i fatti dopo il ragionamento

Il mistero di Petra nelle foto di Morello

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Petra1 | Blog diPalermo.it

È il ritorno allo stupore dei primi esploratori che la scoprirono. È il ritorno alla verginità di un luogo fotografato, percorso, commentato migliaia di volte eppure adesso come mai visto. “Petra”, la mostra che Paolo Morello ha inaugurato alla Cavallerizza di Palazzo Sambuca, più che un’esposizione di fotografie è un’esperienza. Un viaggio nella città della Giordania che ha tessuto l’immaginario mitico e letterario degli ultimi due secoli. Fotografie grandi, in bianco e nero.

Nude, spogliate di orpelli, refrattarie alla seduzione facile della città scolpita nella pietra rosa. Fotografie che sembrano fatte di materia, che a tratti appaiono bassorilievi, che irradiano luce dai grigi quasi argentei, dai cieli baluginosi, dai chiaroscuri che giocano con il sole. Fotografie che sembrano d’epoca, e il confronto con le prime incisioni realizzate dai viaggiatori ottocenteschi è stupefacente.

Incisioni che l’autore (palermitano, storico della fotografia e raffinato collezionista) ha rintracciato in un raro volume, e che testimoniano lo stesso sguardo emozionato e arreso con cui Morello ha visto adesso la città. Petra parla, parla da sola, senza vezzi autoriali, senza infingimenti, senza trucchi. Petra, insieme aspra e accogliente come sa assere solo il deserto. Petra dalle forme primitive e universali, un po’ grotta, un po’ tempio, un po’ tomba. Vita e morte insieme, a raccontare una città che sembra sussurrare segreti.

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