Beffe

Il caso del pentito
morto due volte

Riccardo Arena
Storia di Rosario Spatola, rimasto in vita tre anni e mezzo dopo essere deceduto. Fino a quando non l'hanno detto in tv
Il caso del pentito morto due volte

Il modo più adeguato per parlare della storia surreale del pentito dato per vivo, messo in lista testi, convocato in aula, chiamato a deporre e in realtà da quasi quattro anni nel regno dei più, è forse parlarne “alla scordata”, cioè un bel po’ di tempo dopo che si è saputo del suo decesso. Tanto, vista la considerazione che il povero Spatola ha avuto da vivo e soprattutto da morto, parlarne prima o dopo fa poca differenza.

Sulla sua fine, datata agosto 2008, si potrebbe ironizzare senza pietà per i vivi, più che per il morto. E meno male che a nessuno è venuto in mente di disporne l’accompagnamento coattivo in aula, che si riserva ai testi recalcitranti a presentarsi davanti ai giudici.

In questa storia senza tempo, Rosario Spatola è l’uomo morto una volta per la natura e l’altra per l’ufficialità. È stato cioè pienamente un uomo contemporaneo: vivo fino a nuovo ordine televisivo. Non c’è bisogno di scomodare il generale de La Palisse, quello che – come è ampiamente noto – un quarto d’ora prima di morire era vivo. Per Rosario Spatola questo assunto andrebbe ribaltato in chiave mediatica: lui era ufficialmente vivo tre anni e mezzo dopo essere morto, perché la tv non ne aveva proclamato la scomparsa.

Spatola aveva combinato parecchie fesserie, in carriera. È stato un pentito mediatico, un fenomeno costruito a tavolino in una mitica trasmissione in cui disse con ogni evidenza balle e castronerie a tempesta, ma se lo facevi rilevare rischiavi di fare la fine di coloro che lo pseudo collaboratore di giustizia aveva chiamato in causa, e allora in tanti pavidamente tacquero. Non aveva taciuto Paolo Borsellino, che lo aveva sgamato per tempo. Ma poi Borsellino fu assassinato, Spatola ebbe altri referenti, conobbe momenti di gloria e di notorietà, inguaiò un po’ di gente che già era abbastanza inguaiata e il fatto che uno come lui ci mettesse il classico carico per poco non sortì l’imprevedibile e incredibile effetto di santificare coloro che aveva accusato.

Intendiamoci: Rosario Spatola era un onesto truffatore, quasi conclamato e dichiarato. Solo che non stava bene dirlo e dunque per anni si poté solo sussurrare. Quando il circus mediatico-giudiziario capì definitivamente di avere a che fare con un bidone, lo mollò di schianto e il fragore con cui lo fece cascare non fu pari al clamore che aveva suscitato quando era nelle grazie dell’intellighentia antimafia ufficiale. Morendo e non facendolo sapere a nessuno per tanto tempo, l’ex pentito si è preso in fondo la sua rivincita. Ribaltando Cartesio, ha coniato infatti un assunto metafisico e surreale come la sua vita: muoio, dunque sono esistito.

(01 febbraio 2012)






Massaro

Un commento

  1. Tony scrive:

    davvero incredibile..l’Italia è anche questa

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