Se n’è andata qualche giorno fa. Quietamente, dicono le cronache. Il suo nome è quasi impronunciabile: Wislawa Szymborska, poetessa, polacca di Cracovia, nata nel 1923. Fu premio nobel per la Letteratura nel 1996. Da quando l’accademia svedese le ha assegnato l’alloro, le sue raccolte sono state tradotte in molti altri paesi e i principali giornali e supplementi letterari hanno fatto a gara per ospitare una sua intervista o qualche verso inedito.
Perché parlare di quella che era considerata forse la più grande poetessa del nostro tempo proprio qui, su questo sito? Un motivo c’è. E anche abbastanza imbarazzante, a dire la verità. La Szymborska fu invitata dalla facoltà di Lettere di Palermo. Si presentò, minuta e cortese, sigaretta fra le dita, accompagnata da un funzionario della società di cultura polacca in Italia. Era il mese di aprile del 2008. Nell’aula magna c’erano, si può dire, in maggioranza studenti e qualche curioso. Ma è stato un evento. Raramente si ha la possibilità, a queste latitudini, di ascoltare un Nobel che recita le sue poesie dal vivo. E gli studenti furono molto bravi a stimolarlo.
Il punto fu che non c’era alcuna figura istituzionale ad accoglierla: un assessore, un delegato del sindaco, un usciere della Regione, un consulente. Niente. Solo studenti e professori.
Se si guardano i comunicati stampa dell’epoca, si scopre però che un assessore era stato inviato ad accogliere cento ex sindaci francesi in visita a Palermo e l’indomani a ricevere personalmente una delegazione da Cascia per onorare Santa Rita. D’accordo, Wislawa Szymborska ha un nome impronunciabile e non è neanche obbligatorio conoscerla. Ma in quanti si pavoneggiano pronunciando la parola cultura? Forse chi ricopre ruoli importanti deve dotarsi, al pari dell’esperto sulle risorse comunitarie, di un consigliere che sia in grado di dare la dritta giusta per non infilare colossali, e culturali, magre figure.




Palermo non meritava la visita della Szymborska.
Un assessore, un delegato del sindaco, un usciere della Regione, un consulente ad accoglierla? A Palermo? aha ha ha, troppo impegnati per presenziare ed assistere alla fioritura del carciofo di Cerda, o all’insediamento di qualche pappone.
Gli ha reso omaggio egregiamente R.Saviano, mi sta sulle balle, ma quando è suo è suo.
________________________________________________________
Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.
“Solo” studenti e professori? ma non è stato meglio così? Senza saluti ufficiali tronfi e trasudanti ignoranza? Senza intralci, senza palloni gonfiati, senza autopromozione, senza imbarazzanti gaffes? Sarebbe meglio che da tutti gli eventi culturali si espellesse definitivamente l’arrogante ignoranza della politica, per lasciare spazio a chi si dedica alla cultura, come studente o professore. Certo, ricordo assessori, direttori, presidenti, ministri, che hanno fatto discorsi di accoglienza belli, interessanti, istruiti. Ma di rado in Italia e quasi mai in Sicilia.
angela, d’accordo su tutto.
Ma che ci si aspettava?
Chi ci amministra e’ solo il surrogato di una societa’ ignorante e corrotta, specchio dell’ignoranza e della maleducazione di una citta’ ormai culturalmente defunta.
Io c’ero, è stata una giornata bellissima, ringrazio il cielo di poter avere il privilegio di aver ricevuto un sorriso da lei.
Le istituzioni della città di Palermo sono indegne della sua poesia, ma c’erano tanti ad ascoltarla e credo che lei abbia apprezzato l’emozione degli studenti che leggevano le sue poesie, la fila composta di quelli che volevano una firma sui suoi libri.
Non sanno cosa si sono persi, il sindaco e gli altri analfabeti che ci hanno governato. Peggio per loro.
Che vergogna