i fatti dopo il ragionamento

La disinvolta piroetta dell’eroico Miccichè

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L’intrigo logico è di quelli che fanno venire il mal di testa. Gianfranco Miccichè, ex leader di Forza Italia cioè seme prezioso del Pdl, molla il candidato del Pdl alla presidenza della Regione e si avvicina all’Mpa, il partito autonomista di Raffaele Lombardo che pure aveva duramente criticato in passato. In pratica un’inversione a “u”, anzi un salto di corsia autostradale, roba da brividi.

Si candida lui, Gianfranco Miccichè, per salvare l’Isola con un’alleanza sicilianista che ci faccia riscoprire il perverso gusto di essere diversi ma migliori, diversi ma ribelli, o magari diversi e basta. Miccichè è politicamente uomo forte e tenace, tanto che ormai sulle cronache si è celebrata da tempo la nascita della parola “miccicheiani”, per indicare i seguaci del mahatma dell’epocale 61 a zero. E poco importa se un anno fa il condottiero dichiarava di stare con chi oggi ha allontanato e si mostrava più che perplesso nei confronti di chi oggi ha avvicinato: “Se vogliamo fare gli interessi della Sicilia e del Meridione, si deve stare al governo, oppure non si va da nessuna parte. Non c’è dubbio che, dovendo stare al governo, io sto con Berlusconi. (…) Lombardo non capisco dove vuole andare”. E quando l’intervistatore faceva notare che “Lombardo parla di una forza autonomista che può allearsi, di volta in volta, ora con la destra ora con la sinistra”, lui rispondeva perentorio: “L’autonomia è un errore clamoroso. Significa restare sempre fuori dai luoghi decisionali che contano. Io all’opposizione non ci voglio stare. Lombardo decida cosa vuole fare da grande. Il problema non è mio”.

Non sfuggirà che l’unico elemento di coerenza è contenuto nell’ultima frase. Per il resto tutto è cambiato e probabilmente oggi Lombardo gli ha fatto capire cosa vuole fare da grande: il manovratore siciliano. E a Miccichè il progetto è piaciuto. Ovviamente.

Ebbrezza della guida disinvolta, vento nei capelli e sterzata facile. Anche nei confronti dell’opposizione Miccichè ha saputo essere multiforme. “Il centrosinistra non è credibile poiché, come è già avvenuto, tornerebbero a prevalere una serie di partitini dal pensiero estremista che non consentono di fare nulla” dichiarava a maggio del 2011. “Non escludo una alleanza di Forza del Sud anche con il Pd. Per il Sud siamo pronti ad allearci anche con il Diavolo” sbottava qualche mese dopo a La Zanzara, su Radio 24.

Quisquilie. Inciampi del divenire. Le cose importanti sono altre. Ora c’è la corsa alla carica di governatore e ci sono motori da oliare, chilometri da macinare, avversari da superare. E tante, infinite, corsie da saltare. Vento nei capelli e sterzata facile.

Questa è politica, barboni!

1 commenti

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  • 30 agosto 2012 01:00 La vera politica che vive di valori, ideali, virtù
    indirizzate alla comunità non è proprio quella che
    ci ammannisce, con narcisistica prosopopea l’on.
    Gianfrano Miccihè: c’è nel personaggio un funesto
    progetto improntato ad ambizioni, una folle corsa
    ad imporre, anche battendo i pugni, le prprie ambi-
    zioni personali:
    Che importa se deve la sua “fortuna” al “dominus”
    che lo ha dispensato di potere, ricchezza, prestigio?
    Che importa se il novello lucifero azzanna la mano
    a chi lo ha inventato?
    Giravolte, bizze, capriole da saltimbanco, dichiarazioni
    funambolesche stanno inprimendo alla sua corsa, capelli al vento, un precario percorso destinato al fallimento.
    Lui sa, temerario, che la sua corsa non andrà a buon fine perchè, con Cicerone “chi è nemico dei suoi amici
    è nemico di tutti”.
    L’autore del pezzo brillantemente ci ha rappresentato
    lo stato dell’arte dell’impudente navigatore.
    I sogni di una stagione di mezza estate naufragheranno
    con gran clamore.
    Altri personaggi candidati, più credibili e di ottima
    filigrana, meritano di governare la Sicilia

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