “due” le cose che ho imparato!

  8. emanuele cammarata scrive:

    Riccardo sei veramante una grande professionista (oggi ce ne sono pochissimi), condivido pienamente il commento di Maruzza.

  9. Aldo Gargano scrive:

    Non ho mai personalmente conosciuto Totò Cuffaro ne tanto meno mai baciato.
    Però seguendolo da lontano ho sempre ammirato in lui la lucida intelligenza e la voglia di fare per la Sicilia. Adesso non giudico quello che, presumibilmente, abbia fatto perchè non ne ho gli strumenti, ma posso solo affermare che un uomo non può fingere di avere tanta dignità di comportamento, ma è realmente uomo di altissima dignità.
    Quindi per me è da apprezzare oltre tutte le sentenze giudiziarie!

  10. ama scrive:

    Se fosse stato per me, lo avrei messo ai lavori forzati, lui come tutti i delinquenti che hanno distrutto e stanno distruggendo la nostra terra.
    Non esiste commozione per loro, non esiste scusante, perchè chi delinque non ha rispetto di nulla.
    La delinquenza non rispetta l’uomo, non rispetta i diritti, è al di fuori della società civile, quindi chi delinque, non solo lede il bene pubblico, ma lede anche i diritti umani, secondo il mio modestissimo ed estremo parere, chi si macchia di delitti, deve e dico deve, essere punito in maniera esemplare.
    Al *** Cuffaro auguro di seccare dietro le sbarre e a chi è come lui, auguro di raggiungerlo e di creparci li dentro, così come hanno favorito la morte della nostra terra. Siano maledetti loro e quelli come loro.
    Aggiungo che il carcere a mio parere, è anche una pena fin troppo dolce, io li avrei grazziati con il patibolo.

  11. Fabryz_75 scrive:

    Rimango basito nel leggere il commento di Aldo…. Riesco ad .esprimere esclusivamente disprezzo e nessuna pieta’ per chi distrugge la nostra terra ed il nostro futuro con la mafia…. La galera a vita e’ gia’ troppo poco…. in egual modo disprezzo chi giustifica o ” non ha gli strumenti” per prendere le distanze da gente simile…. e’ veramente offensivo verso tutti quelli che hanno perso un caro, un amico o semplicemente un conoscente che con coraggio ha detto no alla mafia, Voler essere compassionevoli verso gente così …..rimango ancora una volta profondamente deluso da questa terra…

  12. Angelo Morello scrive:

    Totò Cuffaro era un mio compagno di scuola. Me lo disse una volta lui incrociandomi sulle scale del Giornale di Sicilia. “Ti ricordi quando al Don Bosco….”. Feci finta di ricordarmi, ma in realtà non era così. Forse in quel momento mi conveniva annuire visto che Totò era la stella emergente della politica siciliana e un contatto diretto poteva essere sempre utile. La sua vivacità intellettuale era forte, anzi fortissima, e se è poi nato il “Cuffarismo” vuol dire che lui aveva più talento di altri suoi concorrenti. A prescindere da quelli che erano i suoi amici, amici-nemici, amici-mafiosi, amici in odor di mafia. La materia non mi coinvolgeva, anzi. Faceva parte del mio lavoro, ma non mi appassionava. Non sono mai stato tentato di approfondire perchè come dice Wladi Pantaleone sono un uomo libero non so se anche un buon professionista. Questo spetta agli altri giudicare. Condivido però in gran parte le considerazioni di Vincenzo Marannano, anche se trovo un po’ fumettoso il riferimento al detenuto qualunque che specula sulla gestione della sua salute, perchè Totò oltre a fare gli affari degli altri, non so se anche di Cosa Nostra, certamente ha fatto gli affari propri. E qualche riferimento Marannano lo fa. Vincenzo dovrebbe pero’ apprezzare anche l’umano sentimento di comprensione che coglie Riccardo Lo Verso davanti all’immagine del potente decaduto e umiliato, che riconosce di aver sbagliato e spera in una riabilitazione. Un Lo Verso che non si lascia sopraffare dal cinismo del cronista di nera e che tocca con mano come dietro un politico potente ci sia anche un uomo con tutte le sue debolezze e le sue angosce. A Totò dico, lui che è grande devoto della Madonna, di aggiungere al pentimento, appena giungerà il tempo del ritorno in società, un’azione concreta di solidarietà verso i più deboli rinunciando a quello che del suo è stato ottenuto prendendo scorciatoie ed utilizzando il suo potere.

  13. ama scrive:

    ops, grazia con una z…scusate…
    :)

  14. Marcello scrive:

    L’autore dell’articolo scrive, tra le altre cose: “Sono pronto ad accogliere il coro di critiche di chi rinfaccerà il mio atteggiamento verso un uomo condannato per avere favorito la mafia”. ESATTAMENTE, NESSUNA SOLIDARIETA’ A CHI HA FAVORITO LA MAFIA! Si pensa al lato umano? Io oggi penso a Piersanti Mattarella, a come sia possibile che il meccanico che ha riempito di tritolo la macchina che ha ucciso Paolo Borsellino e la sua scorta sia un lsu del Comune di Palermo, a Pippo Fava (5 gennaio), a Filadelfio Aparo ed al piccolo Giuseppe di Matteo (11 gennaio), a Giuseppe Insalaco (12 gennaio), a Natale Mondo (14 gennaio), a Mario Francese (26 gennaio) ed a tutte le vittime di mafia, non a Totò Cuffaro che sta avendo un trattamento fin troppo privilegiato, quando a mio avviso si sarebbe meritato almeno dieci anni di galera!

    Ps: Le carceri sono piene di tossicodipendenti, di extracomunitari, di poveri che hanno commesso piccoli furti, di gente malata che non dovrebbe essere rinchiusa in celle strette ed anguste. Che parlassero di loro i giornalisti invece di “commuoversi” per il lato umano di Totò Cuffaro!

  15. fma scrive:

    Marcello, commento qualunquista e populista!

  16. Marcello scrive:

    Fma, vuol dire che ci sono tanti populisti e qualunquisti in questa città, perchè sono in tanti a pensarla così, fortunatamente aggiungo. Cuffaro andrebbe dimenticato, non celebrato. Sono altre le cose su cui varrebbe la pena di scrivere e dirlo non è da populisti, dirlo significherebbe fare cronaca e far germogliare solidarietà verso chi la merita realmente. A volte, dire come stanno le cose non è indice di qualunquismo, ma questione di coscienza!
    Ps: Non so se ti sia mai capitato di assistere, praticamente in diretta, ad un omicidio mafioso. Se la risposta fosse positiva, probabilmente potresti capirmi meglio. Ad ogni modo, ho profondo rispetto per le idee altrui, ma ripeto, io mi “commuoverei” per altre cose, mi “commuovo” per altre cose, non per il detenuto Cuffaro!

  17. Riccardo Lo Verso scrive:

    Avevo detto che avrei accettato di buon grado i commenti critici. E non cambio idea, neppure di fronte a quelli scaturiti dalla mia incapacità di esprimere i concetti che avevo in mente.  Risparmiatemi, pero’, la distinzione fra buoni e cattivi. So orientarmi da solo. E non difetto di memoria. Grazie. Concludo facendo mio il commento di Aldo che scrive ”qualcuno ha detto o scritto che Cuffaro non doveva pagare?”. Il mio ragionamento voleva essere diverso. Ritenterò. 

  18. anna scrive:

    non dimenticherò l’intervento di cuffaro al teatro biondo , tramite la trasm. di Costanzo e vi era il Grande Uomo Giovanni Falcone. Mi sono vergognata di essere (stata) palermitana

  19. daila scrive:

    Esattamente 32 anni fa il 6 gennaio 1980 è stato ucciso Piersanti Matterella, presidente della regione siciliana dalla mafia.Questi sono gli uomini per cui provare commozione.

  20. angelo morello scrive:

    Riccardo, il tuo discorso è chiarissimo. La verità è che oggi esiste il bianco e il nero, non ci sono più le sfumature. Se non si è schierati, non si è. Quando manca l’umana comprensione vuol dire che non c’è speranza.
    Cuffaro è stato condannato, sta pagando. Ricordiamoci che il confronto con la propria coscienza è la prova più dura che un uomo possa sostenere. Questo sì che puo’ fare perdere 30 chili e tanto altro

  21. giuseppe rossi scrive:

    Ho già avuto modo di complimentarmi per l’intervista su S.
    Avevo intuito quanto Riccardo Lo Verso spiega qui.
    Ribadisco il complimento, adesso ancora più convinto.

  22. giov91 scrive:

    VERGOGNA VERGOGNA e ancora VERGOGNA ma ricordate il significato?

  23. hugo s. scrive:

    @giov91, con chi ce l’hai?

  24. Laydo scrive:

    Sono disgustato quando vedo che tanti continuano a prosternarsi di fronte a Totò, un DELINQUENTE, un MAFIOSO e uno che ha osato insultare pubblicamente Giovanni Falcone. I siciliani si meritano la mafia e la classe dirigente mafiosa. Ho sentito tanti siciliani andare alle manifestazioni dell’antimafia e poi andare a chiedere i favori allo zio Totò. “Totò Cuffaro unn’è mafiusu, bravu cristianu è! Attrovò travagghiu a tanti cristiani!”

    http://www.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y

  25. adelina blabla scrive:

    mi sembra che il signor lo verso sia rimasto vittima del trasporto emotivo con cui toto’ cuffaro e’ capace di arricchire la sua comunicazione, lo stesso trasporto emotivo con cui nel video suggerito da Laido ha insultato i giornalisti, i parenti di tutte le onorate vittime della mafia e soprattutto il GIUDICE FALCONE (vittima della mafia e della cultura mafiosa), per difendere la SUA classe politica. In certi casi e’ comprensibile provare compassione per l’uomo che ha perso terreno ma occorre stare attenti a quello che si comunica, e con tutto l’impegno che puo averci messo, per me il signor lo verso ha sbagliato a sottolineare la scarna umanita’ e a rendere pubblica la sua “solidarieta’ inattesa” verso un uomo del genere. Io sono palermitana, ho 47 anni e ritengo che tutti gli onesti che qui vivono, lavorano e allevano le nuove generazioni abbiamo il dovere di riconoscere evitare e demolire la cultura mafiosa, senza farsi indebolire dalla compassione. Non dimentichiamo che Cuffaro non e’un innocente.

  26. VS scrive:

    Ho molti motivi personali per essere contento della sorte toccata a Cuffaro (cosa che auguro presto ad altri), ma a me non è scattata la scintilla del “piacere” nel vedere una persona in carcere. Ne devo valutare il comportamento civico composto e rispettoso delle istituzioni, compresa la magistratura che lo ha mandato in galera.

    Però non posso non osservare – da nemico della mafia, dei mafiosi, dei fiancheggiatori e perfino dei ruffiani della mafia – che in Italia esiste un doppio binario, un sistema di pesi e di misure differente.

    Cuffaro condannato a 7 anni (pochi: l’alto tradimento andrebbe contestato ai politici in combutta con la mafia e l’applicazione delle leggi di guerra…) per concorso esterno + radiazione dall’ordine dei medici.

    Sofri condannato a 22 anni per l’omicidio Calabresi: ha continuato a fare il giornalista e non mi risulta sia stato radiato dall’Ordine dei giornalisti.

    Perché?

  27. Stefano Tutone scrive:

    Cuffaro non sta pagando per quello che ha fatto! perchè se così fosse nessuno dovrebbe chiedersi l’ubicazione della chiave della sua cella! VERGOGNA e SDEGNO! Questa gente rovina la mia terra, e la compassione è un sentimento che non riguarda i MAFIOSI. Andate a fare i cattolici con chi se lo merita, la mafia è una montagna di merda, senza se e senza ma, non tolleriamo più giustificazioni in questa splendida terra! ho troppi amici che hanno abbandonato la Sicilia perchè questi PORCI l’hanno svuotata di ogni bene primario.. a partire dalla dignità..

  28. fma scrive:

    Cuffaro non sta pagando per quello che ha fatto? Stefano, mi sa che ti sei perso qualcosa….

  29. Stefano Tutone scrive:

    signor o signora fma, ho detto che si dovrebbe buttare la chiave e che il suono sordo della stessa in fondo al mare, risuoni a monito per tutta la feccia che continua, in superficie, ad inzozzare la Sicilia!

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