Il dramma che stanno vivendo i 269 dipendenti di Migliore finiti in cassa integrazione è un dramma universale, perché con questi chiari di luna quel destino, prima o poi, potrebbe toccare ad ognuno di noi. Ma per una volta vorremmo che si provasse a ribaltare il punto di vista di questa crisi leggendola con gli occhi di quegli imprenditori che nel giro di pochi anni hanno visto sfaldarsi l’azienda fra le mani, senza nemmeno avere avuto il tempo di capire come e perché.
I lavoratori che temono di perdere il lavoro fanno bene a reclamare i propri diritti scendendo in piazza, e bene fanno i politici a fare sentire il peso della loro solidarietà. Ma sarebbe auspicabile che quegli stessi politici provassero anche a capire – a costo di abdicare alla loro cromosomica vocazione populista – cosa spinge un imprenditore a chiudere l’azienda e a mandare a casa 269 persone. Potrebbero scoprire che anche lui ha un cuore, tiene famiglia, ha montagne di debiti, nessun conto cifrato in Svizzera, non mangia i bambini ed è bisognevole di solidarietà. Proprio come i lavoratori che è stato costretto a licenziare o a mandare in cassa integrazione.
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stanno chiudendo tutti i grandi negozi a Palermo. Prenatal, De Magistris Bellotti, Brigo Arrigo, Migliore, qualcuno cita Miraglia e Spadafora…
Ma in quali casi si tratta di reale fallimento e in quali casi convenienza??
Ma convenienza per chi?
A chi dovrebbe conviene chiudere? All’imprenditore che è lì da trent’anni?
D’accordo con Massaro.
Aggiungo che invece che solidarietà quella dei politici io la interpreto come:
- nel migliore dei casi incoscienza degli incompetenti, talmente incompetenti, che non hanno i mezzi per analizzare le problematiche socio-economiche della città; ma in questo caso è solo incoscienza e incapacità quindi non malizia
- l’ennesimo tentativo di presa per il culo per non fare vedere le loro responsabilità ma dirigere l’attenzione altrove. Tanto, o trovano gli allocchi, oppure quelli che fanno finta di crederci, perché ognuno tiene famiglia e non si sa mai chi avrà potere nel futuro in ambito clientelare.
Propendo per un misto delle due ipotesi.
Perché le carenze strutturali, la disorganizzazione socio-economica, la retrograde concezione del lavoro reale, l’assenza di cultura del lavoro reale dei redditi reali dello sviluppo reale, la misera produzione ed insignificante esportazione, l’immensa importazione di produzione esterna e conseguente fuoriuscita di capitali… tutte queste carenze sono la causa, e quelli preposti a organizzare LA SOCIETÀ siciliana esattamente all’opposto, hanno saputo proporre solo clientelismo, precariato, (in)attività inutili e improduttive che insieme alla spesa pubblica costano alla Sicilia 25 miliardi l’anno per un PIL di circa 80 miliardi. Aggiunti all’importazione di merci in mano ad azionisti “esterni” (esteri e nazionali) che riscuotono benefici e pagano tasse altrove, quali margini di sviluppo con queste cifre?
Se a questi dati aggiungiamo che ora come 150 anni fa hanno lasciato i capitali in mano a banchieri che li usano (dove ritengono a loro più utile!) e li gestiscono dalle loro sedi “estere”… la solidarietà di certi pseudo-politici (in genere improvvisati) è solo teatrino, com’è teatrino il loro incessante NOIOSO gioco politichese degli schieramenti, che non c’entrano niente con la politica reale, e le problematiche sociali, ma sono più adatti a un torneo di calcio amatoriale di quelli che si disputavano al campo Malvagno.
CI SAREBBERO ANCHE I 150 (PER ADESSO) DELLA COOP 25 APRILE
io ho una proposta: torniamo tutti a zappare, ma nel vero senso della parola.
- riscoprire il nostro territorio
- ripartire dalla terra
- abbandonare la crescita economica
- fare economia ecologica
” se vogliamo andare avanti dobbiamo fare tutti un enorme passo indietro”
e perchè non parlare dei 69 dipendenti della effedi di carini che produce i famosi gasoloni
D’ACCORDO CON GIGI.idk quello dei politici è il “Teatrino dei Pupi”
E’ doveroso, ricordare l’aumento del numero di casi di suicidio di imprenditori! Una piaga sociale rilevante di cui nessuno si prende la briga di studiare come fenomeno altamente devastante della Società italiana e del quale i mass-media dicono ben poco.
Da un lato si combatte la mafia, dall’altro c’e’ una crisi senza precedenti che attanaglia la citta’.
Nel mentre a Palermo i centri commerciali nascono come funghi, chissa’ con quali soldi.
Tantissimi negozi di vendita al dettaglio schiacciati da questa concorrenza, tantissimi soldi provenienti da chissa’ dove investiti in questi centri, tantissimo cemento in aree che avevano resistito anche al Sacco di Palermo, un po’ di assunzioni rivendute dal politico di turno (notare che molti di questi centri commerciali non sono accessibili via web circa le posizioni aperte), sfruttamento del lavoro dei giovani, ora costretti a buste paga misere, orari assurdi anche nel week end e talvolta in nero.
La catastrofe dei centri commerciali si materializza.
E non si dica che molti non lo avessero detto…
La Mafia vince sempre a Palermo.
Ottimo pezzo. Accanto al dramma dei licenziati c’e’ il dramma di una famiglia che, causa crisi, investimenti sbagliati, ha perso quello che da ottant’anni era il simbolo della loro vita. Io provo grande rabbia per questo, perche’ oltre 260 persone sono in mezzo ad una strada e i loro datori di lavoro pure. E’ cosi’. Chi allude ad altro, come ho sentito dai soliti bene disinformati, dice sciocchezze.
MI PIACE FRANCESCO, MOLTO
HAI COLTO UN LATO IMPORTANTISSIMO DEL PROBLEMA. CHE è GENERALE!
QUANTE VOLTE L’IMPRENDITORE, QUELLO INTELLETTUALMENTE ONESTO, CHE LAVORANO IL DOPPIO DEI PROPRI IMPIEGATI NON PRENDE LO STIPENDIO PER SALVAGUARDARE I PROPRI COLLABORATORI.
RICORDIAMOLO PER CORTESIA!