i fatti dopo il ragionamento

L’aria del continente sulle strade di Ballarò

di

“Signor Massaro”, ha gridato il mio anziano vicino di casa roteando le braccia per attirare la mia attenzione.

Ho fermato la moto e mi sono affiancato a lui.

“Buonasera, mi dica”

“Sono venuti due, poco fa. La cercavano. Mi hanno chiesto se abitava qui. Erano continentali”

“Continentali?”

“Sì, due continentali”, ha ripetuto lui riempendosi la bocca di quella parola che gli evocava, così ho immaginato, mondi lontani, forse esotici, di certo a lui sconosciuti e soltanto sognati.

“Ma continentali di dove?”

“E io che ne so, milanisi, torinisi…”

“E lei che gli ha detto?”

“Che lei abita qua. Perché, ho sbagliato?”

“Ma quando mai, ha fatto bene. Arrivederci”

Mentre andavo via pensavo a quella parola così antica e, perché no, suggestiva. La usava mia nonna quando salivamo sul traghetto che ci portava al di là dello Stretto – “guarda, guarda, quello è il continente” – e io, ero bambino, pensavo che il continente fosse un mondo magico, quasi proibito, a cui non avrei mai avuto accesso.

A un certo punto sono tornato indietro dal mio vicino.

“Ma gliela posso fare una domanda?”

“Come no, mi dica”

“Ma lei nella sua vita è partito mai?”

“Partito? Ma per andare dove?”

“Che ne so, a Napoli, a Roma”

“La vuole sapere la verità? Io non mi sono mai mosso da Ballarò”

“Lo immaginavo. Buonasera”

1 commenti

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  • 01 agosto 2012 13:16 Ricordo Tatà, mia nonna, donna vera come ce ne sono poche.
    Parlava sempre con malinconia di mia sorella e di mio cugino Rino. Diceva, con la voce sconfitta: “I miei nipoti, quelli che vivono in continente, quanto mi mancano”.
    Questa parola mi ha fatto ripensare a lei.

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