Racconto d'estate

L’amore che ci salva la vita
(anche se a volte finisce)

Esistono terapie che non prevedono medicine. La storia di Giuliana, guarita da una terribile malattia grazie agli abbracci di Sergio, ci dice che è possibile
amore-sedia-rotelle

“Di storie d’amore ce n’è una a ogni porta”. Me lo diceva sempre mia nonna.
Ieri questa massima è venuta a trovarmi, ed era da tempo che non mi capitava.
Ho rivisto, dopo diversi anni, Giuliana. Studiavamo insieme all’Università di Palermo, alla facoltà di Comunicazione. Una decina di anni fa o poco piipù. Eravamo appena due matricole lentigginose, provinciali e alquanto fuori luogo se chiamate all’appello di certi vizi da città.
Giuliana prometteva bene, sognava di lavorare nella pubblicità ed era certa che un giorno avrebbe inventato uno di quegli slogan che si depositano per sempre nella memoria di decine di generazioni.
Poi, a un certo punto del percorso, mentre i trenta sul libretto sembravano una monotonia grafica, piuttosto che una lode al suo sapere, accadde quello che un ventenne non si aspetta.
Fu attaccata da una malattia genetica dal nome senza pronuncia, di quelle che esplodono all’improvviso.
Cominciò prima a dimagrire, poi ad avere il cuore che galoppava come Varenne, quindi a non poter camminare quasi più.
Stanca dei ricoveri e delle tartassanti terapie, mise
da parte pasticche e flebo e, con i residui di forza che aveva in scorta, dalla provincia tornò a Palermo per sostenere un paio di esami.
Fu in una di quelle circostanze che conobbe Sergio, un ragazzone della Palermo proletaria, con gli occhi liquidi e le mani grandi quanto il suo cuore.
Sergio si innamorò subito di lei. Se ne innamorò malgrado le occhiaie, il petto scavato e le gambe inchiodate alla sedia a rotelle.
La corteggiò con un rispetto antico, la coccolò come solo i padri sanno fare e la premiò con una fedeltà ad angolo giro.
Giuliana minimizzava, almeno così sembrava. Se la tirava un po’, perchè aveva paura di soffire più di quanto già non le stesse capitando.
Ma una volta che Sergio la stava riaccompagnando a casa, mentre la prendeva in braccio, lei lo baciò e incorniciò quel momento come “uno dei baci più belli del mondo”. Così, almeno, al tempo, me lo descrisse.
Cominciò la loro storia, con il sole in faccia, Sergio a fare avanti e indietro da una “comune” nei pressi della stazione Notarbartolo e con Giuliana che faceva di tutto per essere la donna più bella del mondo.
Nel frattempo Sergio l’aveva convinta a ricominciare la terapia, ironizzando su certi pasticconi verde mela e dando loro l’alienazione di innocue caramelle. Le aveva fatto tornare l’appetito e l’aveva addirittura persuasa a fare certi giri in Vespa che, Giuliana, al tempo terribilmente claudicante, quando ci ripensa, esclama: “Che incoscienti!”.
Era tornata la primavera e la mia amica migliorava a vista d’occhio.
Nel giro di pochi mesi, Giuliana era guarita quasi del tutto. Perché malattie come quella, se prese in tempo e quando si è ancora giovani, posso lasciarti tanti margini di libertà. Su tutto, però, il cuore della mia amica aveva ripreso a partorire sogni su sogni, con un’energia che contagiava a cose e a persone.
La storia con Sergio non durò per sempre, anzi. Finì proprio quando Giuliana tornò a essere la ragazza di sempre. Anzi no, perché la sofferenza toglie all’abitudine il vizio dell’essere scontata.
Quell’amore si concluse di botto, senza che uno incidesse ferite nel cuore dell’altro. A entrambi rimase il ricordo di un legame dolcissimo, senza litigi, senza rancori, portato a passeggio su una Vespa, alla scoperta della Palermo in primavera.
I due rimasero amici, anzi, se glielo chiedi, oggi giurano che sono l’uno il migliore amico dell’altra.
Oggi Sergio vive al nord ed è papà di due gemelli chiacchieroni.
Giuliana ha un lavoro precario, ma edificante, si è sposata ma non ha ancora inventato lo slogan che cambierà il mondo. “C’è tempo”, dice lei.
Di contro ha un pancione di quasi otto mesi e mentre lo accarezza sa bene che, se dieci anni fa non avesse fatto quella terapia stremante, oggi il miracolo che porta nel grembo non sarebbe stato possibile.
Sergio le salvò la vita, questo Giuliana lo sa bene e lo riconosce sempre. Sa che quel piccolo incontro,in una Palermo distratta di una manciata di anni fa, decise molte cose al suo posto. Capisce anche che la vita, se vuole, sa toglierti di torno le ingenerosità che non meriti.
Quello di Giuliana e Sergio non fu un grande amore. Il loro fu, semplicemente, un amore grande.

8 commenti

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  1. In una Palermo che brucia (e non solo metaforicamente parlando) boccioli di Vita di cui tutti dobbiamo farne tesoro.

    OldRosanero il 07/08/2012 alle 07:38
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  2. Maristella, il tuo è un racconto molto bello.
    Non voglio sembrare campanilista, ma credo che al sud, e da noi in particolare, è più facile che accadano storie come questa.

    Desideria il 07/08/2012 alle 11:44
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  3. Su, desideria, io credo invece che queste, per fortuna, siano storie universali.

    Bob il 07/08/2012 alle 11:46
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  4. A mio modesto parere, penso che con la sua storia Giuliana abbia già trovato quello “slogan” che si deposita nella memoria delle generazioni.

    Grazie Maristella, per averci regalato questo magnifico “Film” fatto di sogni amore e voglia di vivere.

    Agostino il 07/08/2012 alle 11:47
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  5. No Bob, non credo.
    Ho vissuto al nord per molto tempo e, credimi, la gente è fredda, pensa solo al proprio tornaconto, ti fanno sempre i conti in tasca, anche in amore si sta ben attenti con chi “ci si mette”. Non dico che non può accadere una storia così, dico che è più difficile che accada. Molto più difficile.

    Desideria il 07/08/2012 alle 12:34
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  6. Bel racconto, giusto e onesto.

    Antonio il 07/08/2012 alle 12:56
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  7. @Desideria….ma ti prego, ma che scrivi. Cos’è la sagra dei luoghi comuni? Delle banalità?
    Allora quando dicono che qui siamo tutti mafiosi, è reale secondo te?
    Ci sono persone fredde ovunque! Pure in via Cipressi a Palermo e in via del Corso a Roma, lo stesso vale per i “caldi”.
    Ho vissuto a Verona, sono freddi se sei una testa di cippa colossale…un tascio palese o soo un rompiballe.
    Bel racconto! Brava.

    lufio il 07/08/2012 alle 13:43
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  8. Ciao dolce Maristella,

    sì, sono proprio Sergio, il Sergio il cui ritratto che delinei è forse un po’ troppo elogiativo, ma quel Sergio lì.
    Di quei giorni con Giuliana ricordo il sole e il caldo, l’amore e le follie, gli interminabili dialoghi e i profondissimi silenzi. Ricordo molto, forse non tutto, che la memoria fa spesso brutti scherzi e vola via da tutto quel che è dolore, ma ricordo intensamente.
    Mi mancano quei giorni, mi manca anche la giovinezza con la quale erano vissuti, ma non li rimpiango, perchè i ricordi si possono rivivere sempre.
    Il mio rapporto con Giuliana non è stata una parentesi di vita, è stata la vita al di fuori di altre parentesi.
    Niente mi è più caro di certi momenti, di certe immagini, di certe complicità fissuti assieme a Giuliana e il mio ruolo nella sua guarigione è stato davvero marginale, perchè in lei c’era già il germe della rivalsa. Sono stato forse catalizzatore di questa reazione, ma solo perchè mi sono trovato a incrociare la sua strada.
    Voglio tanto bene alla mia Giuliana e sempre ne vorrò, ovunque lei sia e sarà e spero e prego che per lei le strade siano sempre lastricate di petali di rose.

    Un bacio e un abbraccio, Maristella, che hai vissuto tutto questo accanto a noi.

    Il tuo sempre e per sempre amico,
    Sergio

    Sergio il 08/10/2012 alle 14:06
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