Pubblico e privato

L’odiosa banalità
della violenza sulle donne

La morte di Vanessa, uccisa dal suo uomo, è un lutto che appartiene a tutti noi. Ma che possiamo provare a combattere

In Italia uccide più la mano di un uomo che quella della mafia. Almeno per quello che riguarda le donne. Vanessa Scialfa, solo 20 anni, è la vittima numero cinquanta dall’inizio dell’anno. Uccisa dal suo uomo (ma uomo è parola grossa, soprattutto in casi come questo) dopo che, in un momento di intimità, avrebbe pronunciato il nome dell’ex fidanzato. Vanessa è stata strangolata con il cavo del lettore dvd e soffocata con un fazzoletto imbevuto di candeggina, giusto perché non le rimanesse la minima possibilità di sopravvivenza.
Essere donne è un fatto complesso. Talmente complesso che è facilissimo scivolare nei luoghi comuni. La violenza, invece, a qualunque titolo e sotto qualsiasi forma, è di una banalità che inquieta. Chissà, forse questo mix ammorbante di complessità e banalità ha permesso che, fino a un tempo relativamente recente, la violenza sulle donne fosse relegata al campo del “si fa ma non si dice”.
Basta guardare qualche campagna pubblicitaria italiana, che volutamente riprende il luogo comune, il pretesto usato dalla donna stessa, vittima e complice (più o meno consapevole), per giustificare il gonfiore del volto: “Ho sbattuto contro la porta”, “È stato il tappo dello spumante”. Fino ad arrivare a campagne più esplicite: dalla pubblicità dell’ombretto Neropesto della Violenz “perché ogni donna merita attenzioni particolari, che lasciano il segno”, a una bionda mozzafiato dall’occhio pesto, che senza giri di parole dichiara: “Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Di mio marito”.
Oggi, quello di Vanessa non è più un fatto privato. Quello sguardo curioso, aperto, solare, che dallo scorso 24 aprile ci ha fatto compagnia da giornali e web e che si è spento per il balordo di turno, è un lutto che appartiene a tutti. I panni sporchi non si lavano più in famiglia: almeno questo.

5 commenti

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  1. Ma questa volta l’autrice ha sbandato:il suo
    pezzo è banale e incolto.
    Ma che discorsi fa.
    Qui c’è l’incultura maschile, la sua presunzione,
    il suo senso di potere,la sua miseria morale, il
    suo esecrando orgoglio. Una violenza che è il segno
    del suo fallimento. Una violenza che ripugna.
    Non riesco a capire che cosa voglia dire
    l’autrice, con cui in altre occasioni ho condiviso
    le sue argomentazioni.
    Non ho capito lo spirito del suo pezzo.
    Scusami

    salvatorebattaglia il 28/04/2012 alle 22:59
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  2. Dottore battaglia, il pezzo vuole dire esattamente ciò che lei ha capito. Incultura, presunzione, miseria morale, violenza che ripugna…

    Francesco Massaro il 29/04/2012 alle 08:58
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  3. Grazie.
    Forse non ho en recepito lo spirito del pezzo.
    Mi ha sconvolto la violenza devastatrice, punitiva, giustizialista, verso una fanciulla leggera com un filo
    d’erba.
    La violenza contro un inerme!!!

    salvatorebattaglia il 29/04/2012 alle 10:46
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  4. Raramente, come sapete, intervengo sui commenti. Però questa volta vorrei eliminare ogni equivoco, e mi sembra ancghe assurdo che si sia determinato. Violenza devastatrice contro una ragazza che è stata uccisa dal compagno? A me sembra di avere scritto tutto il contrario, e anche con forza. E di avere messo in evidenza, casomai, il coraggio dei famigliari di parlare. Saluti.

    Alessia Franco il 29/04/2012 alle 12:32
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  5. Gentile Alessia Franco,
    con stima e simpatia,
    Salvatore Battaglia

    salvatorebattaglia il 29/04/2012 alle 20:01
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