i fatti dopo il ragionamento

Tu, santo protettore della Rap

di

Epidemie, assenteismi, minacce, improbabili rivendicazioni sindacali e, adesso, l'arresto dei netturbini beccati a rubare gasolio e attrezzi da lavoro. Mentre la città annega tra i rifiuti. Qualcuno ci dia almeno la speranza che il loro dio non li salvi anche da questa tempesta Dio Netturbini | Arresti RAP Rap Rubavano Gasolio | Blog diPalermo.it

Ammettiamolo: l’immagine dei poveri netturbini costretti a ravanare senza guanti tra ogni genere di rifiuti – mobilio, materassi, oli esausti e uranio impoverito inclusi – ci ha indotto una certa commozione. Ma no, ci siamo detti, non si può certo pretendere che indefessi dipendenti pubblici sfidino la morte sguazzando, senza protezioni, in laghi di percolato. E che? Dovrebbero raccattare a mani nude e senza tute speciali la robaccia che buttiamo? Ma manco gli schiavi.

Con l’animo pervaso da ondate di compassione, siamo arrivati dunque a tollerare che i nostri eroi dessero sfogo alle loro sacrosante proteste, organizzando assemblee sindacali a raffica, tutte, chiaramente, in orario di raccolta. E con la pazienza che ha solo un popolo che vive il proprio destino come una ineluttabile condanna, abbiamo fatto finta di non vedere agli angoli delle strade le montagne di sacchetti divenute monumento alla nobile arte della differenziata in cui siamo imbattibili. A chi poi, temerario, faceva notare che forse c’era qualcosa di pretestuoso in questa guerra per il lavoro sicuro, abbiamo risposto che, certo, non si può limitare il diritto di sciopero di una categoria che rivendica giuste aspettative. Non sia mai. Incrocino le braccia, dunque, e si riuniscano quanto vogliono. E taccia il sindaco, che fa la voce grossa lagnandosi delle inefficienze.

Saldi nei nostri ideali, ieri c’è toccato, però, fare i conti con la dura realtà: la notizia che per un anno nove dipendenti della Rap, la società che ogni mese retribuisce i suddetti netturbini, hanno sistematicamente rubato all’azienda gasolio, detersivi poi rivenduti nei mercati, carta igienica, saponette, mazze e, udite udite, tute e guanti speciali (!). Per 12 mesi, ripeto. Senza che nessuno se ne accorgesse. Casi isolati da non generalizzare, direte voi. Non ne sarei così certa rispondo io, che ho perso il conto delle inchieste aperte dalla Procura su quella che prima si chiamava Amia e ora si chiama Rap. Nomi diversi, stessa totale assenza di cultura e dignità del lavoro dei dipendenti. Dal 2009, e prendo a riferimento un anno a caso, sono finiti sotto inchiesta in centinaia: per furto – non è la prima volta che vengono beccati a succhiar via gasolio per rivenderlo -, interruzione di pubblico servizio, minacce, assenteismo, manifestazioni non autorizzate e potrei continuare. Solo a Natale, quando una singolare epidemia, seconda per virulenza solo all’Ebola, falcidiò il personale in servizio riducendo i dipendenti in turno all’osso e condannando, per l’ennesima volta la città a candidarsi, certa della vittoria, a capitale europea della munnizza, la Procura ne indagò 126.

Ecco, a loro e agli altri che, dietro al paravento del “tanto a fine mese lo stipendio me lo prendo lo stesso”, vorrei dare uno spunto di riflessione: avete attraversato indenni il guado del passaggio dalla bad alla good company senza che nessuno perdesse il lavoro, ma non è per nulla scontato che il santo protettore abbia voglia di fare il bis.

5 commenti

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  • 15 aprile 2015 09:07

    In prossimità delle elezioni i santi protettori rispuntano tutti. È così da decenni e il Sinnaco Ollanno è stato sempre il protettore e il profeta di queste persone che da anni infestano ogni ufficio o azienda pubblica comunale.
    La munnizza è forse il caso più eclatante, ma che dire della piscina comunale. Basterebbe chiedere ad uno dei tantissimi direttori di impianto scappati via lo schifo che successe a seguito dell’ingresso di personale ex lsu…

  • 15 aprile 2015 11:18

    Orlando, il moralizzatore sulla monnezza …..o munnizza, per dirla come i palermitani.

  • 15 aprile 2015 16:05

    Tengono famiglia

  • 15 aprile 2015 19:57

    Si salvi chi può

  • 17 aprile 2015 18:36

    Dopo la doverosa ed esaustiva risposta del rappresentate dell’Istituto Einaudi, mi sento di darle ragione solo sul fatto che quelle bandiere erano un po’ il simbolo di come le istituzioni a tutti i livelli sia nazionale che locali hanno ridotto la scuola italiana. Però forse avrebbe fatto meglio a scrivere un articolo sulla gravissima situazione che ha generato la fantomatica abolizione delle provincie, ennesima pantomima in salsa tutta siciliana, che ha comportato il taglio di tutti i fondi per la manutenzione ordinaria destinate alle scuole stesse. Per intenderci le scuole superiori non ricevono più alcun finanziamento neanche per la manutenzione degli impianti antincendio e degli impianti termici, cosa che mette a rischio la sicurezza delle scuole e degli alunni.
    Se non fosse per la buona volontà di tutti coloro che ogni giorno passano, anzi passavano, sotto quei brandelli di bandiera la scuola potremmo chiuderla.
    Anche io penso che i simboli hanno la loro importanza, ma la bandiera e il senso di appartenenza alle istituzioni si portano dentro, anzi oserei dire si portano dentro il cuore.
    Perché spesso è grazie al sacrificio di tanti che si continuano a far sventolare bandiere anche a brandelli.
    Ma tutto questo non si vede e purtroppo nessuno ne parla perché è più facile attaccare chi se pur con una bandiera a brandelli cerca di portare avanti quello in cui crede e quello per il quale è chiamato a lavorare, che attaccare coloro che pur avendo una bella bandiera sventolante di serve delle istituzioni non per servire le istituzioni stesse ma per servirsene.

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