E adesso — ora che le elezioni sono di nuovo alle porte — scommetto che i mafiosi si sveglieranno tutti di soprassalto. E sarà un tripudio di lettere anonime, buste con proiettili, croci disegnate sui portoni e sui muri delle segreterie politiche. Di macellai costretti agli straordinari per soddisfare le richieste di teste di capretto; di benzinai indaffaratissimi con taniche e bottiglie destinate ad incendiare casolari abbandonati o auto che sarebbe stato più costoso rottamare che mantenere in vita. Partirà in anticipo pure la stagione della potatura di ulivi e agrumi. E non passerà giorno senza che gli addetti stampa di gruppi, partiti e singoli politici (fino all’ultimo consigliere di circoscrizione), inonderanno le redazioni di solidarietà a questa o a quell’altra vittima.
Preparatevi, perché ormai è questione di giorni, forse addirittura ore. Giusto il tempo di definire liste, schieramenti e candidati alla presidenza, poi l’altra campagna — quella delle intimidazioni e… dell’indotto — si rimetterà in moto inesorabilmente.
«Fermati, finché sei in tempo, o sarà boom!», diranno al candidato di un paesello arroccato di cui fino al giorno prima non si conosceva neppure il nome, tanto meno il programma o la mossa che avrebbe dovuto mettere in crisi le mafie di tutto il mondo. «Hai voluto sfidare la sorte… e per questo morirai» minacceranno ancora questi mafiosacci, puntando dritto alla serenità e alla resistenza di quel politico che da quattro legislature si ostina a prendere lo stipendio da parlamentare. E che, a scanso di equivoci, non ha presentato un solo disegno di legge. Ci sarà pure l’aspirante deputato che agogna un posto sicuro in lista, e che nell’attesa di una risposta da Roma troverà nella buca una busta con proiettili capace di chiarire ogni dubbio a dirigenti e segretari del partito.
Pensate che in questo modo alcuni candidati, sindacalisti e altri «uomini delle istituzioni» (con tutto il rispetto sia per gli uomini che per le istituzioni) hanno collezionato — e se ne vantano pure! — dieci, quindici e in certi casi anche venti intimidazioni. «La prossima volta per te è finita». E ancora: «Finora siamo stati pazienti, ma adesso basta». Oppure: «La tua famiglia è in pericolo, non fare scherzi». E per finire: «Ancora non hai capito che facciamo sul serio?». Sul serio? Ma stiamo scherzando?
Ora, non so voi, ma io sinceramente faccio fatica a prendere sul serio uno che da dieci o vent’anni manda lettere promettendomi bombe, sventure o evirazioni e assicurandomi, ogni santa volta, che quello è l’ultimo avvertimento.
O, per essere più precisi, che sarà l’ultimo avvertimento… almeno fino alle prossime elezioni.

in effetti oggi appare di più di moda criptoneggiare che affidarsi a strumenti così rumorosi. ho conosciuto un candidato alcuni anni fa che si mandò da solo più di un proiettile, temendo che nessuno gliene potesse mandare altri.
Caro Vicè, aggiungerei anche le corone di fiori.
Un passero morto sul parabrezza dell’auto frutto un articolo ad un consigliere di un paese madonita…. ma anche i giornalisti però…
E giù profluvi di solidarietà su minacce inesistenti, immaginate, costruite, organizzate, sceneggiate, dirette e interpretate. Olè.
Ogni riferimento al Sen. Vizzini é puramente casuale?
da parte mia, piena solidarietà ai capretti