Rivincite

La passione e l’attesa,
il karma speciale di Zeman

Zdenko è tornato. E ci insegna che nel calcio, come nella vita, l'occasione per la rivincita passa sempre. E che non bisogna arrendersi mai

“Io aspetto”, rispondeva Viktor Navorski a chi gli chiedeva perché vivesse lì, all’interno dell’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York. Non poteva fare altro, senza visto d’ingresso negli Usa e in possesso di un passaporto non valido, dopo il colpo di stato nel suo Paese. E come il protagonista (Tom Hanks) del film di Steven Spielberg, The terminal, così Zdenek Zeman ha aspettato il suo turno per tornare alla ribalta. Sono lontani il Licata e il Foggia dei miracoli. Il boemo dagli occhi di ghiaccio – che da giovane lasciò la sua Praga invasa dai carri armati russi per trovare rifugio a Palermo da zio Cesto Vickpaleck – è ripartito da Pescara ed è bastato poco per far rinascere Zemanlandia, cioè quel laboratorio calcistico capace di incantare partendo dal nulla (o quasi).

Zdenko è tornato di moda nei salotti buoni del calcio italiano, è ripartito dalla provincia – come aveva fatto a Salerno, Avellino, Lecce, dopo l’esperienza turca al Fenerbahce – ma è bastato poco perché attorno al suo nome rifiorisse l’entusiasmo. Che è quello di chi vuole bene al calcio pulito e senza imbrogli, lontano dalle farmacie, vicino alla gente. Il boemo ha ricostruito a Pescara il suo progetto fatto di duro lavoro e sudore, trovate geniali e tattiche spregiudicate, valorizzando gente come Immobile, Insigne e Verratti, già proiettati nel grande calcio. Come avvenne per Signori, Schillaci, Nesta. Zeman non è solo un soffio di nostalgia, piuttosto la consapevolezza che il passato potrebbe trasformarsi in futuro, il fascino che non passa mai di quel 4-3-3 che non è un prefisso telefonico, ma un simbolo, uno stile di vita.

Sulle sponde dell’Adriatico il boemo – dopo una serie di esperienze negative – ha trovato un piccolo Eden: il mare, come quello della sua Mondello, il buon cibo, anche un campo di golf per scaricare le tensioni. Lui ha risposto con i risultati, con il lavoro e la passione, gli stessi che metterà a disposizione nella sua prossima avventura romana. È tornato, o forse non è mai andato via. Almeno dai nostri cuori, dal nostro desiderio che in questo calcio malato possa ancora accendersi una fiammella di speranza. Zeman è il bello che ritorna, un raggio di sole, un messaggio che supera anche i confini dello sport: per tutti, anche nella vita di ogni giorno, c’è sempre l’occasione per la rivincita. Basta crederci e aspettare. Come Viktor Navorski.

5 commenti

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  1. complimenti filippo per questa felice sintesi che inquadra persona e personaggio nella la sua storia professionale. hai ragione. inoltre il’attesa con il suo futuro eventuale, è un luogo della memoria, crea comunque in sè una dimensione, uno spazio. poi se è scritto da qualche parte arriva anche la rivincita.

    giuseppe bianca il 03/06/2012 alle 09:50
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  2. Grande Filippo. Benvenuto.

    Gery Palazzotto il 03/06/2012 alle 10:04
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  3. zeman grande tecnico grande uomo
    dovrebbero chiamarlo ad allenare la nazionale

    dove andiamo? il 03/06/2012 alle 12:33
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  4. Bravo Filippo, benvenuto a bordo!

    Tony Gaudesi il 03/06/2012 alle 18:58
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  5. Bellissimo articolo. Zeman è un grande uomo in un mondo di minuscoli.
    Complimenti a Mulè!

    Peppe il 03/06/2012 alle 19:55
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