i fatti dopo il ragionamento

Tortura, quella parola che ci umilia

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O DIAZ Facebook 1024x814 | Blog diPalermo.it

Toh, alla Diaz ci fu tortura. Gran brutta storia quella di Genova. Perché a quasi quindici anni di distanza ci fa fare una doppia magra figura a livello internazionale che neanche i nostri ripetuti insuccessi a livello economico sono riusciti a fare. Tortura. La parola rievoca tempi tragici che pensavamo appartenessero al passato. E invece ce li ritroviamo qui, accanto a noi, perché quel dannato 20 luglio 2001 un manipolo di marines di casa nostra pensarono che indossare una divisa equivalesse ad ergersi a superuomini, dotati di poteri incontrollati ed incontrollabili, che dovevano insegnare ad un gruppo di giovanotti di belle speranze l’educazione e, soprattutto, come ci si comporta in uno stato civile.

Non sono bastati oltre sette anni di processo per cancellare quella ignominia. C’è voluta una pronuncia della Corte di Strasburgo per capire che il nostro Stato è inadeguato. E’ inadeguato ad affrontare i problemi che si pongono. Scriveva in un mirabile articolo un giornalista del Corriere della Sera giusto ieri: “Abbiamo una classe politica che si costerna, si indigna, si impegna, cavalca l’onda dell’emotività, e poi non appena quest’ultima è passata, torna a fare finta di niente”. Sante parole.

Perché se non fosse arrivata la bacchettata della Corte Europea avremmo continuato a far finta di niente. Non capendo che uno Stato con la S maiuscola deve intervenire subito quando si pone un problema serio come quello accaduto a Genova nel 2001. Perché chi indossa una divisa ha una responsabilità doppia nei confronti della gente. Perché chi deve far rispettare le regole non può essere il primo ad infrangerle, tra l’altro in maniera così eclatante. Perché in questo modo, tra l’altro, non soltanto tradisce quello Stato cui ha giurato fedeltà, ma soprattutto mortifica il lavoro della maggior parte di coloro che onora talvolta col sangue quella divisa, lavorando in condizioni terribili, giorno dopo giorno.

E non cantiamo vittoria se da oggi il nostro Parlamento finalmente introdurrà il reato di tortura. Perché non ha fatto presto. Ha solo riparato, con colpevole ritardo, ad una ignominia che ci ha resi simili ad un Paese, con tutto il rispetto per quelle popolazioni, sub-sahariano. E oggi credo che abbiamo perso tutti.

(Mario Conte è consigliere della terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo)

7 commenti

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  • 09 aprile 2015 00:00

    Non chiamiamoli marines. Quelli lasciamoli alle loro torture a Guantanamo. Chiamiamoli bravi, come chi raddrizzava i torti e le schiene dei poveracci. E così hanno fatto alla Diaz. Ma loro quella notte erano guidati sul campo e comandati da lontano da superiori, funzionari e su su da qualche sottosegretario o ministro. Certo ce l’hanno messa tutta, i bravi poliziotti, a differenza di chi a costo di rischiare in paesi non democratici si è rifiutato di obbedire a ordini come questi. Poveracci pure loro.
    Sorprende, poi, la discussione sulla tortura. La sua presenza nel codice penale non avrebbe aggiunto alcunché alla storia giudiziaria di questi tristissima vicenda, se in conclusione degli oltre sette anni di processi si sono avute condanne solo per “reati minori”. Umiliante è che in questo Paese succedano fatti talmente gravi che altri definiscono torture, ma che ci lasciano del tutto indifferenti.

  • 09 aprile 2015 00:51

    Non serve il reato di tortura. Un ordinamento come il nostro pone semplicemente fuori dallo Stato, dal vivere civile così come è delineato nella nostra Costituzione. O dobbiamo credere che se qualcuno se la passa liscia è perché manca il reato di tortura? Sarebbe ipocrita. Gli strumenti per punire e anche severamente chi si è macchiato di simili atrocità c’erano tutti. Non si è voluto, non si è potuto…Se penso che il mio Paese viene condannato per tortura, nel 2015, senza essere in guerra, semplicemente dedicò che questo non è il mio Paese.

  • 09 aprile 2015 00:52

    Pone fuori dallo Stato chi pratica barbarie di questo tipo (saltò…)

  • 09 aprile 2015 10:20

    E invece serve eccome il reato di tortura, per evitare che altre vergogne simili si ripetano. E per far si che le persone tornino a considerare gli uomini in divisa i buoni e non i cattivi, come accade da quel maledetto g8 di genova.

  • 09 aprile 2015 15:16

    Se è vero che il nostro Parlamento non ha sino ad oggi introdotto il reato di tortura, è pur vero che questa esigenza non è stata avvertita dalla società. In genere è cosi che funziona. Il legislatore interviene dopo.

  • 09 aprile 2015 21:32

    Non credo ci sia in tutti i Paesi europei il reato di tortura. Anzi forse non c’è nella maggior parte dei casi.
    Il caso in questione mi sembra che rientri solo in senso lato in un “reato di tortura”.
    Applicando una legge si estenderebbe a tanti altri casi o resterebbe limitata a casi come questi?
    Non so, mi viene in mente che anche il regime di 41bis, con le sue aspettative, potrebbe rientrarvi. Ma non sarebbe il solo.

  • 10 aprile 2015 16:23

    Secondo me il problema da porgersi è un altro,Ma in che razza di stato viviamo, non abbiamo modo di dimenticare qualcosa di sgradevole che già ne spunta un altro.
    Non è neanche il caso di fare un elenco delle cose che non funzionano, tanto lo sappiamo tutti, ma come ebbe modo di dire G. Falcone sappiamo solo lamentarci.

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