i fatti dopo il ragionamento

Il favoloso mondo di Crocetta

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L'assunzione dei testimoni di giustizia in una Regione sull'orlo della bancarotta e già gravata da un insostenibile peso del personale. Confermando il modo barbaro con cui il nostro presidente concepisce la cosa pubblica Crocettasupereroi | Crocetta Testimoni Giustizia Regione | Blog diPalermo.it

Mentre prosegue senza sosta il tam tam sulla Regione siciliana in quasi-bancarotta – fallirà? resisterà? – il nostro presidente della Regione, il solito Rosario Crocetta, annuncia all’universo mondo l’assunzione, sempre nei ranghi della stessa Regione, dei cosiddetti testimoni di giustizia. Cari lettori, commentate voi: manca un miliardo e 700 milioni per chiudere il bilancio regionale 2014 (soldi che pagheranno gli ignari siciliani con un ulteriore aumento delle tasse: ma questo nessuno lo dice) e cosa fa Crocetta? Assume ancora personale. Un premio per chi testimonia contro la mafia. Nulla da dire, per carità.

Ma che c’entra questo premio con la pubblica amministrazione? Se i testimoni di giustizia debbono essere premiati, ebbene, perché non utilizzare i beni, mobili e immobili, confiscati alla mafia? Perché debbono essere assunti alla Regione? Non potrebbero essere assunti dall’Agenzia che gestisce i beni confiscati alla mafia? Invece si assume nuovo personale alla Regione. Una Regione che, contemporaneamente, deve sbarazzarsi di personale con prepensionamenti, scivoli e diavolerie varie.

Insomma, con una mano l’amministrazione regionale sfoltisce gli uffici, mentre con l’altra mano… Questa vicenda dimostra, ancora una volta, che cosa l’attuale presidente della Regione siciliana e i politici siciliani pensano della pubblica amministrazione. Che non serve per fornire servizi ai cittadini e per far decollare il sistema delle imprese ma, al contrario, serve per sistemare persone.

I risultati di questo modo barbaro di concepire la pubblica amministrazione si vedono: lungi dall’essere una macchina amministrativa, la Regione siciliana, oggi, è un grande bordello dove dentro troviamo di tutto: ex galeotti, ex dipendenti di aziende fallite, ex dipendenti delle ex aziende provinciali del turismo, ex precari, ex dipendenti di ex uffici dello Stato e via continuando con una caterva di figure improbabili. Attenzione: parliamo, nei soli uffici della Regione, di oltre 15 mila persone. Nessuno di questi soggetti ha mai superato un concorso pubblico, in barba alla costituzione italiana. All’appello mancava l’ultima categoria neo-kantiana dell’antimafia: i testimoni di giustizia.

L’assunzione dei testimoni di giustizia ha anche un altro significato: ovvero l’ulteriore dimostrazione che, in Sicilia, nella pubblica amministrazione non debbono avere accesso i migliori, ma figure altre. Dunque, chi fa bene il liceo e poi continua a studiare con diligenza all’università non ha alcuna speranza di partecipare a un concorso per accedere all’amministrazione regionale. Ai giovani siciliani laureati non resta che avventurarsi lungo i sentieri sempre più scoscesi delle professioni liberali. O emigrare. Per oltre trent’anni l’asse del Belìce testimoniò la certezza che né le strade, né i paesi di questa Valle avrebbero visto la luce. La Regione siciliana in versione assumificio (con venature antimafiose) testimonia la certezza che la pubblica amministrazione regionale non funzionerà mai: non si spenderanno mai i fondi europei, non decollerà mai il turismo, i beni culturali andranno a farsi benedire, i musei avranno più personale che visitatori eccetera eccetera eccetera.

15 commenti

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  • 11 aprile 2015 10:20

    Ho qualche perplessità. La legislazione regionale (peraltro di antica data) ha sempre previsto benefici e provvidenze per alcune categorie. Familiari di vittime della mafia, persone vittime di usura, estorsioni e quant’altro. Non so dire se la legislazione esistente preveda espressamente benefici anche per i testimoni di giustizia. Devo però fare presente che spesso si tratta di persone che, proprio perchè hanno dovuto testimoniare su fatti di mafia o di criminalità organizzata, hanno dovuto rinunciare alle loro attività, abbandonare i luoghi d’origine. Sono persone che dall’oggi al domani hanno visto disgregata la loro esistenza, il loro sistema di relazioni sociali ed affettive. Non è poco. Non me la sento proprio di collocare questi benefici nella categoria degli sprechi.
    Ennio Tinaglia

  • 11 aprile 2015 13:03

    No infatti, non si può assumere nella P.A con questi criteri.
    Anche in epoca di concorsi c’erano le raccomandazioni, ma si cercava di mantenere una certa forma, che adesso è completamente scomparsa. E anche senza voler avallare meritocrazie impossibili, la pubblica amministrazione è oggi un casino, in mano a politici e lobby, più di prima.
    Mi spiace per i collaboratori di giustizia, ma il fatto di aver collaborato non li riabilita tutti in automatico e non fornisce loro il diritto ad un pubblico impiego.
    Oltre ad aumentare la produzione di falsi pentiti, senza riuscire a svolgere, mettendo tutti nel mucchio, neanche una seria politica antimafia.
    Non è che storicamente i pentiti si siano rivelati tutti degli stinchi di santo. Sono semplicemente serviti a far luce sulle organizzazioni criminali, in cambio di qualche condono e supporto.
    E credo che sia un ambito dove si deve anche cercare di stare attenti alla mafia dell’antimafia, intesa in senso stretto: guerre di mafia.

  • 11 aprile 2015 14:14

    Sig. Mafalda, forse non bisogna generalizzare, perchè “testimone di giustizia” non è solo un pentito, un ex malavitoso, ci sono anche tantissime figure vittime delle organizzazioni criminali che assumono il ruolo di testimoni dopo aver subito estorsioni o aver assistito a eventi criminosi. A queste figure va data la possibilità di rifarsi una vita, non hanno nulla da riabilitare. Certo… sui modi e sui tempi di Crocetta, concordo su quanto pensa l’autore dell’articolo.

  • 11 aprile 2015 15:20

    Ma concorsi con riserve per “categorie protette” dando la possibilità anche a comuni mortali di partecipare, no? Ovviamente i concorsi in caso di carenza di personale….cioè non accadrà mai!

  • 11 aprile 2015 15:35

    Queste persone non avrebbero assolutamente nessuna protezione da eventuali ritorsioni da parte di chi hanno danneggiato con le loro testimonianze, a meno che il buon Crocetta non intenda procurare un servizio di scorta anche per loro sempre a spese di questa, quasi ex Regione Siciliana.

  • 11 aprile 2015 17:38

    Sig. Luca, perché parla di rifarsi una vita, per i testimoni di giustizia.
    Come se la rifanno, con il pubblico impiego? Cosa dunque facevano prima, quando subivano estorsioni, i disoccupati?
    Non esiste la condizione lavorativa del testimone di giustizia, né del mafioso, pentito o meno.
    Allora, che io sappia in diversi casi, almeno in passato, i pentiti venivano allontanati a volte con i familiari, per non subire ritorsioni o minacce.
    Se adesso hanno possibilità di rimanere in sede, con un pubblico impiego, i rischi sono molto limitati.
    E lo stesso per eventuali altri testimoni, vittime o presunte tali che non hanno molto da temere.

  • 11 aprile 2015 18:05

    Comunque, le indicazioni di Luigi (non Luca) mi fanno immaginare qualche ex commerciante fallito per i fatti suoi o che ha intestato l’attività a familiari, presunta vittima di estorsioni come forse una buona maggioranza, in cerca dello stipendio fisso, come tutti i “liberisti” nostrani, che amano poche tasse e aiuti sostanziali e privilegi.
    E qui sembra di voglia trovare l’espediente per impostare qualche cricca.

  • 11 aprile 2015 19:21

    Sig. Mafalda la mia era solo una constatazione ( e neanche polemica): non esistono solo i pentiti di mafia e tutti quelli che hanno alle spalle una vita malavitosa. Con “gli altri” mi riferivo a tutti quelli che denunciando quanto di marcio hanno subito si sono ritrovati a perdere tutto: identità, lavoro, parentele, amicizie, molto spesso addirittura fuori dai loro luoghi d’origine. Mi rifiuto di credere che di questi casi lei non ne abbia mai sentito parlare o dubiti della loro esistenza. Casi eclatanti li trova anche con una semplice ricerca su internet. A loro e SOLO a loro mi riferivo. Persone che hanno semplicemente fatto una cosa da liberi cittadini: DENUNCIARE! Se secondo lei non meritano tutela, magari per colpa di tutti quelli che lei cita (che esistono, nessuno lo mette in dubbio!) allora non la pensiamo allo stesso modo! Il secondo post non lo commento neanche, mi sembra che troppa rabbia le faccia perdere il lume della ragione, cmq non sono un commerciante ne un imprenditore fallito o parente di tali, ne sono in cerca di privilegi di alcun tipo, mi bastano quelli che con sacrificio mi sono guadagnato.

  • 11 aprile 2015 19:39

    No signor Luigi dovrebbe citarmi qualche caso e poi me lo studio.
    Il punto è che non siamo ai livelli di vent’anni addietro, ma parlando di mafia nessuno se ne accorge.
    Lei ha semplici cittadini che hanno denunciato e che in seguito a questo si sono ritrovati nel disastro totale, ma sarebbero in condizioni di rimanere in sede usufruendo di un impiego pubblico, rifacendosi una vita.
    Quanto sopra contiene in sé qualche contraddizione, ma non importa se lei se ne accorge. Io non mi riferivo a lei parlando degli ex commercianti che immaginavo, ma a dei possibili candidati a questo pubblico impiego, forse neanche molto diversi da certi dipendenti Gesip con doppio lavoro.
    Ma l’ho immaginato solo da quello che lei ha scritto, non ci pensavo prima.
    Prima io pensavo ai testimoni di giustizia, in particolare a quelli che chiamano pentiti.

  • 11 aprile 2015 22:29

    come qualcuno sottolineava più su, esistono programmi del genere da sempre. In più, la assunzione di una decina di persone è sostanzialmente insignificante per i bilanci di una regione che ha 20 mila dipendenti. Ridicolo, semmai, è farne una questione politica, con la pagliacciata che è stata la conferenza stampa con la gente con le facce coperte. Utile solo a distogliere l’attenzione dalle questioni vere, e dalla disastrosa incopetenza di questo governo

  • 12 aprile 2015 00:48

    Caro signor Tulumello, certo Crocetta avrebbe potuto fare a meno di portare con sé i due soggetti travisati. Ne avrebbe potuto parlare e basta. Ma Crocetta, senza pagliacciate non ha il proprio ubi consistam , insomma, non c’è e quindi come fare? Non sarebbe giusto fare di Crocetta un infelice solitario. Siamolo noi infelici giacché siamo in tanti: mal comune…
    Però, magari a turno? Un po’ noi e un po’ lui? Chissà se saprà essere così generoso.

  • 12 aprile 2015 14:34

    A GELA CHI FOTTEVA CON LA MAFIA ADESSO LO FA CON L’ANTIMAFIA….LI ASSUMIAMO IN REGIONE E GLI ONESTI CITTADINI RESTANO CORNUTI E BASTONATI……

  • 12 aprile 2015 16:31

    @Simone Tulumello,
    la storia che attraverso la stampa si racconta è la seguente:
    In Italia non esiste il riconoscimento del testimone di giustizia come vittima e la Sicilia è ad oggi l’unica regione europea ad aver varato e approvato la norma che prevede l’assunzione di 48 testimoni di giustizia che costeranno 700mila euro l’anno.
    Tra questi ci saranno alcuni (non tutti), che costretti a vivere fuori per motivi di sicurezza, lavoreranno fuori dalla Sicilia, ma a carico della Regione.
    A questo si aggiunge l’intenzione/richiesta di creare una legge nazionale per una lista bianca per gli imprenditori che denunciano a cui si vuole dare la possibilità di continuare a fare gli imprenditori (?)
    Tutti soddisfatti e fiduciosi perché in Sicilia si sta gridando sì alla vita e no alla mafia. Si inneggia ad intuizioni di Falcone (?) che vanno in porto, ecc. ecc.
    Quindi nessun programma sul genere da sempre, come scrive lei.
    Le mie opinioni in merito le ho già scritte.

  • 13 aprile 2015 12:43

    Bisogna partire da una tratto specifico di questa terra: l’abusivismo. E da una storia vera. Chi è abusivo ufficialmente non esiste e così la signora Maria che occupava abusivamente una casa allo Zen si è trovata nella tragica posizione di subire le angherie di un ladro di polli divenuto boss, malgrado lui. E la malcapitata per togliersi dalle grinfie di quell’uomo lo ha denunciato. Se prima non esisteva perché abusiva ora continua a non esistere perché è entrata in un programma di protezione, poco importa se a spese dello Stato o della Regione. E alla fine ha lasciato la casa, come voleva il “boss-malgrado lui”.
    Ma se guardiamo la vicenda dal punto di vista di chi è particolarmente attento alle finanze pubbliche, di chi ha questioni di vario tipo, anche solo estetiche, con il governatore di turno, questo o un altro non fa differenza, di chi non ha un problema casa, di chi ritiene che il 41 bis sia tortura, di chi pensa che delinquere di mafia non sia un attacco alla democrazia e che mafia e antimafia siano la stessa cosa, che c’è mafia cattiva e una quasi buona o peggio che la mafia non esiste più, basta dotare le future signore Maria di un divieto di soggiorno nella nostra Isola come sanzione unica del “reato di abusivismo”, accompagnarle gentilmente alla porta di casa e della Sicilia. E disinteressarsene.

  • 13 aprile 2015 15:16

    Valdonato, il 41bis è una forma di tortura. Non è un’opinione, lo ha detto pure il papa (cito lui solo perché è un personaggio noto) E’ stato istituito per gravi motivi di emergenza
    che continuano e ci sono anche altre forme di tortura. O lei pensa che la tortura sia solo una rappresaglia insensata contro un gruppo di manifestanti?
    Poi un conto è dire che la mafia non esiste più altro è trovare che qualcosa è cambiato e guai se non fosse così, perché ci saremmo ritrovati a spendere inutilmente fiumi di denaro e neanche converrebbe continuare.
    Poi a dirla tutta io sono anni che nutro dubbi sulla versione data della mafia, che organizzazione criminale a parte, sembra talvolta una fantomatica costruzione, che nessuno ha l’obbligo di credere.

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