i fatti dopo il ragionamento

L’affaire Di Matteo

di

La mancata nomina del pm alla procura nazionale antimafia, le inquietanti analogie con Falcone e il sospetto che il passato possa essere una palla al piede che ci fa vedere fantasmi anche dove non ci sono. Togliendoci la lucidità per leggere il presente, semplicemente, per quello che è Nino Di Matteo | Blog diPalermo.it

Ero in vacanza a Lampedusa quel 19 Luglio del 1992. Arrivò la notizia della strage di via D’Amelio. Da allegri e spensierati vacanzieri ci trasformammo in un gruppo di zombie. Eravamo disorientati, impauriti, squassati. Le lacrime sgorgavano e io dissi: basta, non ce la faccio più. Trattiamo con la mafia: appalti, droga, prostituzione, riciclaggio e chi più ne ha ne metta. Lasciamogli fare quello che cazzo vuole purché la smetta con le stragi. Questo è quello che dissi.

Una risposta emotiva? Forse. Quando poi è venuta fuori la storia della trattativa, se ne avessi avuto i poteri, avrei imposto il segreto di stato. Punto. Argomento top secret. Non se ne parli. Non so se questa mia premessa mi collocherà nella lista dei buoni-antimafiosi (perché ho pianto) o in quella dei cattivi-mafiosi per le mie posizioni sulla trattativa. Fate voi.

Non sono un personaggio pubblico e non ho neppure privilegi da dover difendere. La cosa ha i suoi aspetti negativi. Ma mi dà il vantaggio tattico e strategico di poter dire quello che voglio. Non è poco. Ma andiamo al punto: è di questi giorni la notizia che il pm Nino Di Matteo non è stato nominato alla procura nazionale antimafia. Le analogie con la vicenda Falcone-Meli sono palpabili ed immediate. Niente di più facile immaginare, dietro il sipario del rispetto formale delle regole, oscure regie per fare un favore alla mafia. Appunto, ora come allora.

E palpabili ed immediate sono le analogie tra l’attentato in preparazione per Di Matteo e il fallito attentato all’Addaura di Falcone. Allora erano in molti a pensare che fosse una bufala. Ed anche oggi serpeggia l’idea che si tratti di una notizia pompata ad arte e che ha, questa volta, sullo sfondo, il processo per la trattativa Stato-mafia.

Io non ho mai creduto a ciò che diceva Cicerone: Historia magistra vitae. Se fosse vera, l’umanità non sarebbe mai incorsa, e non incorrerebbe, sempre negli stessi errori. Era un argomento che affrontavo sempre al liceo con la mia professoressa di storia e filosofia che si dannava e non riusciva a darsi pace del perché non ne volessi sapere nulla né del Concilio di Trento, né della guerra dei trent’anni. Ma devo dire che oggi una soglia, anche minima, di saggezza dovrebbe indurre tutti a fare tesoro dei precedenti storici e delle inquietanti analogie tra Falcone e Di Matteo.

C’è però qualche domanda che mi assilla: fino a che punto i precedenti storici possono e devono rappresentare un momento di autentica riflessione o di sentiero già tracciato per evitare nuovi precipizi? Quand’è che da momento di riflessione debordano, per trasformarsi in una sorta di lente deformata che ci fa vedere trame oscure anche laddove non ci sono, o potrebbero non esserci o non è detto che ci siano? Non c’è il rischio che diventino una sorta di palla al piede, o anche un sottile veleno che ti cuce addosso la paura di esprimere un’opinione che può non piacere ai molti, forse anche ai più? Un’opinione che può anche essere sbagliata o rivelarsi tale in futuro ma che merita, sempre e comunque, rispetto?


[ Immagine: di autore incerto disponibile su internet - Policy]

14 commenti

Lascia il tuo commento
  • 10 aprile 2015 12:46

    Gesù. Vedrò di spiegare il mio punto di vista.
    Sugli appalti, droga, prostituzione e riciclaggi possono ci possono essere “permessivismi” e nello stesso tempo contrasto, senza che questo abbia a che fare con trattative.
    Le stragi sono un’altra cosa.
    E una trattativa per la stragi con un gruppo che non è supportato alla grande nella società , o senza una finalità occulta delle stesse, o con qualche risvolto politico è improbabile.
    Nino Di Matteo non lo metto sullo stesso piano di Falcone. Sia per contesto storico che per attività resa.
    Ci può essere qualche analogia per la mancata nomina, ma non so per fare piacere a chi.

  • 10 aprile 2015 16:27

    Io non sò come morirà il Giudice Di Matteo, ma sò di certo che se sarà di morte violenta il mandante è lo stato.

  • 10 aprile 2015 17:52

    Falcone mandò in galera i boss che erano in piena attività. Di Matteo si sta occupando di storia, con i protagonisti di quegli anni che sono o morti o ultraottantenni. L’indagine sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia fa acqua da tutte le parti e, soprattutto, non dà fastidio a nessuno, se non, forse, solo agli storici che subiscono questo sconfinamento nel loro territorio. In ogni caso, Di Matteo sta portando avanti un processo? Lo concluda e non faccia come Ingroia che ha utilizzato la fama conquistata con questa storia per tentare, senza riuscirvi, a fare altro

  • 10 aprile 2015 20:17

    L’autore giuoca a nascondersi. Da un lato afferma di non essere un personaggio pubblico e invece è un più che noto e stimato avvocato penalista, da un altro lato credo che abbia al suo attivo qualche romanzo… Insomma, Tinaglia esiste e si diverte con il ruolo di colui che piove dal cielo. E ciò è nella sua indole di uomo dall’intelligenza arguta e incline alle acrobazie.
    Nel merito, è coerente. Ci descrive le ragioni di somiglianza tra Falcone e Di Matteo e poi conclude con un dubbio micidiale che sembra gridare l’esatto contrario.
    Insomma, leggerlo è un piacere che mette alla prova il lettore. Quasi un triller che costringe a stare svegli.
    Ottimo. Alla prossima.

  • 10 aprile 2015 20:19

    Dimenticavo: il Di Matteo di cui si parla è il medesimo dei processi Borsellino bis e ter? Così, per domandare.

  • 10 aprile 2015 20:20

    @ Vito
    Ma lei quante cose sa? Mamma mia che impressione…

  • 10 aprile 2015 20:23

    @ Vito
    Eh, però una cosa non la sa. SO, prima persona singolare del verbo sapere, si scrive senza accento. Attenzione. Non mi faccia mettere in dubbio tutte le sue altre scienze…

  • 10 aprile 2015 20:54

    “prima persona singolare del verbo sapere”?!

  • 10 aprile 2015 21:08

    La capisco, il concetto è astruso, ma abbia pazienza e generosità. Se desidera sapere anche il tempo, faccia una accurata ricerca.

  • 10 aprile 2015 23:23

    Manca ancora il modo. Un piccolo sforzo. Ce la può fare. Poi potrà tornare a rimettere a posto gli accenti.

  • 10 aprile 2015 23:59

    Anche se il diretto interessato ne fa solo una questione di correnti, ma sarebbe solo l’effetto e non la causa, dietro la bocciatura di Di Matteo c’è un motivo ben preciso, sempre lo stesso da 70 anni: non voler chiudere col passato. Per farlo lo Stato deve liberarsi della zavorra di colpe ed errori recenti e antichi, ammettendoli e non nascondendoli come polvere sotto il tappeto. E invece sino ad oggi è andato avanti occultando posizioni personali e fatti obiettivamente indifendibili, causando comportamenti delittuosi e vero allarme sociale.

  • 11 aprile 2015 09:08

    Prof. Anello, mi voglia scusare ma il mio mignolo va per conto suo.

  • 12 aprile 2015 18:16

    Caro Ennio ho letto con interesse il tuo punto di vista sul Caso Di Matteo-
    Vedi, io ho conosciuto e lavorato con Giovanni Falcone, e con altre figure di rilievo dell’epoca (a me sembra appena ieri).
    Non conosco il Giudice Di Matteo e quindi non posso fare analogie ma so che se ne fai una valutazione tu, allora, quanto meno è una valutazione sincera e priva di vizi.
    Detto questo, e ne abbiamo parlato spesso, da addetti ai lavori, sia pure guardando la cosa da punti di vista diversi, proprio per le competenze di lavoro di entrambi, io da poliziotto e tu da avvocato; riprendendo il discorso, sai bene anche tu che la maggioranza della gente non parla apertamente ma “mugugna”, non già sulla utilità dell’apparato giudiziario, necessario alla vita civile e pacifica di un popolo, ma perché il popolo nella sua maggioranza ha perso stima per la figura del “giudice”.
    Questo è accaduto semplicemente perché alcuni p.m., usano trattare i casi civili o penali come se gli eventi si riferissero a fascicoli e non a persone, ma non solo, spesso accade che non si curano di cercare anche le possibili prove a discolpa dell’indagato, insomma, sembra quasi che, alcuni, abbiano perso l’UMANITA’.
    Ti dirò anche che a volte alcuni p.m., non vanno fino in fondo all’indagine e costruiscono le loro tesi sulla base di indizi speso non verificati. Quello che vediamo in televisione riguardante l’accuratezza delle indagini accade soltanto perché si tratta di indagini attenzionate dai media ma per tutte le altre che non godono di queste attenzioni il discorso è diverso.
    Hai mai visto un Pubblico Ministero licenziato per avere causato dolore e danno morale ed economico ad intere famiglie? Ti potrei citare tantissimi casi ma te ne dico uno tra quelli più noti “Enzo Tortora” (sai bene che i casi di malagiustizia sono tantissimi) Ma nessuno di questo giudici pagano, anzi spessissimo fanno anche carriera.
    Te lo dice uno che sarebbe stato pronto a morire per difendere la vita a Giovanni Falcone, (sono stato il suo Capo Scorta per un anno e ancora adesso sarei pronto a rifarlo) uno di quei GIUDICI con la G maiuscola e credo difficilmente ne avremo altri come lui.
    Vuoi parlare delle sezioni fallimentari in Italia? Bene a me sembrano delle sezioni gestite da comitati di affari, ho l’impressione che vi sia una commistioni tra avvocati e “giudici” ma forse è solo una impressione e spero che si cominci ad indagare e controllare bene queste sezioni per verificare quale grado di “giustizia” applicano.
    Infine sai bene che il discorso è complesso ma sai anche che una seria riforma della GIUSTIZIA è necessaria.
    Ti voglio dire comunque che se il buon Giudice Di Matteo è davvero una persona capace, abbiamo tutti il dovere di sostenerlo, tutelarlo ed aiutarlo a svolgere il suo lavoro sempre con imparzialità e giustizia e mi auguro che gente capace possa riuscire a tutelarci in nome del popolo italiano.
    Per quanto mi riguarda sono disponibile a qualsiasi iniziativa tu ritenga utile. Io sono sempre al fianco delle persone oneste, capaci, trasparenti e giuste.

  • 13 aprile 2015 23:02

    In cauda venenum: “Per quanto mi riguarda sono disponibile a qualsiasi iniziativa tu ritenga utile”. L’unica iniziativa che si può prendere in un blog è quella di esprimere la propria opinione.
    “Io sono al fianco delle persone oneste, ecc.”. Sino a prova contraria qui si è tra persone oneste, ecc.

Lascia un commento