Invettive

Lo snobismo sacrosanto
verso le sale Bingo

Bruno Cortona
Lo snobismo sacrosanto verso le sale Bingo

Coltivo fieramente da anni una battaglia personale, e terribilmente snobistica, contro le sale bingo e i frequentatori, abituali e non. Normalmente si tratta di una battaglia sopita, non è insomma che passi il mio tempo a pensarci. Ma qualche giorno fa ci ho rimuginato sopra. Erano le tre di un sabato di sole, la città era deserta e aspettavo una persona davanti alla sala bingo di via Emerico Amari. Per venti minuti ho notato frotte di ragazzi e ragazze, e di uomini e donne, posteggiare macchine e moto ed entrare nei locali dell’ex cinema Nazionale a passo veloce, come se non volessero perdere nemmeno un altro minuto dell’ebbrezza che in loro suscita il sorteggio dei numeretti. Bastava dare una rapida occhiata per radiografare lo status culturale di ogni singola persona che si apprestava a trascorrere il pomeriggio in quella sala. La città senza traffico ispirava lunghe passeggiate nel centro storico, o magari alla Cala, il sole tiepido metteva voglia di una gita fuoriporta o di un salto a Mondello a leggere un libro o il giornale, o semplicemente a chiacchierare. In situazioni estreme si poteva andare al cinema, al limite era anche possibile valutare l’idea di un pomeriggio da passare in casa a dormire, vedere un film, cucinare, invitare amici e stare tutti insieme. E invece erano tutti lì, dentro quel posto da sottocultura. E io sono stato fiero, fieramente fiero, del mio snobismo senza ritorno.

(31 gennaio 2012)






Massaro

8 commenti

  1. OldRosanero scrive:

    Quoto :-)

  2. SOLARIS scrive:

    Nemmeno io comprendo come si possa trascorrere del tempo al bingo, ma la gente è diversa, per fortuna. Altrimenti faremmo tutti le stesse cose, avremmo tutti le stesse preferenze ecc.. e sarebbe una noia mortale.

  3. Quozca scrive:

    Bah, io ci sarò andato si e no due o tre volte. L’ultima volta qualche Sabato fa, trascinato da alcuni amici, ho giocato un paio di partite da 1 euro. Poi siccome sono tirchio e odio spendere soldi per il superfluo, me ne sono andato. Ma la sala era pienissima e fuori c’era addirittura gente che aspettava. C’era gente di ogni estrazione sociale, dal 18 enne magrissimo con l’iPhone, i capelli ingellati con la cresta e vestito firmato da cima a fondo, alla signora 60 enne poverissima, vestita con robe che avrà comprato negli anni 70 e che per pagare un euro di cartellina svuotava sul tavolo il borsellino, sparpagliando dozzine di monetine da 1,2 e 5 centesimi e suscitando l’odio della povera impiegata che doveva raccoglierle e contarle alla velocità della luce. Si vedeva chiaramente che tra tanti giocatori occasionali come me, c’erano molti abitudinari, persone che ci vanno ogni giorno, nella speranza del colpo di fortuna. Che poi non è che si vinca granché, la cinquina era mediamente poco più di 30 euro, il bingo era sui 300. Mi ricordo che qualche anno fa il bingo superava anche i 1000 euro.

  4. gianfranco scrive:

    Ognuno passa il proprio tempo libero come meglio crede. Magari qualcuno si diverte di più in una sala stracolma di gente tesa e nervosa che che al mare o a teatro.
    Ma se c’è un problemino (non risolvibile e da non risolvere) non è la passione in sé, incomprensibile a chi non la prova, ma il fatto agghiacciante che ognuna delle mille persone dentro la sala non è in compagnia di mille persone, ma è solo col proprio demone. Potrebbe essere il solo presente, o con altri cento, mille o diecimila; non ha nessuna importanza e non credo che glie ne freghi nulla. Mille disperati in cerca di un’emozione, e disposti a tutto per provarla.
    Ecco: questo è quello che penso passando davanti ad una sala bingo. Una brutta sensazione che si può provare anche dietro un altro disperato che ti sta davanti dal tabbaccaio o in edicola, grattando furiosamente un “gratta e vinci”. Se lo fa dare avido e lo gratta hic et nunc; è solo col proprio biglietto per il paradiso.

  5. roberto scrive:

    Esatto, secondo me è snobismo.
    Ognuno, come ha detto qualcuno già, è libero di sprecare il proprio tempo come vuole.
    L’ambiente del bingo di solito è abbastanza tascio. Questa è la gente che lo frequenta in maggioranza.
    Ma del resto anche quando sono andato nei casinò europei, ho sentito una miseria di umanità simile…gente che ci passa intere giornate al casinò, consumando pacchetti di sigarette a raffica.
    Questo è il giocatore patologico. Piuttosto che fare gli snob invece, mi sforzerei di capire quale “sporco gioco” ci stia dietro tutto ciò: lo stato da un lato fa il moralista e non ci pensa mezza volta a sbattere il mostro in prima pagina, e dall’altro lato seduce i poveracci con queste macchine, questi giochi, istigandoli a giocarsi pure le mutande (vedi anche il fenomeno dei gratta e vinci, ecc…ecc…)

  6. Quozca scrive:

    @Roberto
    E’ un po’ come le cartomanti e i santoni, non te lo prescrive il medico di andarci, ma se la gente ci va allora perché non farci un business? Lo stato non ti obbliga a giocarti lo stipendio coi gratta e vinci e le sale bingo, ma se c’è gente che lo fa non è colpa dello stato. Io per un periodo giocavo ogni tanto al Win For Life, giochino economico, simpatico e abbastanza equilibrato. Mi sono imposto massimo 1 euro e massimo un paio di volte a settimana, alla fine della pausa pranzo. Accanto a me impiegati e pensionati che giocavano 10 e 20 euro a botta di gratta e vinci. Perdevano e ne compravano subito altri. Se vuoi giocare, deve essere UN GIOCO, se non ti sai limitare è solo colpa tua e non degli “sporchi giochi” dello Stato…

  7. giada scrive:

    Leggo i vostri articoli e come spesso mi accade li trovo veramente da snob. Lei ha il merito di dichiararlo apertamente e questo va a suo merito. Per questo comunque non c’è un commento da fare perchè lei stesso ha definito il suo articolo, appunto un articolo scritto da uno snob.

  8. roberto scrive:

    X CUOZCA: esatto! Lei senza rendersene conto ha fatto un esempio, quello dei santoni, che da ragione al mio discorso.
    Infatti maghi e santoni non sono riconosciuti dallo stato, che dunque almeno in teoria li combatte. Lo stato non incoraggia il cittadino ad andare dai santoni e maghi. E in 1000 trasmissioni televisive vengono pure attaccati e ridicolizzati.
    Invece, i vari giochi, i gratta e vinci per esempio, non solo sono regolari, dello stato, ma vengono pure incoraggiati dallo stato. E lo stato sa benissimo che come stanno dei malati dietro maghi e santoni, ci stanno anche dietro i gratta e vinci. Sono 2 malattie diverse ma eguali per pericolosità. Ma lo stato ipocrita non combatte i giochi perchè sono suoi, mentre combatte i maghi perchè non li riconosce ed evadono.

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