i fatti dopo il ragionamento

Le aziende che si arrendono e gli alibi traballanti

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Lo svincolo della discordia al centro di una querelle inutile. Perché non fotografa la realtà. E non spiega i veri motivi dei tracolli economici Rotatoria Conca Doro.png | Blog diPalermo.it

Se esiste una strada per cercare di salvare la propria azienda, è giusto che un imprenditore la percorra fino in fondo. Ma temiamo che la causa che il titolare della Fabbrica delle idee vorrebbe intentare al Comune non fotografi con onestà i motivi che hanno portato l’azienda, così pare, a un passo dal baratro. Secondo Andrea La Rocca lo svincolo realizzato in via Lanza di Scalea ha favorito il centro Conca d’Oro penalizzando le altre attività. Il licenziamento dei dipendenti sarebbe dunque figlio delle scelte scellerate dell’amministrazione, e non di altro.

Ora, la catastrofe a cui uno dopo l’altro sono andati incontro Grande Migliore, Li Vorsi e ora anche Niceta – tanto per citare alcuni fra i più noti – farebbero piuttosto pensare a motivi che affondano le radici innanzitutto nel voltafaccia di una clientela che all’improvviso ha preferito rivolgere le proprie attenzioni ai centri commerciali nati negli ultimi anni – dal Forum di Brancaccio al Conca d’Oro dello Zen passando dal Poseidon di Carini.

È successo e continua a succedere dovunque, da Bolzano a Palermo. Da qualunque parte la si giri, i centri commerciali sono nati proprio per fagocitare tutto ciò che si trovano attorno, e questo ovviamente a prescindere dalle agevolazioni logistiche che un’amministrazione comunale è disposta a concedere.

Senza volere entrare nel merito delle strategie aziendali adottate per combattere contro simili macchine da guerra – ma la sfida, per chiunque, è oggettivamente difficile, forse ìmpari – la sensazione è che questa storia dello svincolo sia più che altro un alibi per non volere vedere una realtà molto più banale nella sua semplicità. Contro colossi di quel tipo la guerra si perde, con o senza svincolo. Non ci sono storie.

15 commenti

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  • 27 luglio 2012 08:36 I figli dei commercianti dentro i grandi colossi della distribuzione con contratti part-time: è stato questo spesso il patto scellerato che ha spianato la strada ai centri commerciali. E’ successo che il negozio di papà ha chiuso e il figlio si ritrova con un lavoro da 800 euro al mese. E le multinazionali ringraziano. La crisi c’entra fino a un certo punto. Non mi arrendo all’idea che non possa esserci una cartoleria decente nel centro. Ridatemi indietro de Magistris e compagni.
    E nessuno mi convincerà che per acquistare qualcosa debba prendere per forza la macchina e fare dieci chilometri.
  • 27 luglio 2012 10:23 Se anche lo svincolo avesse favorito un esercizio a discapito dell’altro, a meno di provare un patto scellerato tra l’amministrazione e uno dei due esercizi, un’eventuale causa all’amministrazione sarebbe vana.
    Che l’urbanistica viaria debba soggiacere a comodità dei commercianti è un paradosso più utile per la pubblicità che per rifarsi di un tracollo. Ma tant’è… nell’epoca del superenalotto le si provano tutte…
    Detto questo, gli esercizi commerciali chiudono perchè non possono stare sul mercato. Tutti quelli che adesso hanno chiuso i battenti erano grossi centri che, a loro modo, avevano strozzato negozi più piccoli, di cui nessuno si ricorda, e i cui titolari avevano pianto lacrime amare.
    Nel centro commerciale Conca d’oro, (che è come gli altri, secondo uno schema preciso, un susseguirsi di negozi d’abbigliamento, uno di elettronica, un ipermercato alimentare con annessi reparti di casalinghi, e un paio di negozi di articoli vari per la casa) non c’era nulla che facesse concorrenza diretta alla Fabbrica delle idee.
    Quest’ultima ha chiuso probabilmente perchè, a dispetto del nome, era un esercizio senza idee, un pò strampalato, e inadatto a sopravvivere in periodo di crisi.
    Crisi che colpisce tutti, anche i grossi centri, che infatti ansimano e non ce la fanno, compresi Auchan, Ipercoop, e giganti del genere.
    La differenza fondamentale tra i negozi che chiudono e quelli che aprono sta nella differenza di scopo sociale di un supermercato rspetto ad un Ipermercato.
    Il primo esiste per vendere merce e lucrare la differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita; il secondo esiste per acquistare la liquidità degli utenti. Il profitto viene dall’impiego della liquidità.
    E amen, con buona pace dei nostalgici del periodo intermedio.
  • 27 luglio 2012 10:29 “a prescindere dalle agevolazioni logistiche”. E no! E’ proprio QUESTO il punto!!! Se io decido di comprarmi dei vestiti o qualsiasi altra cosa ho due alternative: andare in qualche negozio in città o andare nel centro commerciale. Magari i prezzi sono più o meno uguali, ma ci sono delle importantissime differenze. Innanzitutto, appunto, logistiche: se voglio andare in centro a fare shopping devo sorbirmi:
    - Il caldo (o il freddo a seconda della stagione)
    - Il traffico
    - Due ore per trovare parcheggio, a pagamento
    - Quasi sempre mi ritrovo ad avere a che fare con strane entità subumane chiamate “posteggiatori abusivi” che si manifestano a pochi secondi dallo spegnimento del mio veicolo.
    - Se non trovo quello che cerco magari mi devo spostare, vado a piedi volentieri, se sono lagnuso (99% dei palermitani) riprendo l’auto e ricominciamo dal punto 1
    Se voglio andare nel centro commerciale:
    - E’ in periferia, generalmente incontro meno traffico che infognarmi in via Libertà, in via Ruggero Settimo o, peggio, in viale Strasburgo
    - Entro in un ambiente con aria condizionata/riscaldamento, servizi igienici e ristorazione
    - Trovo più o meno facilmente parcheggio
    - Non ci sono le strane entità di cui sopra, molti centri commerciali sono riusciti a disinfestare i loro parcheggi dal parcheggiatore abusivo. Non so come ci siano riusciti, ma ce l’hanno fatta
    - Se non trovo quello che cerco passo al negozio successivo, al forum ce ne sono 120.
    Ecco perché le gente preferisce il centro commerciale, specialmente in una città come Palermo in cui la maggioranza della gente è atavicamente lagnusa e, se potesse, posteggerebbe dentro il negozio.
  • 27 luglio 2012 10:37 Concordo con Gianfranco.
    Peraltro sono convinto che la Fabbrica delle Idee ha perso decisamente la propria sfida con il mercato con l’apertura di Leroy Merlen, che insiste nello stesso settore di mercato e che non gli ha lasciato scampo.
    Paradossalmente penso che, al contrario, l’apertura di Conca D’oro era un’occasione irripetibile per la FdI, perchè ha movimentato (e movimenta) un traffico enorme che doveva e poteva essere sfruttato meglio da questo imprenditore. Molto meglio.
  • 27 luglio 2012 12:13 D’accordo con FEDRO. Leroy Merlen ha soffocato la fabbrica delle idee. Non il conca d’oro. E anzi l’apertura del conca d’oro poteva solo favorirlo.
    Infine: ma siamo sicuri che le motivazioni del fallimento dei grandi centri commerciali palermitani, migliore, livorsi, ecc…sia dovuta solo alla nascita dei centri commerciali? Perchè per esempio questi non si univano tra di loro (milgiore, li vorsi, ecc…) e formavano un unico grande centro commerciale made in palermo che si contrapponesse a conca d’oro, la torre e forum palermo?
    Non ci hanno pensato, non lo hanno voluto fare per gelosie di primato reciproco, o glielo hanno impedito di fare?? Se fosse l’ultima, sarebbe molto grave…
  • 27 luglio 2012 12:32 scusa roberto, ma chi avrebbe dovuto impedirglielo?
  • 27 luglio 2012 12:36 Le mie sono solo ipotesi. Parlo facendo lavorare un po la fantasia, ma ben sapendo anche che la mafia non è solo cosa nostra. C’è anche una mafia delle multinazionali (che è anche molto più potente…). Se i “nostri” migliore, li vorsi, niceta & company, avessero voluto unirsi per contrapporsi ai “forestieri”, potrebbe essergli arrivato lo “stop” da “qualcuno”.
    Purtroppo non spetta a me provare se sto ipotizzando solo scenari fantastici. Spetterebbe al giornalismo inchiesta. Che purtroppo non esiste più…
  • 27 luglio 2012 12:59 Roberto la tua ipotesi è suggestiva ma, a mio parere, non verosimile.
    Di solito la spiegazione è sempre la più semplice: le imprese palermitane di cui si discute a) non hanno capito cosa stava accadendo b) quando l’hanno capito non sono stati in grado di porre in essere la benché minima strategia di marketing a difesa del loro mercato.
    Hanno vissuto sugli allori di decenni di mercato per nulla turbolento, hanno battagliato fra di loro, negli anni ’90 a colpi di fioretto più che di spada, con la sola arma del paginone su GdS per spostare clienti da una parte o dall’altra.
    Erano talmente disabituati al marketing moderno che quando il teatro della contesa è diventata un’arena infuocata per l’arrivo dei grandi player (Forum, Leroy Merlen, Conca D’oro, Poseidon…) sono morti, ancora prima prima di rendersene conto.
  • 27 luglio 2012 13:01 E’ quello che sta succedendo al GdS.
    Hanno due anni di vita. E sono ottimista.
  • 27 luglio 2012 13:40 @fedro
    parli di quella carta che non serve nemmeno ad ammugghiare il pesce ? :)
  • 27 luglio 2012 16:22 Non so. Può essere che sia inverosimile Fedro. Ma sai, tante volte guardiamo dei film, che sembrano esagerati, inverosimili, e poi dopo qualche anno ci accorgiamo che la realtà aveva superato la fantasia del film.
    Riguardo all’impreparazione per fronteggiare l’arrivo dei centri commerciali, è possibilissimo. Ma non sono uno che crede molto nell’ingenuità delle persone, specialmente navigate come questi imprenditori.
    Ma non lo escluderiei comunque…L’idiozia di molti imprenditori a palermo si taglia a fette. Ma non è generale comunque…
  • 27 luglio 2012 16:49 a proposito di marketing ma avete dato un occhiata hai prezzi che pratica il gds x gli abbonamenti al giornale mensili annuali o miniabbinamenti tipo 10 copie dategli un occhiata e capirete perche tutti nell iphone/ipad/tablet non se lo fa nessuno.
    io in primis volevo farmi l’abbonamento x comodita’ e perche’ vivo lontano da palermo, ma appena ho visto i prezzi e quello che offrivano scappavo l’applicazione lo cancellata all’istante!! poi se adesso e’ cambiata non lo so quando lo scaricata io era diverso.
  • 30 luglio 2012 12:09 Leroy Merlin, è vero, opera nello stesso segmento della FdI, ma quest’ultima, ormai da tempo, aveva spostato il suo core business dal Fai-da-Te alla vendita di paccottiglia e mobilia etnica, cornici e quadri, casalinghi e qualche luminaria. Il settore fai-da-te che pure aveva prezzi più competitivi della concorrenza (anche di Brico) ma era ridotto a meno di un terzo dell’intero negozio.
    La chiusura quindi, è da ascrivere ad una errata visione strategico-commerciale, più che alla rotonda-svincolo del Conca D’Oro.
  • 30 luglio 2012 14:32 Isaia, assolutamente d’accordo con te. Altro che svincolo…
  • 31 luglio 2012 14:40 Per la cronaca, non si tratta di un fallimento ma di cessazione dell’attività. Ieri pomeriggio sono stato li e ho potuto ascoltare i commenti (giustificabilissimi) poco carini sui titolari…

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