Folklore

”C’ero, dunque esisto”
Il mantra del palermitano

Il giuramento dei consiglieri comunali a Sala delle Lapidi e il solito stuolo di amici e parenti. Il nostro protagonismo, modestamente, non teme confronti
folla-consiglio-comunale

Il nostro vizio di spettacolarizzare ogni cosa non conosce tregua, regole, condizioni climatiche. Anche una seduta a Palazzo delle Aquile può diventare un’occasione da non perdere. Bisognava esserci, lunedì mattina a Sala delle Lapidi, nella prima seduta consilare dell’Orlando-quarto. Immaginavo di trovare tanta gente, non lo nascondo, ma le mie aspettative sono state travolte. Una folla mai vista. Tutti i consigliere presenti, e vabbè, lo metti nel conto. Ma parenti e amici traboccanti no, quelli no.

Lo spazio per il pubblico nell’assise cittadina più solenne è già angusto di suo, ma l’altro giorno era un carnaio. Conoscenti e familiari dei consiglieri stavano assiepati anche lungo gli scranni e dietro la porta di ingresso. Per entrare bisognava sgomitare. Chi scrive ha trovato spazio su uno scalino. Il caldo, poi, era insopportabile. La solennità? A farsi benedire. I commessi in divisa resi invisibili tra tanta gente. Il tavolo riservato alla stampa al completo. Un catino che ribolliva umori ed emozioni. Quelle dei consiglieri-matricola che per la prima volta partecipavano ad una seduta del consiglio comunale. Quelle dei parenti in attesa di sentire la trita formula del giuramento, per giunta sgrammaticata. Quella del presidente designato in attesa di un traguardo che finché non lo superi non ci credi. E nessuna lamentela. Come se tutto fosse normale.

Il caldo? Pazienza. Altri impegni? Ma chi se ne frega. L’idea di sentirsi un po’ nel posto sbagliato ed intralciare i lavori? Ma neanche per sogno. L’importante era esserci. Che in fondo, se ci riflettete, questa voglia di manifestare un sentimento con la nostra presenza, noi palermitani l’abbiamo nel sangue. Esistono altri aeroporti al mondo dove agli arrivi c’è sempre una folla da stadio ad aspettare chi sbarca dall’aereo? Una muraglia umana che non conosce orari e stagioni. Siamo fatti così. Sentimento per noi è esserci. E senza voler scomodare pareri accademici e personaggi autorevoli, la scena di Sala delle Lapidi mi ha ricordato i giudizi profondissimi di un grande psicanalista palermitano, Francesco Corrao. In un bel libro di una ventina di anni fa frutto di una conversazione con il regista Roberto Andò, Corrao sosteneva che i palermitani sono affettivamente, umanamente, istintivamente, come i porcospini. I quali, appena intravisti i propri simili, corrono, corrono per stare vicini l’un con l’altro per poi, per via dei loro aculei, allontanarsi con altrettanta velocità.

Così è stato anche l’altro giorno. È bastato che il presidente “anziano” Giulio Tantillo alzasse un po’ la voce e invitasse il pubblico abusivo a lasciare gli spazi vitali di Sala delle Lapidi che la scena è improvvisamente cambiata. Nessuno ha protestato. La calma ha preso il sopravvento. Anche il caldo si è attenuato. Le parole tornavano a non essere avvolte dal caos. E poco importa che il momento clou, l’elezione del presidente e poco prima il giuramento del sindaco, non erano ancora avvenute. Se ne riparlerà tra cinque anni, al prossimo insediamento dei nuovi consiglieri. Nel frattempo, in tutte le occasioni in cui il consiglio comunale sarà riunito per prendere decisioni importanti per la vita di Palermo, statene certi: Sala delle Lapidi sarà mezza vuota.

3 commenti

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  1. lettura ineccepibile. il palermitano è protagonista per antonomasia. sa. capisce, conosce. Dice. Non dice. non è mai spettatore. è sempre attore.

    Giuseppe Bianca il 11/07/2012 alle 14:53
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  2. io non c’ero
    valgo qualcosa?

    dove andiamo? il 11/07/2012 alle 16:33
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  3. Sì, sei un palermitano atipico. Scommetto che non vai neanche a prendere i tuoi zii all’aeroporto quando arrivano. Vergogna :)

    Aldo il 11/07/2012 alle 16:37
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