i fatti dopo il ragionamento

La metafora di tutto

di

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Simbolicamente potrebbe essere una rappresentazione perfetta: l’Italia a brandelli. Anche Regione e Unione europea, a giudicare dallo stato dei vessilli, non stanno bene.

Passo un paio di volte a settimana davanti all’istituto Einaudi di via Mongerbino (parallela di viale Lazio), e ogni volta penso: “Interverranno, la prossima volta troverò nuove bandiere”. L’auspicio mi accompagna da settembre.

Centinaia di studenti, decine di professori, bidelli, segretari e dirigenti della scuola entrano ogni mattina nell’edificio e passano sotto quelle bandiere. Non le vedono?

Non è una questione di soldi, di fondi che mancano: una bandiera costa qualche euro. E comunque, se non è possibile acquistarne nuove, sarebbe meglio togliere quel che resta dei brandelli. Meglio il nulla rispetto all’obbrobrio.

Non si tratta del balcone di un tifoso che ha dimenticato la bandiera esposta in occasione degli ultimi Mondiali. È una scuola e non può permettersi di trattare così il tricolore: impartisce una pessima lezione, dà un pessimo esempio, ancor prima di entrare in classe, ogni mattina.

15 commenti

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  • 17 aprile 2015 08:48

    E’ una immagine perfetta dello stato attuale delle cose e sopratutto di quanto agli altri ne possa fregare, visto che da settembre nessuno raccoglie qualche euro per sostituirle. Fa veramente pena !

  • 17 aprile 2015 12:59

    E’ la mancanza di patriottismo che manca in questa Nazione. E manca dalla testa, considerando che stanno facendo espatriare tutte le nostre maggiori industrie simbolo.
    Poi abbiamo concesso l’invasione del mercato cinese, quelo scadente…quello non a norma con le direttive UE e che possona fare e disfare quello che vogliono.
    Abbiamo l’invasione degli emigrati di ogni genere senza che questi si integrino con la nostra storia e cultura, perché la nostra storia e cultura è morta e sepolta già da un pezzo.
    Abbiamo un campionato di calcio, senza escludere le serie minori, stra-pieno di extracomunitari.
    La stessa Nazionale ormai e invasa da oriundi che non parlano neanche la nostra lingua, immagina fargli cantare l’inno di Mameli.
    Tutto questo si trasmette ai giovani. Chi vuoi che possa fregare a qualcuno della bandiera italiana ed europea esposta in una scuola? E pensare che proprio lì, qualche professore di storia dovrebbe incazzarsi.
    Se dovessimo partire per una terza guerra mondiale, neanche sapremmo da che parte stare…perché l’Italia, quella nazione per la quale i mille e più combattenti con a capo un certo Garibaldi rischiarono la vita per unirla e cacciarla dai borboni, non esiste più.

  • 17 aprile 2015 13:40

    “cacciarla dai borboni….” dovresti aggiungere anche “i quali avevano permesso al Sud Italia di vivere nel più totale benessere”

  • 17 aprile 2015 14:24

    Studia la storia…si vede che tu la studi… allora non indignamoci sulle bandiere strappate e non gridiamo “W l’Italia”.
    Però, appunto Tu che la studi, mi spieghi perché se il sud stava così bene, alla liberazione parteciparono anche i siciliani? O pensi davvero che furono solo in mille a liberare la Sicilia?

  • 17 aprile 2015 14:36

    Caro sig. Amato, nel ringraziarla per l’ attenzione mostrata verso il nostro istituto, sia pure solo per le bandiere, vorrei sottolinearle come anche il suo articolo sia frutto dei tempi.
    È facile giudicare e condannare avendo a disposizione solo informazioni e dati parziali.
    Ciò non di meno le fornisco ulteriori chiarimenti.
    Le bandiere acquistate, in data 26/01/2013, e subito sostituite, si sono velocemente deteriorate per l’esposizione agli agenti atmosferici, pertanto ne sono state acquistate delle altre che saranno presto collocate in un posto diverso, così da renderne più agevole la manutenzione. Infatti il loro supporto è collocato in modo tale che, attualmente, la loro sostituzione non può essere effettuata dal personale della scuola ma da ditta specializzata fornita di cestello.
    Non si è ancora provveduto alla collocazione delle nuove bandiere perché la scuola e’ oggetto di lavori di manutenzione straordinaria che interessano anche il loro nuovo supporto.
    Tanto per dovere, si resta sempre disponibili per ogni eventuale chiarimento.
    La Direzione

  • 17 aprile 2015 15:41

    Touche!

  • 17 aprile 2015 16:27

    Risolto in poche ore il problema delle bandiere, rimane solo quello della Terza Guerra Mondiale. Allo stato può essere sufficiente accarezzare una gobba o un paio di corna. Ma se non si dispone di amici o parenti dotati, si può cercare, tra le cose vecchie, uno di quei portachiavi con un paio di corna o un corno solo, un quadrifoglio, un gobbetto. Insomma un qualunque amuleto apotropaico. Dovrebbe bastare.

  • 17 aprile 2015 16:41

    Con tutto il rispetto, la precisazione dell’Istituto mi ricorda molto la sequela delle giustificazioni di John Belushi in “The Blues Brothers”. Mancavano solo le cavallette…

  • 17 aprile 2015 18:37

    Dopo po la doverosa ed esaustiva risposta del rappresentate dell’Istituto Einaudi, mi sento di darle ragione sul fatto che quelle bandiere erano un po’ il simbolo di come le istituzioni a tutti i livelli sia nazionale che locali hanno ridotto la scuola italiana. Però forse avrebbe fatto meglio a scrivere un articolo sulla gravissima situazione che ha generato la fantomatica abolizione delle provincie, ennesima pantomima in salsa tutta siciliana, che ha comportato il taglio di tutti i fondi per la manutenzione ordinaria destinate alle scuole stesse. Per intenderci le scuole superiori non ricevono più alcun finanziamento neanche per la manutenzione degli impianti antincendio e degli impianti termici, cosa che mette a rischio la sicurezza delle scuole e degli alunni.
    Se non fosse per la buona volontà di tutti coloro che ogni giorno passano, anzi passavano, sotto quei brandelli di bandiera la scuola potremmo chiuderla.
    Anche io penso che i simboli hanno la loro importanza, ma la bandiera e il senso di appartenenza alle istituzioni si portano dentro, anzi oserei dire si portano dentro il cuore.
    Perché spesso è grazie al sacrificio di tanti che si continuano a far sventolare bandiere anche a brandelli.
    Ma tutto questo non si vede e purtroppo nessuno ne parla perché è più facile attaccare chi se pur con una bandiera a brandelli cerca di portare avanti quello in cui crede e quello per il quale è chiamato a lavorare, che attaccare coloro che pur avendo una bella bandiera sventolante di serve delle istituzioni non per servire le istituzioni stesse ma per servirsene.

  • 17 aprile 2015 19:49

    Meglio non acquistare prima del tempo le bandiere, potrebbero restare nel cassetto come cimeli. Soprattutto se si devono aspettare tempi lunghi come le manutenzioni e l’arrivo delle ditte specializzate. Sicilia docet, non durano all’infinito.

  • 18 aprile 2015 10:00

    Ecco. Se non c’è gara di appalto non si possono chiamare ditte specializzate con carrelli elevatori.
    Sapete quanto costa l’affitto, utilizzo di un carrello elevatore. Chi aveva avuto l’idea di collocare le bandiere in un certo modo aveva pensato anche se non c’è la Ditta non possono fare niente…e noi paghiamo interventi di ordinaria manutenzione

  • 18 aprile 2015 15:14

    Andate a vedere quelle esposte (o, meglio, ciò’ che resta) sulla facciata dell’Agenzia delle Entrate (già’ sede del quotidiano “L’Ora”) in via Stabile. Simboleggiano come si rimane dopo le “cure” dell’Erario.

  • 19 aprile 2015 09:14

    Ma non era più semplice provvedere, piuttosto che ribattere stizziti. O scrivere solo: “Grazie per la segnalazione. Provvederemo”. Chissà cosa penserebbe Luigi Einaudi, vice-presidente dell’Accademia del Lincei, scrittore, giornalista e mentore del grande Giorgio Bocca di questo uso dell’italiano. Intendo la lingua, oltre che il vessillo.

  • 19 aprile 2015 10:26

    ISTITUTO EINAUDI Dal 2013 vi trovate in questa situazione poco decorosa? Peggio ancora. Grazie per aver fornito ulteriori dati utili al concetto che voleva esprimere l’articolo.

  • 19 aprile 2015 11:28

    Stamattina sono passato davanti la scuola. Niente bandiere. Meglio toglierle che esporle come fossero stracci.

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