Vorrei condividere con voi il mio San Valentino raccontandovi di una storia d’amore. Non troverete frasi rubate a Shakespeare, cuori di cioccolata, spa dove farsi dilapidare quei pochi risparmi che la crisi non ci ha sottratto. Non troverete nemmeno una storia d’amore a due: a essere coinvolti sono una donna e oltre mille ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 35 anni.
E di lei, Rebecca, tunisina, non si può neanche dire che sia nel fiore della giovinezza. Ha 55 anni e li dimostra tutti, forse anche di più. È fuggita dal suo Paese nel 1989, dopo una minaccia di stupro che rischiava di tradursi in realtà. Sono tornati tutti a casa, dopo la caduta di Ben Ali, ma lei ha promesso che non farà ritorno finché non avrà trovato anche l’ultimo di quei ragazzi, sbarcati mesi fa dalla Tunisia in Sicilia. Di loro non si sa più niente. E Rebecca, che vive a Parma e da anni promuove l’integrazione tra immigrati e italiani, un giorno ha ricevuto da un paesino della Tunisia una richiesta di aiuto: una famiglia di connazionali, poverissima, le inviava una foto e qualche informazione sul loro figlio. Sbarcato in Sicilia e sparito nel nulla. Le richieste si sono moltiplicate. E lei le ha accolte. Semplicemente. Perché in Tunisia si dice che chi sopravvive al mare ricomincia un’altra vita. Loro sono sbarcati: non può succedere più niente, dunque.
Rebecca ha passato i mesi scorsi in giro per l’Italia, tra ambasciate e consolati, sempre con i suoi cartelloni pieni di foto degli scomparsi. Lei che non gode esattamente di ottima salute: nel 1994 un cancro al cervello l’ha quasi uccisa, è cardiopatica e ha molti più acciacchi di quanti una donna della sua età dovrebbe avere. Uno considera tutto questo e le chiede: ma non hai mai pensato di mollare visto che, almeno per una volta, il problema non è tuo? Una domanda che si traduce nell’odioso: ma chi te lo fa fare? Lei ti guarda e dice no. Semplicemente. Perché questi sono i suoi figli. Per loro ha rinunciato a una vita coniugale, che aveva. Suo fratello le ha dato i soldi che gli servivano per sposarsi. Le ha detto semplicemente: tieni, ci sono delle madri che piangono e non posso fare festa.
Rebecca mi guarda e per la prima volta sorride: “Siamo una famiglia un po’… strana”.
Ancora nessuno dei ragazzi è stato ritrovato. Rebecca si allontana, ma prima mi chiede un abbraccio e soffoca un’emozione che ha sempre trattenuto: “Così non mi sento sola, sorella mia”.
Buona fortuna, Rebecca, e buon San Valentino. A te e ai tuoi mille ragazzi.
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