La mostra

L’aria libera dalla mafia
che Borsellino sognava

Ci sono tanti modi per sognare: prendete, per esempio, quello di Paolo Borsellino. Gli impegni, il senso di responsabilità, la paura di una fine che vedeva sempre più prossima dopo la morte dell’amico Giovanni non lo avevano consegnato al cinismo. Arrivava perfino a sentirlo, l’odore dell’aria pulita dalla mafia, a immaginare che la lotta a Cosa Nostra diventasse movimento culturale.
Sono passati vent’anni. E a raccontarli hanno pensato due giornalisti dell’Ansa, Franco Nicastro e Franco Nuccio, con una mostra – aperta fino a settembre – ospitata da Palazzo Branciforte. “Falcone e Borsellino vent’anni dopo. Non li avete uccisi, le loro idee cammineranno sulle nostre gambe” è un racconto lungo 15 tappe. Un collage fatto di scatti celebri ma anche di foto private, che le famiglie Falcone e Borsellino hanno voluto condividere in questo percorso di memoria collettiva. Fatto anche di pannelli, di frasi, di lanci d’agenzia. Come quelli battuti in occasione delle stragi del 1992, prima vaghi, poi sempre più chiari, fino a non lasciare spazio a dubbi sull’identità delle vittime.
La mostra è allestita nell’ex banco dei pegni della Cassa di risparmio. Un piccolo labirinto di corridoi e di scaffali, di numeri per distinguere un ripiano da un altro, anche se in realtà sembrano tutti identici. Lì andavano a finire lenzuola e corredi, gli ultimi averi di chi non aveva altri mezzi per accedere al credito.
In un certo senso, la mostra, che culmina con la disperazione e il senso di disfatta delle stragi, è accolta da un luogo che di disperazione ne ha contenuta tanta. Ma insieme alle foto della disfatta ci sono quelle della rinascita, delle navi della legalità, della folla davanti all’albero Falcone. Dei cartelloni e dei lenzuoli con scritte di rabbia e speranza. Avvicinatevi un po’ di più a queste foto, le ultime. E chiudete gli occhi. Ci vuole un po’ di tempo e di attenzione. Ascoltate bene: che sia quell’aria pulita che sognava il giudice Borsellino?

Un commento

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  1. Assieme al rischio incombente da accogliere
    con grandissima dignità il magistrato Borsellino
    viveva con fiducia un percorso di legalità,

    un’aria nuova, uno sbocco sicuro:la sconfitta
    della mafia debellata: il suo è stato un grande amore
    per la giustizia, una grande fede nutrita nei più
    profondi sentimenti, una testimonianza di grande
    valore:
    Senza nulla togliere al grande Magistrato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino è l’uomo e il magistrato
    più amato dai siciliani

    salvatorebattaglia il 25/05/2012 alle 12:15
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