La storia

Mi chiamo Piera Aiello,
sono morta e risorta

Testimone di giustizia a poco più di vent'anni per sfuggire a un destino di mafia e dolore. In un libro le sue due vite. Prima e dopo Borsellino

Chiamarsi Piera Aiello e poterlo dire davanti ad un pubblico. Essere una testimone di giustizia, fra i primi e forse più temerari e impertinenti, e poterlo raccontare a voce alta dopo averlo scritto. Smettere di scappare, di nascondersi e poter desiderare di tornare in Sicilia, perché no, persino nell’inospitale Partanna .
Piera Aiello nel 2013 è una donna siciliana con una storia romanzesca e un aspetto che non la rivela neanche un po’. È sorridente, con poche rughe, poco trucco, piena di parole che non hanno perso l’accento del suo paese belicino.
Ha 45 anni e ne aveva 22 di meno quando ha fatto un salto nel buio e ha voltato le spalle ad una famiglia di mafia.
Un giorno assiste all’omicidio del marito, Nicola Atria. Gli sparano nella pizzeria che avevano avviato insieme a Montevago. Lei ha insistito per sfuggire ad una guerra di mafia che ha già lasciato a terra il suocero boss. Ma non è bastato.
È la condanna ad una vita sotto la cappa del dolore e di regole subumane. Piera Aiello, una figlia di tre anni in braccio, si toglie di dosso il sangue e decide di raccontare quel che sa prima ai carabinieri e poi a Paolo Borsellino e ad un paio di magistrate donne come lei.
Maledetta Mafia è il libro che racconta questa odissea dei nostri giorni. È un lavoro a quattro mani. Piera parla e ricorda, Umberto Lucentini (umanissimo cronista) ascolta e trascrive.
Ne viene fuori un viaggio nella vita di una siciliana che per testa dura e voglia di vivere si è trasfigurata in eroina. Una vera e propria chiamata, un’ispirazione, un talento d’abnegazione e bisogno di onestà, viene da pensare leggendo capitolo dopo capitolo.
Le intenzioni di Piera vacillano solo con l’eccidio di via D’Amelio e il suicidio di Rita Atria, la giovane cognata che decide di seguirla nel suo peregrinare antimafioso. Lo “zio Paolo” muore ucciso con la scorta e Piera forse per la prima volta sente il morso della sconfitta e la responsabilità di una scelta dalla quale è difficile tornare indietro. Rita non ce la farà. E Piera dovrà affrontare anche questa tragica separazione.
Sembra storia di ieri. Uno strano prodigio – o forse le ferite troppo profonde di un’intera generazione di siciliani – lascia intatti i ricordi di quella stagione buia. Ma sono trascorsi venti anni, il tempo per vivere un’altra vita, anche due o tre nuove esistenze. Questa è la storia di Piera Aiello, trasformista per onorare la verità.
Una città dietro l’altra, un lavoretto dopo l’altro, lo Stato che un giorno ti aiuta l’altro ti dimentica, i soldi come briciole, pochi amici tranne i carabinieri angeli custodi, la bambina Vita Maria che deve andare a scuola e non ha un nome con cui farlo, l’anima sostenuta da un coraggio di granito.
Una vera odissea che ancora oggi non ha una fine. La vita è in un “altrove” del quale nulla si può dire. Ma la vita è anche un nuovo capitolo d’amore, vero antidoto alla violenza. Piera Aiello un giorno ha imboccato la strada che l’ha portata a un uomo con cui ha costruito la sua nuova famiglia. Sono arrivate altre due figlie, il diritto alle cose della quotidianità, e il bisogno di raccontare come si vince una battaglia di civiltà.

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