i fatti dopo il ragionamento

A che serve un pilone crollato

di

Il mio temerario viaggio verso Catania fra svincoli fantasma e campagne inesplorate. Tutti in fila per riscoprire inaspettatamente un sentimento nobile e dimenticato come la solidarietà umana. Grazie a una nonnina a caccia di verdura Crocetta Hulk | Blog diPalermo.it

La decisione è stata presa di sera: dobbiamo partire all’alba. Sì, impegniamoci. Alle 7 (perché la domenica l’alba dura fino alle 11) dobbiamo essere in macchina. Invece partiamo alle 9 pieni di forza, sprezzanti del pericolo e di quanto ci attende. No, non dobbiamo superare la striscia di Gaza: dobbiamo andare a Catania. Possiamo farcela. Fino alle 10 tutto bene, poi alle 10.02 ci imbuchiamo verso Scillato, lo svincolo obbligatorio dopo la chiusura di un pezzo dell’A19 per cedimento pilone.

E ora? Non un solo segnale indica la strada, un segnale tangibile e non divino, intendo. Ed è per questo che sul fortunato conducente dell’auto che apre la corposa fila si riversa la responsabilità ma anche la fiducia e la stima: egli ci condurrà fino all’uscita. Perché a questo servono i piloni crollati: a unificar le genti.

Saliamo, e c’è chi si è già organizzato. Lungo la strada compaiono cassette piene di buonissime arance di Scillato. Qualcuno approfitta per fare delle foto a un panorama obiettivamente bello. A questo serve la caduta dei piloni: a far conoscere le bellezze sconosciute. Saliamo ancora, si andrà verso Polizzi o verso le Petralie? E se non lo so io figuriamoci un francese che ha scelto la Sicilia per vacanza. Inseriamo Googlemaps, ma non c’è campo: a questo serve la caduta dei piloni: a far riscoprire l’uso ormai dimenticato della bussola. E anche la strada piena di curve, di crepe, di smottamenti, invasa dall’erba e da segnali stradali arrugginiti, ci ricorda a cosa servono i piloni caduti: a rispolverare il repertorio di parolacce che copre tutto l’alfabeto, compresa y, j e w.

E saliamo, saliamo, ogni intanto il capofila a cui vogliamo ormai bene si ferma, è indeciso, scende dalla macchina, si guarda attorno e poi viene verso di noi chiedendo conforto. Siamo uniti in questa domenica mattina col sole in faccia, ma solo lì, perché dentro di noi un moto di rabbia temiamo possa prendere il sopravvento, quando da una traversa, preceduta da un forte odore di frizione bruciata, spunta lei: la nanna con patente che era andata a farsi la verdura e che ora con cipiglio degno di Vettel assume il comando della fila per non lasciarlo più. E saliamo saliamo, saliamo. Una bimba apre il finestrino e decide di vomitare spargendo nell’aere la colazione. A questo servono i piloni caduti a… a?

E poi ecco le mucche e i vitellini. La nanna, indigena, saluta l’allevatore e per fare questo si ferma in una curva a gomito. Qualcuno suona il clacson. Inutilmente. Davanti a noi lo splendido scenario delle Madonie che conservano intatte sputazzate di neve. Accanto a noi uno sbalanco di non so quanti metri e non voglio saperlo. A un certo punto un giovane baldanzoso armato di Fiat 500 decide di sorpassare almeno quattro macchine. Il suo obiettivo, lo so, lo sento, è quello di superare la nanna. Non ci riesce e, ne sono certa, rispolvera qualche preghiera perché il Suv che gli appare improvvisamente di fronte lo eviti. Diciamolo: i piloni feriti contribuiscono alla riscoperta della fede.

E poi scendiamo, scendiamo, scendiamo, la strada si allarga (di poco) e c’è persino l’indicazione. La prova che Palermo sia la provincia più cerealicola della Sicilia si apre ai nostri occhi con campi di grano a perdita d’occhio. Lo dico: i piloni caduti servono a dimostrare la vitalità dell’agricoltura siciliana, ma questa probabilmente è solo deformazione professionale.

A un certo punto succede: la nanna mette la freccia e accosta. Un moto gioioso di clacson e mani la saluta. Lei risponde e siamo tutti contenti di ritrovarci in questa domenica mattina alla ricerca dello svincolo che, ci hanno assicurato, è più avanti. In effetti, bello solo come uno svincolo, eccolo. La fila si ferma. È un momento splendido. Ci fermiamo, ci abbracciamo, ci scambiamo i numeri di telefono, ci chiediamo l’amicizia su Fb. Resteremo uniti, lo so. Qualcuno si selfia con le dita in segno di vittoria. Mentre il tizio di Sant’Agata Li Battiati ci saluta la sua compagna gli sussurra: “gioia, io a Palermo non ci torno più manco motta“.

13 commenti

Lascia il tuo commento
  • 13 aprile 2015 09:11

    Crollo Viadotto, Crocetta scrive ai Siciliani:
    “Il crollo è anche colpa dei cittadini, è inutile aggiustare le autostrade se poi voi continuate a passarci sopra con le automobili!!”

  • 13 aprile 2015 09:35

    Ahah…bell’articolo, anche se tremendamente vero. Complimenti.

  • 13 aprile 2015 09:47

    …sputazzate di neve….ed altre espressioni poetiche laurea Cinzia Zerbini come la più promettente scrittrice italiana

  • 13 aprile 2015 12:04

    Un quadro esaustivo dell’arretratezza nella quale in questo secondo millennio con astronauti alla conquista dello spazio, andiamo in cerca di guide improvvisate per orientarci nella terra in cui , peggio di Dante , ci troviamo smarriti…. E’ triste ma nessuno di nostri eletti Governatori si è posto il problema viario che in una terra come la Sicilia è di massima importanza per raggiungere i siti turistici fonte di reddito per l’economia locale , ma tutto resta come prima , strade che a confronto con altri paesi sono mulattiere coperte di bitume con curve pericolose di giorno figuriamoci di notte con segnaletiche precarie e spesso non aggiornate. Chi pagherà questi danni economici ai pendolari che per lavoro raggiungono Catania ? Certamente nessuno , la colpa è delle frane alle quali non si pone rimedio o NON SI VUOLE. porre rimedio , all’assenza di manutenzione ….alla facilità con la quale si effettuano i ” carotaggi” , ai compiacenti collaudi sottoscritti da responsabili che macchiano la propria coscienza di azioni colpose verso una utenza stradale a rischio di imprevedibili effetti negativi……. Questa è la triste realtà delle cose e mi auguro che tali segnali possano svegliare le coscienze, di quanti sono preposti alla salvaguardia delle strutture pubbliche nel segno di una civiltà che potremmo meritarci a pieno titolo . Dr. Piero Terranova Palermo

  • 13 aprile 2015 12:49

    A che serve un pilone crollato? A rifarci sopra un bell’apppaltino con contorno di saporite tangenti.

  • 13 aprile 2015 12:56

    Rido, rido e ancora rido! Brava Cinzia Zerbini!

  • 13 aprile 2015 16:32

    Complimenti descrizione degna di Camilleri.

  • 13 aprile 2015 17:50

    Come al solito non ci resta che l’ironia…
    Brava Cinzia Zerbini.

  • 13 aprile 2015 19:31

    Brava Cinzia, a questo servono i piloni caduti: sviluppare la vena narrativa !

  • 13 aprile 2015 21:32

    Grazie!

  • 14 aprile 2015 04:51

    Bello… quasi quasi ci vado pure io!

  • 15 aprile 2015 08:42

    Accipicchia… ora ho proprio voglia di venirci in Sicilia.. certe emozioni … cosa può fare il crollo di un pilone..!!!

  • 15 aprile 2015 17:55

    A che servono i piloni crollati?
    a ritrovar se stessi e scrollarsi di dosso la frenesia,lo stress,che la quotidianità ci inpone, a vivere a 12 volts anche con un semplice viaggio di lavoro,perchè in fondo la bellezza del viaggio non è l’arrivo, ma il viaggio stesso.
    Brava Cinzia,come me sei riuscita a cogliere il lato positivo del pilone crollato!

Lascia un commento