Vita moderna

I nostri giorni in banca
fra allarmi e brutti ceffi

Massimo Puleo
Sapete qual è la differenza fra la filiale di un istituto di credito e un girone dantesco? Nessuna. Ve lo dice uno che la sa lunga
I nostri giorni in banca fra allarmi e brutti ceffi

Andare in banca per me è diventato un doppio problema. Per la precisione in una determinata “marca” che non citerò per non fare pubblicità (positiva o negativa che sia). Doppio, nel senso che già non è piacevole di per sé, perché il più delle volte ci vado per pagare, ma come se non bastasse mi accade pure che lì ho proprio paura! Perché già all’ingresso vieni guardato male, da una persona che neanche sai dove sta, ma che è lì su quel monitor, in alto, ad intimidirti con un sopracciglio messo in un certo modo che è tutto un programma. Contemporaneamente senti un messaggio, intimidatorio anch’esso, che ti illustra la potenza del sistema d’allarme, che non ti conviene rubare, perché ti sarà fisicamente impossibile e che casomai sicuramente ti acchiappano e ti fanno nero, e bla bla bla. Poi devi passare obbligatoriamente da un apparecchio che secondo me ti fa la TAC e sa tutto del tuo stato di salute, mentre tu no, e non è giusto. Alla fine del percorso d’ingresso ti ritrovi nella solita bolgia dantesca di persone dotate di numerino, ma sempre esasperate. Se pure trovi un posto per sederti, un istante dopo constati che anche un pensionato o una donna incinta sono riusciti a passare dalla TAC e – che fai? -‘ gli cedi il posto. A questo punto, mentre hai trovato un labile equilibrio, ti accorgi che un altro personaggio sopracciglio-munito ti sta guardando da un ulteriore maledetto monitor, e ti viene l’impulso di pettinarti, di metterti un po’ in ordine, ché sembra brutto… insomma. Una volta penetrai dentro una filiale con un cappellino in testa e si misero a suonare degli allarmi stranissimi, manco fosse stato un bazooka, e una voce dall’alto mi intimò di togliermelo. Ubbidii inginocchiandomi, mi pare di ricordare. Quando poi riesci a fare l’operazione bancaria ed esci illeso ti senti come un miracolato… Ma vi sembra vita
questa? A me no. Quindi per il prossimo futuro mi riprometto di non metterci più piede in questi fortini telecontrollati. Magari ripiegherò sull’online dove almeno non dovrebbero esserci tipi minacciosi che ti osservano, salvo eventuali hacker, che però di solito sono più simpatici.

(19 febbraio 2012)






Massaro

9 commenti

  1. lufio scrive:

    Un tantino esgerato?

  2. Massimo Puleo scrive:

    poco poco

  3. OldRosanero scrive:

    Ironicamente esagerato, ma non tanto lontano dalla realtà. Vedi “prendere un aereo” che ti fan togliere pure le scarpe, entrando nella tua comunque intimità, e tra non molto metterenno veramente l’apparecchio per la tac.

  4. Tex Willer scrive:

    Fino a quando non gli verrà in mente di farti anche una rettoscopia.

  5. Quozca scrive:

    Io ho lasciato una banca tradizionale dopo 10 anni per passare a una online, proprio per questi motivi.

  6. Roy scrive:

    hahahaha…è verissimo,soprattutto per due circuiti bancari che ho lasciato al loro destino!bravo il notista a denunciarlo con simpatia

  7. GIGI.idk scrive:

    Aspetta un minutu!
    ma è la tua banca?
    Cioè la banca dove tieni il tuo conto corrente (ed eventualmente altre cosette)? Perché se è la banca dove tieni il conto e ti conoscono… e se, addirittura, hai un conto ben fornito in euro ti lustrano pure le scarpe quando entri.

  8. Massimo Puleo scrive:

    no, la mia banca è differente

  9. GIGI.idk scrive:

    Nel senso che non lustrano le scarpe? Non ne conosco !
    Oppure non ha tutte quelle “spie”?

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