i fatti dopo il ragionamento

L’american dream di Sal & co.

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Il mio tour nelle università degli States per raccontare dei siciliani che hanno trovato fortuna, e successo, dall'altra parte del mondo. È la Sicilia che non ti aspetti. E di cui essere finalmente fieri Statua Liberta | Dall'altra Parte Della Luna | Blog diPalermo.it

Dall’altra parte della luna c’è una Sicilia che non ti aspetti, che si è conquistata il suo spazio con talento e coraggio e ti accoglie a braccia aperte regalandoti due settimane di emozioni. La Sicilia di Sal e Giusto, di Laura e Anna Maria, di Francesco ed Edvige, di Fabio e Tiziana, e di chissà quanti altri.

L’anno scorso, dopo l’ennesimo viaggio negli States e una serie di incontri per lo più casuali, ho deciso di raccogliere le storie che avevo avuto la fortuna di conoscere e che mi avevano affascinato. “Dall’altra parte della luna” non è certo il primo libro che parla di siciliani di successo all’estero. Ma tutti quelli che avevo sfogliato prima si erano soffermati su personaggi famosi, cantanti e attori, politici e manager. Io invece avevo incontrato persone comuni, gente che non era mai finita sui giornali, con storie normali diventate straordinarie soltanto perché in America tutto è possibile.

Prendete per esempio Filippo Pagano, partito da Terrasini con un diploma da ragioniere e diventato in pochi anni ingegnere spaziale tanto bravo da insegnare a volare nientemeno che a Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna. O ancora Giuseppe Caltabiano, catanese vissuto a Gela, che un giorno ha inventato il sistema Pos grazie al quale oggi possiamo pagare con la nostra carta di credito da un punto all’altro del pianeta.

È stata Maria Elena Vittorietti, amica, collega ed editrice illuminata a spingermi a lavorare su questi personaggi: “Non basta raccontarli, si devono fidare di te, magari svelarti dettagli apparentemente insignificanti che invece servono a costruire una storia, la loro storia, come forse nemmeno i protagonisti immaginavano così bella”. Ci ho provato e, grazie ai lettori che continuano a manifestarmi il loro affetto, forse ci sono riuscito.

Non so se “Dall’altra parte della luna” sia il mio libro migliore, certo è quello che mi sta regalando le emozioni più grandi. Come le due settimane di tour americano che – ma chi me lo doveva dire – mi ha portato a tenere conferenze (loro le chiamano “lecture”) in alcune delle più importanti università degli States. Non so quante miglia abbiamo percorso, prima in aereo e poi in macchina, ma ne è valsa la pena. I siciliani che ce l’hanno fatta hanno affascinato i ragazzi di “Change the World”, il progetto dell’associazione “I diplomatici” che ogni anno porta alle Nazioni Unite più di 1500 studenti provenienti da tutto il mondo.

A New York, tra l’altro, è stata l’occasione per parlarne con un campione del mondo, quel Marco Tardelli che nel 1982 (avevo appena 15 anni) entrò nella storia con l’urlo di Italia-Germania. Chiedo scusa per la parentesi personale, ma capite che per uno juventino sfegatato come me prendere l’aperitivo con un idolo della sua adolescenza è un ricordo che resterà sempre nel cuore. Ma è stato emozionante parlare anche agli emigranti del Queens grazie a un personaggio incredibile come Sal Palmeri, da mezzo secolo voce radiofonica degli italiani d’America. Il sound “nero” di Laura Campisi, un’altra delle storie del libro, ha riscaldato una serata sotto zero, con la neve che nel frattempo imbiancava la Grande Mela e la rendeva ancora più bella.

E poi il Texas, un’autentica scoperta. Me l’immaginavo come un immenso deserto, tra cow boy e petrolieri, ricco e senz’anima. Invece ho trovato panorami mozzafiato, metropoli bellissime e gente accogliente. Una specie di Sicilia, forse come sarebbe potuta diventare la nostra terra senza secoli di mafia, criminalità, corruzione e inefficienza politica. Houston con la Nasa e il Texas Medical Center, il polo ospedaliero e di ricerca più grande e importante del mondo. Dallas, tra fiction e realtà, Jr. e Jfk. E sullo sfondo uno skyline più affascinante di quello di New York. Le praterie che portano ad Austin, la capitale, o a San Marcos, una splendida città che vive intorno alla sua università. Senza dimenticare San Antonio, dove Davy Crockett guidò la resistenza dei texani a Fort Alamo e Sugar Land, la terra dello zucchero, un’oasi di pace dove vivono molti nostri connazionali.

Ho raccontato la storia dell’emigrazione italiana agli studenti americani, da Ellis Island ai giorni nostri, dalla disperazione alla scelta consapevole, dalla valigia di cartone alla globalizzazione. Ed è stato bello incontrare tanta gente al centro italiano di cultura di Houston guidato da Tiziana Ciacciofera, una che insieme al marito Fabio Triolo, ricercatore di punta del Texas Medical Center, non ha esitato a lasciare un posto sicuro nella sua Palermo pur di coronare il suo american dream. Prendere l’aereo per tornare è stato duro. Sono di quelle esperienze che vorresti non finissero mai. Grazie America, ci rivediamo. Molto più presto di quanto tu immagini.

1 commenti

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  • 07 aprile 2015 16:31

    “Siamo seduti sull’erba del campus di Harvard, con i computer appoggiati sulle gambe. A Boston è una giornata bellissima e noi ci sentiamo felici”.
    Loro sono Alberto Aleo e Alice Alessandri, due quarantenni che hanno appena terminato “La vendita etica”.
    Quando si sono trovati, lui, che da più di dieci anni aveva lasciato Palermo per il Norditalia, era un manager esperto in marketing e lei gestiva una società di consulenza. Il loro matrimonio in un confronto continuo di punti di vista ha determinato la spinta a mollare tutto. A fine 2011, lui s’accorge d’essere passato per cinque aziende diverse negli ultimi cinque anni. Non accetta l’ultima proposta di lavoro. Lei mette in liquidazione l’azienda e insieme danno vita a Passodue, uno studio di business etico.
    Poi l’idea del libro. Per scriverlo iniziano un viaggio in America. E a Boston, dove chi studia economia trova corsi di Business Etichs fra più avanzati al mondo, dopo ricerche in università e aziende durate più di due anni, portano a termine la loro fatica.
    “La vendita etica” è in libreria dallo scorso novembre. Ma sembra che sia piaciuto pure in America se è vero che un editore americano il 23 maggio prossimo lo darà alle stampe.
    “Chiunque di noi vende sempre qualcosa a qualcuno” è l’assunto del libro. Anche chi lavora da solo in una stanza. Il libro ci dice come trasformare l’idea diffusa di una contrapposizione tra venditore e cliente in uno scambio che arricchirà entrambi. È inteso che non si privilegia il passaggio dei beni né si forniscono regole deontologiche.

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