i fatti dopo il ragionamento

Cronache dalla città cantiere

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Io, pendolare ostaggio dei lavori per tram e metro. Dalla circonvallazione alla Cala, da via Oreto a via Messina Marine, la mia vita fra gimkane e bile. Col sospetto che una migliore pianificazione da parte del Comune avrebbe potuto ridurre i disagi Orlando Operaio | Cantiere Tram Palermo | Blog diPalermo.it

Metto subito le mani avanti per dire che non sono di quelli che si lamentano per ogni cosa. No, non sono il classico siciliano che quando va al Comune per chiedere un certificato, dopo un po’ di attesa, comincia a borbottare. Però oggi voglio fare un’eccezione. Mi voglio lamentare. Non so con chi me la dovrei prendere, perché le responsabilità sicuramente saranno diffuse e risaliranno negli anni. Voglio comunque indirizzare questo mio sfogo agli assessori ai Lavori pubblici e alla Mobilità del Comune di Palermo.

Perché? Perché quando vengo a Palermo, io abito in provincia, mi viene l’angoscia per via dei mille cantieri che strozzano le principali strade della città, allungando il viaggio e facendo lievitare ansia e stress di chi scrive e di migliaia di cittadini che come me sono costretti a prendere l’auto per andare al lavoro?

Ogni mattina, quando mi siedo in macchina, nel mio cervello si innesca, in modo del tutto automatico, un calcolo delle probabilità su quale sia la strada migliore da fare: Viale Regione Siciliana? No, meglio di no, c’è il restringimento della carreggiata in prossimità del Motel Agip ed è un casino. Via Oreto e vado via mare? Sì, ma poi all’altezza del Ponte Ammiraglio la strada è chiusa e si crea un ingorgo pazzesco. Allora imbocco la statale e percorro via Messina Marine? No, perché c’è il restringimento all’altezza del Buccheri La Ferla.

Non voglio certo dire che non si debbano fare i lavori del tram o della metro. Si tratta di opere indispensabili per Palermo, e sarò il primo a lasciare l’automobile in garage per salirci su appena saranno messi in funzione (ammesso che io sia ancora vivo). Ma sono convinto che si sarebbe potuto e dovuto pianificare l’esecuzione dei lavori con criterio, come avviene ovunque, per ridurre i disagi. Ovvero concentrare le risorse e le energie su un cantiere, completare un tratto di metro o di tram, metterlo in funzione e, solo a quel punto, passare al cantiere successivo. Anche perché non si tratta di lavori che dureranno giusto qualche mese, ma un bel po’ di anni (a voler essere ottimisti). È assurdo, pertanto, congestionare un’intera città per così tanto tempo. E questo è quanto. Domani ricomincia il solito tran tran, ma almeno mi sono sfogato.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

10 commenti

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  • 01 aprile 2015 09:01

    A Palermo? In Sicilia? ah ha ha
    Tutto rientra nella logica dell’approssimazione, del dilettantismo, del nulla cosmico.
    Ieri la città era completamente bloccata dalla “marina” a Caltafimi, Indipendenza, via Roma e perfino via M. di Villabianca, un caos totale, un suonare di clacson ovunque.
    Per chi va in auto (come l’autore dell’articolo) un incubo, per chi va in scooter (lo scrivente) va meglio, ma mica tanto in alcuni tratti.
    Giorni addietro non avendo il mezzo a due ruote efficiente, ho deciso di prendere il BUS, lo faccio una volta ogni 3-4 anni, ebbene….da Piazza Don bosco, a mezzo monreale 2 ore, 120 minuti.

  • 01 aprile 2015 13:08

    E’ assurdo aprire decine di cantieri contemporaneamente!

  • 01 aprile 2015 14:04

    Sarei curioso di sapere per quanti di quelli bloccati nel traffico (non mi riferisco ovviamente all’autore del post) la macchina è indispensabile.

  • 01 aprile 2015 14:53

    …”i lavori del tram e della metro…” questa mi viene nuova, quelli del tram lo sapevo ma la metro, quale metro? a Palermo?

  • 01 aprile 2015 21:35

    Si dimentica che per attraversare Palermo rimane utile solo il viale regione siciliana che oltre a fungere da circonvallazione questo collega due tratti di autostrada. E nello stesso viale è in programma anche la linea tram, restringendo la carreggiata.
    E’ altrove abbastanza diffuso che ci siano pendolari e molto movimento tra comuni vicini e confinanti.
    Adattandosi ad altre realtà in teoria chi abita ad esempio a Villabate potrebbe poter andare a lavorare a Carini.
    Per non parlare di chi proveniente da Messina va in direzione Trapani.
    E’ invece giù difficile che chi abita a Villabate venga a lavorare a Palermo e viceversam o a Carini e viceversa.
    In sostanza il viale regione non è adeguato a contenere i flussi a prescindere.
    E’ uno dei tanti problemi nella struttura di Palermo. Con la differenza che mentre per quanto riguarda la disordinata condizione interna ci si può appigliare (e qualcuno può anche crederci) ai cittadini che prendono troppo l’auto, nel caso specifico può solo cadere l’asino.

  • 01 aprile 2015 21:59

    Una linea tram che colleghi via Leonardo da Vinci con C.so Calatafimi è costretta a passare in viale Regione in quanto non esistono parallele utili né nella parte alta né nella parte bassa. Ci sono solo blocchi percorribili in verticale a partire da viale Michelangelo fino a Santa Maria di Gesù, collegate in qualche caso solo da viuzze. A nessuno è venuto in mente di fare strade parallele, solo costruire palazzi.
    Palermo è destinata a diventare un vero incubo del futuro, più di adesso, rompendo le scatole anche ai paesi circostanti.
    Poi tra mille anni qualcuno si chiederà perché è stata odiata.

  • 01 aprile 2015 22:11

    Renè purtroppo se percorri via regione siciliana attualmente non puoi fare a meno della macchina, difficilmente qualcuno che potrebbe andare a piedi oggi affronterebbe quel caos solo per prendere l’auto.
    Io sono costretta a percorrerla tutti i giorni e la mattina ho dovuto anticipare di ben 30 minuti l’orario in cui esco di casa. Prima bastava uscire alle 07.30 per essere al lavoro alle 8 ora se scendo un minuto dopo le 7 non arrivo in orario.
    Ogni mattina faccio la stesse riflessioni:
    1) non sarebbe stato più logico finire un tratto piuttosto che iniziarne 20 contemporaneamente, la metà dei quali sono abbandonati da mesi?
    2) chissà perché solo a Palermo si è sentito il bisogno di montare Km e Km di barriere laterali, nel resto del mondo i tram sono allo stesso livello della strada e non ci sono ne muretti ne inferriate a separarli dalla strada. Sono molto curiosa di sapere chi è il fornitore.
    3) Posto che il danno è stato fatto basterebbe qualche piccolo accorgimento per ridurre non poco il traffico. un esempio per tutti, tra via Pitrè e via Perpignano, direzione Trapani basterebbe invertire momentaneamente uscita e ingresso dalla corsia centrale. a causa del restringimento chi deve mettersi nella corsia laterale e chi viene da via Pitrè e da Corso Calatafimi si ritrovano a doversi incolonnare in uno spazio strettissimo, spesso ridotto da vetture e furgoncini posteggiati sul marciapiede.

    Probabilmente i ns assessori abitano tutti in viale Strasburgo o in via Libertà e non hanno idea di ciò che succede nel resto della città. una mattina una soltanto provate a mettervi nei ns panni.

  • 02 aprile 2015 07:42

    Le barriere secondo sono necessarie eccome!! Sennò il tram faceva la fine degli autobus che a mala pena hanno via libera sulle cosiddette corsie preferenziali( quanti ne abusano ed le intasano?) . Certo i disagi sono innegabili ma oggi credo che la cantierizzazione del tram sia stata completata . Il fatto che si sia preferito completare le trincee dove passerà il tram prima di completare i singoli tratti secondo me, sia dovuto all idea che così facendo per gli automobilisti ci sia la precisa definizione di come saranno gli assi promiscui al tram , tanto poi i cantieri proseguiranno all interno delle trincee ostacolando minimamente le auto

  • 02 aprile 2015 19:46

    Non le ostacolerebbero qualora il viale regione fosse solo “vostro” cioè una semplice circonvallazione.

  • 02 aprile 2015 20:41

    Il latino non avrebbe dovuto servirvi solo per recitare il rosario e costruire un astronomico numero di chiese, tra l’altro a casaccio.
    Gli antichi romani sono noti come costruttori di strade, era questa la cosa che si doveva imparare.

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