i fatti dopo il ragionamento

Il consultorio di Danisinni da orgoglio a vergogna

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Giusto perché lo sappiate: il consultorio di Danisinni è ancora inattivo. Non è successo niente da quando, il 31 marzo scorso, DiPalermo ha raccontato la chiusura della struttura a causa del furto dei fili della luce. Il ripristino dell’elettricità avrebbe dovuto essere un problema di pochi giorni, per scongiurare i saccheggi che già avevano devastato l’asilo, da anni abbandonato. Asilo e consultorio si trovano in un edificio che era stato l’orgoglio del rione, ma soprattutto un centro di importanza vitale per tutte quelle donne, spesso poco più che bambine, che prima avevano un posto in cui lasciare il proprio figlio mentre andavano a lavorare. Da più di tre anni è chiuso ed è stato vandalizzato: con il risultato che molte di queste giovanissime mamme hanno dovuto rinunciare al lavoro. Niente soldi e niente confronto con l’esterno. Stessa fine dell’asilo farà con ogni probabilità il consultorio, che più passano i giorni e più rischia di essere saccheggiato. O, peggio, di rimanere inattivo a tempo indeterminato.

In quell’edificio, al centro della piazza, si concentrano i diritti negati di una società che vive rannicchiata nel suo fazzoletto di terra, così nascosto che per ignorarlo non c’è nemmeno bisogno di voltare lo sguardo da un’altra parte.

Prima ancora dell’elettricità, quella che manca sembra la volontà di guardare. Siamo in piena campagna elettorale. Le attenzioni si concentrano interamente sugli esiti del voto. Ci si sente ripetere che per ora è tutto fermo, e si rimanda ogni cosa alla fine di questo periodo infestato da volti, idee (quando ci sono), incontri. Quelli non mancano mai. La domanda è se si debba aspettare che questo bailamme di passeggiate in pubblico-tavole rotonde-(eco)aperitivi si concluda con le elezioni per assicurare la luce a un rione che assiste con rassegnazione al taglio di servizi necessari alla sua sopravvivenza. Ci sembra che Danisinni abbia già aspettato abbastanza.

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