i fatti dopo il ragionamento

L’aereo più pazzo del mondo

di

Aereo.crocetta1 | Aereo Palermo Catania Ryanair Volo | Blog diPalermo.it

Il cedimento del viadotto sulla Palermo-Catania, un disastro per gli operatori turistici siciliani, ha spinto i più svariati opinion leader e politici regionali alla necessità di esprimersi fornendo le soluzioni più variegate. E così, anziché invocare Santa Rosalia o Sant’Agata, si è pensato di ricorrere al treno veloce, un ossimoro siciliano, o addirittura chiedere il miracolo a Ryanair. E questa soluzione, se non mi venisse da piangere, mi farebbe sorridere.

Capisco che in questo momento vince chi la spara più grossa, ma realmente si pensa che l’istituzione di un volo Palermo-Catania possa risolvere i gravi problemi logistici ed economici causati dal blocco autostradale? Probabilmente potrebbe facilitare il trasferimento di pochi pendolari, ma sicuramente non risolverebbe il problema dello spostamento di turisti costretti, per via dello smottamento del manto autostradale, a circumnavigare l’isola. O servirebbe a lenire le sofferenze degli operatori turistici, costretti oggi a sobbarcarsi di costi extra.

Nel ricordare che un Boeing 737/800 di Ryanair (gli unici aeromobili utilizzati dalla compagnia irlandese) porta 189 passeggeri e che durante la stagione turistica transitano centinaia di bus turistici sulla Palermo-Catania, quante tratte giornaliere dovrebbe garantire la compagnia aerea per potersi porre come alternativa seria e concreta al trasporto turistico gommato ed essere quindi di aiuto al problema? Tralasciando l’aspetto legato alla capienza ed al prezzo (necessariamente irrisorio per non vessare turisti già maldisposti), non comprendo quale convenienza “temporale” potrebbe apportare una simile tratta.

Purtroppo, tranne nell’ipotesi del teletrasporto, sappiamo tutti che qualsiasi volo impone il sacrificio di almeno due ore della tua vita (check-in, consegna bagaglio, controllo sicurezza, imbarco, ritiro bagaglio) che vanno aggiunte alla durata effettiva del volo (in questo caso, circa venti minuti). In pratica, circa 150 minuti per unire le due città. Ma cui prodest (pendolari palermitani che lavorano da Ikea o tifosi catanesi interessati a godersi una partita di serie A esclusi) un collegamento turistico tra le due città?

Vogliamo considerare un gruppo di turisti tedeschi imbarcati a Catania, arrivati a Palermo e costretti a dovere raggiungere Cefalù (poiché meta finale della loro vacanza)? Bene. Alle due ore e mezza di viaggio aereo dovrebbero aggiungere ulteriori 60 minuti di bus. In pratica, gli stessi tempi di percorrenza bus del dopo-cedimento e con costi di gran lunga maggiori. Uno stress per i turisti e uno stress maggiore per le assistenti di volo Ryanair, costrette a vendere bevande, gratta e vinci, cibo, giornali, profumi e biglietti, che vitaccia, per i trasferimenti in soli venti minuti.

Ritengo che qualsiasi soluzione alternativa alla costruzione di una bretella autostradale lungo la strada di cantiere che consenta di aggirare l’interruzione sia solo flatus vocis. La consapevolezza di non vivere in Giappone e la certezza che ci metteremo quindi un po’ più dei loro sette giorni per ricostruire il viadotto ceduto ci getta nello sconforto. Ma meglio mantenere un sano pessimismo siciliano, che dare fiato ad un ottimismo che non ci appartiene.

(Dario Ferrante è managing director di Tour Plus Sicilia)


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

4 commenti

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  • 16 aprile 2015 09:57

    Sono un tour leader, uno di quelli che accompagna una quarantina di turisti stranieri alla settimana in circuito lungo le strade siciliane, so di cosa stiamo parlando. Ha ragione il signor Ferrante: il volo PMO-CTA non potrà mai essere “La” soluzione per gestire il flusso turistico in arrivo nella nostra isola. La bretella autostradale è indispensabile. Il volo potrebbe, al limite, essere un’opzione in più; ma, appunto, le opzioni, per definizione, prevedono altre soluzioni alternative.
    Ampliando il discorso, la stagione turistica si annuncia ancora più complicata delle precedenti: l’autostrada principale dell’isola interrotta, Ustica Lines che minaccia di fermare i collegamenti con le isole minori, musei e siti archeologici aperti a singhiozzo nonostante il numero di impiegati sovradimensionato, l’emergenza cronica (altro ossimoro siciliano) dell’immondizia. Però continuo a sentire il ritornello trentennale: “Questa regione potrebbe vivere solo di turismo”. Potrebbe…appunto. Il condizionale è quanto mai d’obbligo.

  • 16 aprile 2015 10:12

    Ben detto.
    Invece di sparare minchiate, si mettano immediatamente all’opera per creare la bretella da 2 km (non parliamo di centinaia).
    L’ANAS si attivi in forze per sistemare la Polizzi-Scillato e la la strada che da Isnello sale sulle Madonie. Poche chiacchiere e mettetevi al lavoro, anche di notte, le fotocellule le hanno inventate anche per questo.

  • 17 aprile 2015 09:02

    Io una soluzione ce l’avrei,la Palermo/ Messina senza far pagare il pedaggio..

  • 17 aprile 2015 09:06

    Non è la soluzione ma una possibilità in più per supportare la poca economia ancora esistente nell’isola.
    Ma naturalmente si è già spostata l’attenzione dalla gravità delle cause verso nuovi temi,
    Parlare, poi, di check in in aeroporto e 2 ore per il disbrigo delle operazioni nel 2015 è anacronistico anche per le vecchie generazioni, che lo sostenga un “managing director” del settore turistico è esilarante.

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