Il modo più adeguato per parlare della storia surreale del pentito dato per vivo, messo in lista testi, convocato in aula, chiamato a deporre e in realtà da quasi quattro anni nel regno dei più, è forse parlarne “alla scordata”, cioè un bel po’ di tempo dopo che si è saputo del suo decesso. Tanto, vista la considerazione che il povero Spatola ha avuto da vivo e soprattutto da morto, parlarne prima o dopo fa poca differenza.
Sulla sua fine, datata agosto 2008, si potrebbe ironizzare senza pietà per i vivi, più che per il morto. E meno male che a nessuno è venuto in mente di disporne l’accompagnamento coattivo in aula, che si riserva ai testi recalcitranti a presentarsi davanti ai giudici.
In questa storia senza tempo, Rosario Spatola è l’uomo morto una volta per la natura e l’altra per l’ufficialità. È stato cioè pienamente un uomo contemporaneo: vivo fino a nuovo ordine televisivo. Non c’è bisogno di scomodare il generale de La Palisse, quello che – come è ampiamente noto – un quarto d’ora prima di morire era vivo. Per Rosario Spatola questo assunto andrebbe ribaltato in chiave mediatica: lui era ufficialmente vivo tre anni e mezzo dopo essere morto, perché la tv non ne aveva proclamato la scomparsa.
Spatola aveva combinato parecchie fesserie, in carriera. È stato un pentito mediatico, un fenomeno costruito a tavolino in una mitica trasmissione in cui disse con ogni evidenza balle e castronerie a tempesta, ma se lo facevi rilevare rischiavi di fare la fine di coloro che lo pseudo collaboratore di giustizia aveva chiamato in causa, e allora in tanti pavidamente tacquero. Non aveva taciuto Paolo Borsellino, che lo aveva sgamato per tempo. Ma poi Borsellino fu assassinato, Spatola ebbe altri referenti, conobbe momenti di gloria e di notorietà, inguaiò un po’ di gente che già era abbastanza inguaiata e il fatto che uno come lui ci mettesse il classico carico per poco non sortì l’imprevedibile e incredibile effetto di santificare coloro che aveva accusato.
Intendiamoci: Rosario Spatola era un onesto truffatore, quasi conclamato e dichiarato. Solo che non stava bene dirlo e dunque per anni si poté solo sussurrare. Quando il circus mediatico-giudiziario capì definitivamente di avere a che fare con un bidone, lo mollò di schianto e il fragore con cui lo fece cascare non fu pari al clamore che aveva suscitato quando era nelle grazie dell’intellighentia antimafia ufficiale. Morendo e non facendolo sapere a nessuno per tanto tempo, l’ex pentito si è preso in fondo la sua rivincita. Ribaltando Cartesio, ha coniato infatti un assunto metafisico e surreale come la sua vita: muoio, dunque sono esistito.





davvero incredibile..l’Italia è anche questa