Tormentoni

Se i pavidi si nascondono
dietro la parola vergogna

Fateci caso: è ormai un imperativo così ripetitivo da risuonare come finta indignazione. Irrilevante e controproducente. Buono solo a pompare il proprio ego

L’ultimo in ordine di tempo è stato Zamparini, dal suo pulpito, nei confronti di Monti che aveva ipotizzato – a titolo personale, fra l’altro – uno stop al campionato di calcio: “Indegno! Si Vergogni!”.
A ogni angolo del paese, dalle strade e dalle piazze, da tutti gli stati di facebook, risuona sempre più spesso una parola: vergogna.
La parola vergogna viene declinata in tutte le versioni (vergognati/vergognatevi) e sottolineata da un numero variabile di punti esclamativi, ma sempre superiore a tre. Dopo un lungo e perdurante sonno del significato, è interessante registrare un’impennata di utilizzo del significante, corroborata spesso dalla garanzia di anonimato che caratterizza i commenti su internet.
Il sospetto è che però la parola non sia supportata da una dose adeguata di indignazione, e nella maggior parte dei casi si esaurisca in se stessa.
Potrebbe sembrare irrilevante, ma è addirittura controproducente.
Scrivere la parola “vergogna” è gratis. Corrobora il proprio ego e consente a chiunque di prendersela con chiunque senza motivare e senza esporsi.
Sfumata la serie di punti esclamativi, non rimane nulla, se non una forma aggressiva di autoassoluzione.

10 commenti

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  1. Sarà forse un derivato del relativismo etico, male dei nostri giorni secondo Papa Ratzinger? Naturalmente intendendo il relativismo in senso “relativo”.
    Nel momento storico in cui non vi sono punti di riferimento cui rivolgersi nel dubbio, né strade già percorse da seguire, forse ciascuno ripesca in un angolo del proprio personale database una nozione dimenticata su ciò che si può fare e ciò che non si può fare, e partecipa al dibattito sociale.
    Cosa segue alla partecipazione? Ovviamente nulla; una cosa è identificare la violazione della regola, altra cosa è conformare integralmente la propria vita alle regole che, se violate, generano indignazione.
    E poi, chi s’indigna é retto o bigotto? E’ sincero o ipocrita? Quale deve essere la soglia d’ingresso dell’onestà, e quanto bisogna essere puri per gridare agli altri di vergognarsi? L’anonimato del web aiuta a gridare dal mucchio senza che nessuno si giri a guardare chi ha gridato.

    gianfranco il 02/06/2012 alle 11:18
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  2. in un paese dove spiccano gli impuniti e dove l’elogio della furbizia ha prevalso sui ragionamenti e le prese di posizioni, la vergogna sarà magari una tendenza o un riflesso della difficoltà, del mal comune, ma è già un primo risultati. se dovrà regnare speriamo solo non sia come “il re di maggio”, un breve transito nel nulla.

    giuseppe bianca il 02/06/2012 alle 13:44
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  3. Un post di biasimo di cui non si capisce il fine. Vuole farci riflettere sull’utilizzo della parola vergogna? Andrebbe utilizzata in modo più oculato? In quali casi secondo lei è più adatto l’uso? quanti punti esclamativi lei reputa ottimali per un messaggio di sdegno quanto più efficace possibile? cosa le da il sospetto che dietro alla parola urlata non ci sia un’ effettiva indignazione?
    Il problema è chi dice vergogna o chi oramai ha perso ogni senso del pudore?

    Ronin il 02/06/2012 alle 22:22
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  4. Quoto Ronin. Si è perso il senso della vergogna. Nei fatti e nelle parole. Non concordo con l’autore neppure su una virgola, a cominciare dalla citazione calcistica nell’incipit. Cos’altro potremmo dire se non “vergogna” (con mille punti esclamativi) al capitano della Nazionale di calcio, scoperto a trasferire al suo amico tabaccaio/titolare di agenzia scommesse assegni per circa 1,6 milioni di euro, e capace di dire in TV: “Dei miei soldi faccio ciò che voglio” oppure “E’ stata una settimana durissima” mentre tanti suoi concittadini si suicidano per debiti o per tasse oppure dormono in tenda con la terra che trema sotto di loro ? E non concordo in particolare sull’ultimo periodo. Io rivendico, da cittadino onesto, il diritto all’indignazione. Con tutti i punti esclamativi del caso.

    Vitogol il 03/06/2012 alle 10:13
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  5. Ronin: “non si capisce”. Ma il dubbio ti viene mai che sia tu a non capire?

    Emmaus il 03/06/2012 alle 11:09
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  6. @Vitogol.
    Va bene la vergogna come concetto di cui si sono perse le tracce. Ma qui si parla dello spreco che si fa della parola “vergogna”, che spesso viene usata a matula.

    Claudia il 03/06/2012 alle 13:30
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  7. Beh, in verità qui si accusa chi fa uso di un’espressione di indignazione. Non ho difficoltà ad ammetterne l’abuso e probabilmente il concetto espresso dall’autore “si perde” nel resto del suo scritto. In fondo, se almeno due delle sei persone che sono intervenute lo hanno interpretato allo stesso modo, forse qualche problema di chiarezza sussiste. In ogni caso, affermare che chi fa uso dell’espressione è un pavido o che si autoassolva con aggressività mi pare un concetto troppo ardito sul quale continuo, con rispetto, a dissentire. Saluti

    Vitogol il 03/06/2012 alle 14:15
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  8. @Emmaus spiegamelo tu allora. Io penso che una persona dovrebbe scrivere solo quando ha qualcosa da dire. Comunque il dubbio che sia io a non capire mi viene spesso. Sarà per questo che non scrivo sui blog, io. Ripeto secondo me la parola vergogna non è abusata, anzi è stata anche un po’ dimenticata assieme al senso del pudore sopracitato.
    Detto questo non sono uno che ne abusa della parola, anzi.

    Ronin il 03/06/2012 alle 17:40
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  9. l’autore di chiaro è chiarissimo. si può essere d’accordo o meno. certo è che certe espressioni ed il loro uso ci fanno stare meglio. sono terapeutiche. quanta gente ha fatto sentire migliore schettino ad esempio. è tutto un problema di relatività.

    giuseppe bianca il 03/06/2012 alle 21:32
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  10. Che suscettibilità! Secondo me, qualcuno “se la sentì”…

    Claudia il 03/06/2012 alle 23:42
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