i fatti dopo il ragionamento

Falcone, chi era costui? L’ignoranza dei nostri figli

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La necessità di un'antimafia seria a scuola. Per non vedere più lo smarrimento nelle facce dei ragazzi

Preparavo, in provincia di Agrigento, un progetto di legalità insieme a un paio di scolaresche. C’erano i licei, le medie e le elementari. Dovevamo organizzare une festa dedicata a Falcone e Borsellino in vista del ventennale. Avevamo invitato magistrati, giornalisti, testimoni dell’antimafia. Dopo un paio di incontri, vedevo la maggior parte dei ragazzi spaesati, incerti, quasi inconsapevoli di quanto stessimo allestendo.

Durante una pausa, mi avvicinano alcune ragazze, di quelle che arrossiscono a prendere la parola, gli occhi puliti e l’anima senza filtri.

Mi chiedono a filo di voce: “Scusa, ma chi erano Falcone e Borsellino?. Riunisco il gruppo di lavoro e domando ai ragazzi: “Chi erano Falcone e Borsellino?”. Prima il silenzio assoluto, poi il sussurrare confuso degli insegnanti, che abbozzano un suggerimento, quindi qualcuno dei ragazzi prende coraggio e azzarda: “Quelli che li hanno ammazzati”, poi ancora: “Due poliziotti”, eco: “Due carabinieri”. I più timidi rimangono in silenzio per paura di sbagliare, poi il coraggio spinge uno di loro: “Erano due giudici antimafia”. In un gruppo di una settantina di ragazzi, solo uno pareva sapere chi fossero Falcone e Borsellino.

Torno a casa amareggiata dal fatto che non servirà a nulla, da lì a poche settimane, allestire una festa con tanto di ospiti illustri e sciorinamento di belle parole. Mi convinco che sia inutile fare proclami: finirebbero per diventare retorica da passeggio, inutili osanna di quello che è stato. Mi ritengo fortunata perché io, nel ’92, avevo dodici anni e avevo visto decine di volte Falcone e Borsellino, in tv. Ero piccola per comprendere fino in fondo, ma almeno avevo intuito che loro stavano dalla parte giusta. Quando li ammazzarono, ho visto dolore e disillusione negli occhi di mia madre e per quei sentimenti, che lei provò allora, io oggi le sono grata.

Penso che i genitori, gli insegnanti dovrebbero parlare e parlare fino a stancarsi. Raccontare di Giovanni e Paolo come se le loro storie fossero una condizione necessaria per capire meglio noi stessi, per evitare di incappare in errori senza ritorno. Del resto, se non si comincia presto a far sorgere l’alba della libertà, ci si ritroverà al tramonto senza avere mai visto la luce.

3 commenti

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  • 31 maggio 2012 10:00 È. tristemente vero!
  • 31 maggio 2012 10:29 continuiamo a fare studiare ai ragazzi le guerre puniche, Camillo Benso Conte di Cavour…continiuamo ad addormentare e a delirare…
  • 01 giugno 2012 08:49 Concordo su tutto. Però un ragionamento vorrei farlo, anche io nel ’92 avevo 12 anni e capii quello che era successo, ma i nomi di Falcone e Borsellino a quell’età forse li avevo sentiti nominare in qualche intervista… Se non li avessero ammazzati oggi sarebbero in pensione e non credo che ci staremmo preoccupando se i ragazzini non sanno chi sono. La loro vita appartiene alla storia recente e, secondo me, come dice G. andrebbero inseriti nei programmi di storia. E andrebbero inseriti anche se non fossero stati uccisi.

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