i fatti dopo il ragionamento

Il S. Francesco siciliano che lottava contro l’usura

di

Beato Antonio Franco | Blog diPalermo.it

Anche la Sicilia ha avuto il suo San Francesco, e lo scorso 2 settembre è stato beatificato nella cattedrale di Messina dopo quasi quattro secoli di attesa.

In realtà, Antonio Franco – un religioso di natali nobili e partenopei vissuto tra il 1585 e 1626 – trascorse solo gli ultimi nove anni della sua vita a Santa Lucia del Mela. Qui si trovò ad affrontare una realtà durissima e impegnativa.

Fin da giovanissimo, il patrizio napoletano dimostrò una finissima intelligenza, che gli permise di conseguire una laurea in materie giuridiche anzitempo, soltanto a 17 anni.

Il suo destino naturale sarebbe stato dunque quello di indossare la toga e di condurre una vita agiata, ma il giovane Antonio decise di seguire le proprie inclinazioni interiori e da Napoli passò a Madrid, dove diventò cappellano reale di Filippo III, che lo stimò tanto da farlo cappellano maggiore del Regno di Sicilia, a cui era connesso anche il ruolo di abate e prelato di Santa Lucia del Mela.

Una vita religiosa, ma comunque negli agi e nelle ricchezze del proprio status? Tutt’altro: la vita del piccolo centro nel messinese, all’epoca dei fatti, era molto complessa e il giovane – il cui ruolo ai tempi era anche di natura civile e politica – dovette fare presto fare i conti con una realtà durissima, fatta di ignoranza e di miseria estrema, di soprusi e della diffusione capillare dell’usura.

Proprio contro questa pratica Franco rivolse una delle sue più aspre battaglie, scagliandosi contro usura e prestito a interesse: si potrebbe definire un sacerdote antiracket nei tempi in cui non esisteva una coscienza precisa del fenomeno. Nonostante le proprie origini, insomma, non era uno a cui piacesse starsene seduto a guardare: lottò a lungo anche per la dignità delle donne, e perché i più poveri avessero di che sostentarsi. Rimase spesso senza le decime che gli venivano corrisposte, e una volta arrivò a sflilarsi i pantaloni da sotto la tunica per darli a un indigente che batteva i denti dal freddo.

Dopo quasi quattro secoli, il legame tra il territorio e quest’uomo semplice e combattivo, sempre al fianco degli ultimi, non è mutato: sono molte le persone ancora che si chiamano Antonio Franco a Santa Lucia del Mela, e guai a nominarlo a sproposito. Dopo la permanenza a Messina del corpo incorrotto – recentemente ricomposto dall’antropologo Dario Piombino-Mascali e dal restauratore Jens Klocke – in questi giorni questo piccolo grande uomo di tanti secoli fa verrà riportato là dove si spense, esausto, a soli 40 anni. A noi piace pensare che torni finalmente a casa.

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