Il peggiore servizio che si possa fare ai lestofanti che campano truffando il prossimo è svergognarli, additarli sghignazzando, guardarli camminare per la strada indicandoli ai nostri figli come mostri da emarginare, da tenere alla larga dalle nostre case, perfino dai nostri orizzonti. No, non basta sapere che questo pensionato sessantunenne che ha messo una monetina da due centesimi nel ripieno di un cornetto per potere chiedere un risarcimento simulando la rottura della dentiera si chiama Salvatore Seidita. Vogliamo vedere la sua faccia sui giornali. E vogliamo vedere la faccia di questo bellimbusto messinese che si diverte a soggiornare negli alberghi di mezza Italia rifiutandosi di pagare il conto.
La cautela degli inquirenti – che in genere non comunicano i nomi di coloro che vengono denunciati, né forniscono le foto – è in realtà un colpo sleale ai nostri danni, un dispetto immotivato e un pericoloso filtro protettivo per tutti i delinquenti che vivono alle spalle di chi invece sgobba per portare a casa mille euro al mese. Se poi si pensa che chi viene beccato con due grammi di hashish in tasca o con un pacco di pasta sotto al cappotto viene sbattuto sui giornali con tanto di foto, allora quell’omissione appare davvero intollerabile.
- Home
- |
- Idee
- |
- Foto
- |
- Video
- |
- Archivio
- |
- Chi Scrive
- |
- Contatti
- |
- Bloc Notes





Caro Cortona non puoi nemmeno immaginare quanto io sia d’accordo con te al 100%!!! Non ho mai capito perché quando prendo il giornale di sicilia e viene arrestato uno scippatore viene pubblicato nome cognome foto e addirittura indirizzo, come è giusto che sia! Quando invece ci sono truffe di questo tipo allora il nome non è specificato, ma ci sono solo le iniziali, il volto è coperto, ma perché? Qual è la differenza tra uno scippatore e uno che si inventa una scusa per estorcere denaro? La privacy vale solo per uno dei due? Ci deve essere un criterio e mi piacerebbe conoscerlo. Così come non capisco perché non vengono pubblicati i nomi dei negozi che hanno fatto i finti saldi gonfiando i prezzi, così come non capisco perché non vengono pubblicati i nomi dei macellai che vendono carne avariata. Perché chi sbaglia ha diritto alla privacy e chi è onesto non ha diritto di sapere da chi stare lontano?
Caro Cortona,
su questa stessa testata un mesetto fa c’è stata un’acceso “botta e risposta” proprio sul fatto che non si facevano i nomi dei negozi che avevano “taroccato” i saldi (discorso poi allargato alle macellerie che vendevano carne “alterata”, etc.)
Diversi suoi colleghi riportavano (spero senza giustificarli) le decisioni del comandante della Guardia di Finanza, secondo il quale era opportuno non diffondere i nomi onde evitare danneggiamenti ai negozi in questione. Mentre, per quel comandante, è normale che io non sappia il nome del macellaio che ha potenzialmente avvelenato me e la mia famiglia. Bel concetto di democrazia e bel modo di combattere l’illegalità…
Ieri il Giornale di Sicilia ha fatto di meglio, pubblicando foto e nomi di due degli arrestati (quelli residenti nei quartieri “ghetto”, come tristemente li definisco), mentre si è ben guardato dal pubblicare anche solo i nominativi di altri due arrestati, appartenenti – cito più o meno testualmente – “a famiglie di impiegati e commercianti”.
Ma si….informazione da quinto mondo, nessuno escluso.
Caro Cortona, solo i miseri hanno ” il dovere” alla gogna! Gli altri hanno “il diritto” alla privacy! E’ così dai tempi di Hammurabi! E non c’è riuscita neanche la rivoluzione francese a cambiare le cose.
Il problema non sono i giornali. Sono gli inquirenti che nascondono i nomi. Evidentemente ritengono più indegno – e quindi meritevole di pubblico ludibrio – un ragazzo con un grammo di hashish in tasca.
E adesso mi piacerebbe vedere il volto di quel “signore” estetista del centro Starbene
@Giuseppe
…e a me piacerebbe vedere quello della signora in questione, che dopo il trattamento ha avuto bisogno di confrontarsi con altri per capire di essere stata molestata !!?
Bisognerebbe conoscere gli atti del processo (ed attendere tutti i gradi di giudizio), prima di usare l’ormai famosa “gogna mediatica”, non essendo noi a conoscenza di prove inoppugnabili (come invece la monetina nel cornetto…)
D’accordo con Max fino alla morte!
Anche io sono d’accordo con Max. Ma che vuol dire? La signora ha bisogno di tempo per “valutare” se è stata molestata o meno? E’ anche offensivo nei confronti delle vere vittime di abusi.
E’ legge, non è difficile da capire. Non c’entrano i giornali o altro.
E’ vero che prima bisognerebbe conoscere bene tutti gli atti del processo ma sbagliate quando dite che esiste “un tempo” per denunciare una violenza. Un’assurdità considerato che non siamo tutti uguali e i diversi tempi di reazione. Quella era una ragazzina e magari per paura non ha saputo reagire. E poi Come fate a giudicare la qualita’ di un abuso? Se era vostra figlia o una vostra amica avreste detto le stesse cose?Certo e’ cari signori che non e’ normale andare dall’estetista per una luce pulsata e subire al contrario penetrazioni…perche’ non chiedete al titolare di ricevere lo stesso trattamento, tanto per saperne parlare!Ma ho letto che per altre clienti era un procedimento normale!
Io mi riferivo ad un principio di base, che dovrebbe valere per tutti e soprattutto per i reati più odiosi, come questo. Ovviamente, se i fatti fossero quelli descritti, tutta la mia condanna (ed il mio disprezzo) al colpevole e tutta la mia solidarietà alla vittima.
Ma converrà con me che se mi sottopongo ad un trattamento estetico e mi succede quello che lei descrive, non ci devo pensare neanche un attimo per capire che sto subendo un abuso !!! Ma che caspita di educazione sessuale hanno i nostri ragazzi ?!?
Io non ho i dettagli che ha lei (e non so da dove li abbia presi), pertanto mi sembrava doveroso evitare le gogne. E’ un principio di civiltà.