i fatti dopo il ragionamento

Quando il piccolo libraio diventa il tuo psicologo

di

Lo strapotere delle grandi catene e la lotta per la sopravvivenza delle librerie indipendenti palermitane. Per cui i lettori sono, anche, pazienti da ascoltare. E coccolare Libraio | Blog diPalermo.it

Fate una prova: entrate in una libreria che fa parte di un grande circuito e chiedete un consiglio. Se tornate una seconda volta, il suggerimento ve lo darà probabilmente una persona diversa. Fate lo stesso esercizio in una libreria indipendente; una di quelle, insomma, che per volontà o per necessità non fanno parte di alcuna grande catena. Probabilmente il consiglio ve lo darà il titolare, o uno dei pochi, informatissimi dipendenti: ci sono soltanto loro, del resto.

Da qualche anno anche a Palermo le librerie indipendenti sono molto attive: dalle colazioni ai reading notturni, dagli incontri ai piccoli concerti, la libreria diventa l’opera di un artigiano che dichiara guerra, spesso rimettendoci economicamente, all’indolenza. Non solo un luogo di acquisto, ma scrigno di accessori particolari (monili etnici, segnalibri, incensi), che troverete insieme al libro di quell’autore sconosciuto pubblicato da una casa editrice nota a se stessa e a Dio, che difficilmente potrebbe convivere nello stesso scaffale in cui troneggia il libro di Del Piero (facciamocene una ragione: scrive pure lui).

Tra una libreria autogestita e una appartenente ai grandi marchi nazionali passa insomma la stessa differenza che c’è tra un fast food e una trattoria che non si arrende alla fretta che ci perseguita pure davanti a un piatto di pasta. Il segreto di questa alchimia? Né libri né tessuti. È solo lui: il libraio. Qualche anno fa, Natalia Aspesi scriveva che i cosiddetti “lettori forti” – quelli cioè che hanno un rapporto piuttosto stretto con la lettura – hanno un legame altrettanto esclusivo con il proprio libraio. E che questi, a sua volta, lo abbia con ciascuno dei suoi clienti (a me verrebbe da chiamarli “pazienti”, come chi riceve una cura per lo spirito).

Diverso tempo fa ho cercato per mari e per monti il primo libro di Maurizio Buscarino, tra i più importanti fotografi di teatro dei nostri tempi. Lo trovai dopo un numero indefinito di tentativi, proprio in una minuscola libreria indipendente. Mi ero trovata là dicendomi “tentiamo anche questa” e avevo finito per spiegare al libraio le mie motivazioni, i miei gusti. Tutte cose che lui non mi aveva assolutamente chiesto: un po’ come andare dallo psicologo e ritrovarti a parlare a ruota libera. Lui mi interrompeva raramente, ma non perdeva una parola.

Tornai più volte, ma avevo quasi perso le speranze. Il volume si trova ora a casa mia, non so attraverso quale magia operata dal libraio: quando me lo consegnò era quasi più contento di me, che finalmente l’avevo trovato. Secondo me non ne conserva una copia più nemmeno l’autore.

10 commenti

Lascia il tuo commento
  • 06 agosto 2012 08:15 PAGINE DI FRUTTA E VERDURA
    Nei miei anni giovanili, frequentavo una libreria – “emanazione” di una storica e illustre casa editrice – ospitata in locali angusti, decisamente inadatti. Le pubblicazioni occupavano anche la parte centrale delle non grandissime sale. Non c’era un “angolo” per la lettura dei quotidiani, né – figuriamoci! – la caffetteria. I commessi – “attempati” rispetto a me che ero poco più che adolescente – professionali, ma alquanto algidi, mi incutevano quasi timore e un senso d’ inadeguatezza culturale quando mi rivolgevo loro per una informazione o un consiglio.
    Da qualche anno la stessa libreria dispone di ampi spazi in un edificio in pretenzioso stile eclettico ed è (purtroppo?) la perfetta “clonazione” degli altri punti vendita del la stessa catena editoriale presenti in ogni grande città italiana. I commessi “brizzolati” e distaccati, ma professionalmente ineccepibili, sono stati via via sostituiti da “ragazzotti” e “ragazzotte” dai modi alquanto sbrigativi che non si fanno scrupolo, all’occorrenza, di passarti davanti – senza nemmeno accennare una parola o un gesto di scuse – mentre sei intento a guardare le opere esposte o di comunicare fra loro come se fossero chiamati ad un incessante “saluto alla voce” di marinaresca tradizione.
    Qualche giorno fa ho visto taluni di tali i “neocommessi” aggirarsi nei locali della libreria con bassi carrelli dai quali prendevano o su cui impilavano volumi afferrati e trattati con la medesima noncuranza con cui un addetto di un qualsiasi supermercato maneggia la frutta e le verdure non più idonee alla vendita.
    Non dovrebbe, una libreria “di grido” – e per tanti versi ancora meritoria – porsi come problema non periferico quello della scelta e della formazione del proprio personale? Ma, evidentemente, il nuovo senza progresso che avanza e che ha una ontologica repulsione per tutto ciò che sappia, anche lontanamente, di scrupolosità e di educazione civica ha già fatto proseliti anche negli ambiti più insospettabili.
  • 06 agosto 2012 08:27 Ci sono delle ottime librerie a Palermo, penso per esempio a Modus Vivendi, dove è un piaere passare del tempo a scegliere un libro, proprio per la gentilezza del proprietario.
    Personalmente, quando devo acquistare un libro per me o per donarlo, scelgo sempre una piccola libreria cittadina. Mai una grande impersonale catena, che tratta i libri alla stregua di un supermercato, con montagne di volumi dell’ultimo Volo, tutti rigorosamente impilati davanti la vetrina.
  • 06 agosto 2012 10:43 Ah, quindi Modus vivendi Volo non ce l’ha??
  • 06 agosto 2012 11:51 Aldo, quasi certamente l’avrà.
    Ma sono certa che non sarà accatastato in vetrina e – più importante! – non sarà un libro tra quelli consigliati al cliente di turno.
  • 06 agosto 2012 12:49 I ragazzotti impreparati e sbrigativi sono
    il segno della nostra società in declino.
    Alcune librerie accoglienti ci sono, per fortuna.
    Ma perso per perso, attingo alla Bibliotca nazionale
    o a quella comunale, che difficilmente deludono
  • 06 agosto 2012 13:54 @Mangiapane, magari ho interpretato male, ma se intendi dire che si trovano facilmente online, allora non convengo con lo spirito del tuo commento.
    Perchè oggi online si trova di tutto, questo e ben altro, ma ciò non può sostituire (non ancora, spero) la figura professionale del libraio, che ti consiglia, che comprende o conosce i tuoi gusti, che sa selezionare le migliori case editrici, le migliori edizioni.
    L’acquisto di un libro è un momento poetico e un sito web, a mio avviso, è troppo spoetizzante, alla pari del supermarket Feltrinelli.
  • 06 agosto 2012 14:00 Penso di essere quello che vine definito un “lettore forte”. è chiaro che i consigli di chi continua a fare il libraio con passione – e lo fa fino all’ultimo giorno della sua vita, vedi il sig. Giordano dell’ALEPH – aiutano. Trovare un libro su internet è facile. Difficile è capire cosa cercare…
  • 06 agosto 2012 15:09 Su si scherza! Però pensa che questo post fa molto piccoli librai contro multinazionali, “C’è post per te” di Nora Ephron un film del 98 :)!
    Adesso il vero problema dei librai non sono più le grandi librerie, ma l’incrocio amazon (ibs e quello che vuoi) più blogger (anobian e quello che vuoi). Se ci pensi alcuni blogger spelacchiati ti conoscono meglio di tua zia (quella bibliofila) e non hanno nulla da invidiare al vecchio libraio che anche a me (come il vecchio venditore di dischi) stava simpatico prima che si estinguesse!
  • 06 agosto 2012 15:52 chissà se il tetto massimo del 15% di sconto sul prezzo di copertina, imposto per legge, ha portato qualche beneficio a questa categoria di venditori…

Lascia un commento