i fatti dopo il ragionamento

La bellezza che ritorna Metti una sera a Palermo…

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La città degli anni Ottanta in un concerto a due voci nel centro storico splendido e cadente. Con un'emozione strana, e per niente nostalgica Mandreucci | Blog diPalermo.it

Metti che una sera non riesci a raggiungere casa anche se lo vorresti più di ogni altra cosa. Metti che da tempo il sabato può felicemente essere una bella occasione di clausura e metti che per una volta è giusto cedere per amore e amicizia. Succede poi che il ventre di Palermo ti inghiotte nelle sue strettoie dove i palazzi un po’ rinascono un po’ seguitano a morire. E improvvisamente ti ritrovi in un’oasi contemporanea, una costruzione riattata con gusto, spazi ampi, design, un palco con tutto quello che serve per fare un po’ di musica, si mangiucchia e si magnifica un vino bianco freddo. Poca gente, il barocco di una bella dimora restaurata si vede all’angolo, di fronte si oppongono i panni stesi sul prospetto di un basso che difende la sua insularità. Una calma serafica. Un’atmosfera rotta ad un certo punto dal richiamo di due sospetti testimonial del morbo della nostalgia, il debole di Palermo o se vuoi la riserva aurea di Palermo (Orlando docet). Orecchie curiose si avvicinano al palchetto dove si introducono da sé Marcello Mandreucci e Rosario Vella “chitarrati dalla testa ai piedi”. Il pubblico è selezionato, quattro gatti. Ma il pubblico non sa ancora che è stato scelto dal destino di un sabato d’elezione. I due storici protagonisti della Palermo del Malaluna degli anni Ottanta, un po’ anche Novanta, meno del Duemila, più paffuto e un po’ rugoso l’uno, puntuto e brizzolato l’altro, in pochi istanti hanno scatenato una tempesta di strali. Cover e parole, citazioni e battute e rimandi di battute, Simon e Garfunkel, Beatles, Rita Pavone, Lucio Battisti, Celentano, Paolo Conte, il tempo vola. Accettano richieste, vere sfide, conoscono i testi di mille canzoni e le cantano bene tutte, trovano gli accordi, improvvisano, si sfottono e sfottono il pubblico. Sono più musicisti che mai e se possono fraseggiano in latino: “Hic sunt leones”, dice Vella ricordando come i Romani indicavano sulle carte geografiche luoghi lontani ed esotici. E Mandreucci gli tiene bordone anche quando il compare ostenta padronanza del dialetto palermitano lasciando a sua volta intonsa la sua storica, elitaria buona dizione. Un’ora e mezza al cospetto di due artisti che con il tempo, si vede, fanno i conti tutti i giorni e che con il talento devono avere lottato all’ultimo sangue perché forse li avrebbe potuti o dovuti portare altrove. Ma i due hanno la forma di una metafora bella e sul palco non sono una semplice operazione nostalgia. Si muovono nell’area minoritaria degli artisti di questa città con cuore, piedi, cervello e mestiere pienamente collocati nell’era contemporanea e in territorio meridionale sì, ma europeo.

14 commenti

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  • 14 giugno 2012 05:10 Continuate a vivere di amarcord… ma basta !!!
    Ancora abbiamo personaggi come Mordino con sti lagnosi programmi… ve lo ricordate questo ? ve lo ricordate quello ? com’era bella la tv privata a Palermo negli anni 70! Facevamo Io vedo CTS, Più meglio della Rai… mi ricordo questo, mi ricordo quello… Ma basta !!! teneteveli per voi sti ricordi, per i vostri attempati salotti di una Palermo bene che fu, con i suoi protagonisti di sempre (come il compianto F.Barbera) e con i suoi programmi di riferimento (il non compianto Opinion Leader)… io voglio vedere il presente di Palermo. Voglio vedere il FUTURO di Palermo !!! Anche artistico.
  • 14 giugno 2012 06:46 Pervaso di sentimento e di modulazione poetica
    il pezzo di Marina Turco: il futuro, il presente, il passato nel contesto di una magica serata nell’estate
    che va ad iniziare,
    Un abbraccio a Marina Turco, che da sempre stimo
    per la sua professionalità ed il suo proporsi
  • 14 giugno 2012 09:33 Luigi, cambia sito, facile no??
  • 14 giugno 2012 11:49 ma che succede a dipalermo? che cos’è l festival della nostalgia, la sagra del”ei fummo”? Prima Romano, poi Massaro ora la Turco. Va benissimo andare ai concerti di questo o quello, Boss, Duran o solo Mandreucci ma basta infarcirli di saudade, godeteveli, godiamoceli e tanti saluti, anche con qualche anno,ruga e giro-pancia in più. Non sarà mica colpa del ritorno del vecchio Orlando a Palazzo delle Aquile????????????
  • 14 giugno 2012 14:10 Siamo un pool di inguaribili nostalgici.
  • 14 giugno 2012 21:25 L’autrice ha voluto, sic et sempliciter,
    rappresentare un momento magico di incontri
    e sentimenti:
    Un affresco che si rivive qui a Palermo
    all’inizio dell’estate, che evoca giovinezza
    e bel pensare
  • 14 giugno 2012 21:25 Marina, complimenti! Con questo tuo pezzo, con la magia della tua scrittura, mi hai fatto vivere ogni cosa.
    Grazie.
  • 14 giugno 2012 22:57 Grazie a tutti dei commenti, belli e brutti!
  • 15 giugno 2012 08:55 Non voglio apparire malinconica altrimenti qualche lettore potrebbe non gradire, ma devo confessare che l’articolo di Marina Turco mi è piaciuto moltissimo.
    Ho vissuto quegli anni e questo articolo mi ha fatto rivivere le emozioni di quei giorni, le nottate tirate e la spensieratezza, che forse comprendo solo oggi.
    Inoltre abituata a vedere l’autrice in un contesto molto formale, come un telegiornale, ho piacevolmente assaporarato le sue doti di giornalista da carta “stampata”.
  • 15 giugno 2012 10:22 “Il futuro ha un cuore antico.” 1, 10, 100 di queste note. Marcello Sajeva
  • 15 giugno 2012 23:01 Ma Maristella discorda mai con qualcuno degli autori? Così, mi è venuta questa curiosità
  • 16 giugno 2012 09:43 @Giorgio, dovrebbe?
  • 16 giugno 2012 10:36 @fedro, si, perchè spesso si scrivono addosso!!
  • 16 giugno 2012 11:29 @Checco, come in ogni cosa, è una questione di gusti.
    Io, per esempio, apprezzo un commento ben scritto, anche se non ne condivido il contenuto o mi appare di un argomento poco significativo.
    E’ sempre meglio di quello che si legge in giro su altri blog e forum vari: robaccia illeggibile, il più delle volte.

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