i fatti dopo il ragionamento

L’apprendista pentito

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Da Andreotti mandante della strage di Capaci a Berlusconi pedina di Riina. Passando da Papa Francesco e da Alfano eletto coi voti della mafia. Signori, va in scena il mafioso tuttologo che trasforma in farsa il processo sulla Trattativa. Con tanto di risate in aula Image3 | Pentito Carmelo D'Amico | Blog diPalermo.it

Prendi un mafioso che deve farsi, giorno più giorno meno, 12 anni di galera. Metti che a un certo punto gli venga un’idea: raccontare una storia che può abbreviargli il purgatorio delle verifiche di attendibilità e dargli un’inappellabile patente di pentito, l’attestato che solo la rivelazione di certe verità inconfessabili può attribuire. Una storia che in molti vogliono sentirsi raccontare, la stessa in cui si sono cimentati, narratori dalle alterne fortune, altri prima di lui. Pensa e ripensa, dai rigori del carcere duro il mafioso mette a punto il racconto.

Qualcosa la prende dalle parole di sedicenti testimoni di giustizia e reali o verosimili pentiti, riportate in dettaglio da giornali e tv. Il resto lo condisce con qualche etto di fantasia. E la narrazione è quasi pronta. Gli ingredienti ci sono: la mafia, le stragi, la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra, gli attentati ai pm. Il mafioso, che si chiama Carmelo D’Amico, ma potrebbe chiamarsi in qualunque altro modo, è pronto e mette a verbale la sua verità. Ma all’inizio preferisce non osare. E vola basso.

Sa degli accordi che pezzi delle istituzioni avrebbero stretto coi clan, gli è stato detto in carcere da un boss palermitano. È a conoscenza del progetto di uccidere il pm Nino Di Matteo che indaga sulle trame oscure che legherebbero Stato e mafia e già bersaglio degli strali mafiosi. Roba già sentita e letta sui giornali e finanche verosimile. Così i magistrati che da anni indagano su una delle più controverse pagine di storia italiana decidono di citarlo al processo dei processi, quello sulla trattativa, appunto.

Solo che – come accaduto prima di lui a un altro sedicente testimone, che si vantava al telefono di avere libero accesso al computer di Antonio Ingroia – al mafioso scappa la frizione. E strafà un tantino. Sarà la ribalta dell’udienza, sarà l’emozione del debuttante che prova a calcare la scena, ma l’esito della performance lascia gli spettatori di stucco. Nella narrazione entrano altri ingredienti: i Servizi segreti (deviati, se no non c’è gusto), Giulio Andreotti, defunto Belzebù che in cose simili sta come il cacio sui maccheroni, mandante della strage di Capaci; Silvio Berlusconi, pedina inconsapevole di Riina, Provenzano e Dell’Utri. Ancora, Angelino Alfano, eletto coi voti della mafia, come Renato Schifani. E ciliegina sulla torta: Papa Francesco che, con la scomunica dei boss, l’ha indotto a rivedere le sue scelte di vita.

Come sa tutto questo il mafioso? Glielo ha detto sempre il capomafia palermitano, che per le cronache si chiama Nino Rotolo e che, dicono gli investigatori che l’hanno tenuto sotto controllo per anni, cose simili non le avrebbe raccontate neanche a se stesso davanti allo specchio. “Ne parlavamo in carcere a gesti”, spiega il mafioso al processo. Risate in aula. Sì, perché è straordinario immaginare Rotolo mentre racconta le trame oscure della storia d’Italia come nel gioco dei mimi.

Riina? E il boss fa con la mano il segno che si fa per alludere ai bassi. Provenzano? Punta in alto il dito per indicare “chi può tutto, il capo”. Come abbia mimato Andreotti, i Servizi etc etc, D’Amico ce lo risparmia. E certo Rotolo, unico a poter riscontrare le parole del collaboratore, non ce lo verrà mai a dire. A tanto finora, al processo, non s’era spinto nessuno: nemmeno Massimo Ciancimino che, più modestamente, s’era limitato al copia e incolla di documenti.

In merito alla richiesta di rettifica chiesta a diPalermo.it dal signor Massimo Ciancimino, precisiamo che il 21 aprile del 2011, il signor Massimo Ciancimino è stato fermato su ordine della Procura di Palermo con l’accusa di calunnia aggravata all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. I magistrati agirono sulla base di una perizia della polizia scientifica che asserì che uno dei documenti consegnati dal “supertestimone” della trattativa era stato palesemente manipolato attraverso un copia-incolla. Per questo fatto il figlio dell’ex sindaco mafioso è sotto processo nel dibattimento sulla cosiddetta trattativa in cui è anche accusato di concorso in associazione mafiosa. (Ls)

14 commenti

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  • 18 aprile 2015 09:18

    Cosa ancor più triste che per queste farse lunghissime, gli italiani pagano un biglietto alquanto caro.

  • 19 aprile 2015 09:35

    credo che nel racconto del “pentito” ci sia da fare una scrematura consistente- che alcuni fatti possano essere plausibili (vedi in periodo di elezioni,voti etc etc) non vi è dubbio- per altri credo che abbia stradetto- la verità, al solito è a metà

  • 19 aprile 2015 10:44

    Purtroppo testimonianze del genere gettano solo discredito ma a pensar (e a dimostrar) il male, a volte s’indovina!!!
    Quando ero al Vittorio Emanuele II negli anni ’70 tra noi ragazzini di 8-10 anni si diceva che Ciancimino Lima ed Andreotti erano mafiosi…

  • 19 aprile 2015 11:43

    Gentile direzione invito Voi e la ” giornalista ” Lara Sirignano ad non esprimere giudizi inserito alla mia credibilità e dubbia produzione di documenti , nessuna sentenza è stat emessa, un buon giornalista avrebbe usato il termine presunto copia incolla, ovviamente stiamo parlando di altro. Nel ribadire che se oggi c’è un processo che alla Dottoressa Sirignano da sempre ostile lo sideree alle mie dichiarazione, seria ed affidabile cronista già Vostra collaboratrice. Forse prima di lasciarsi andare facili intuizioni dovrebbe avere seguito qualche udienza ne processo per calunnia contestatomi per aver dichiarato il falso pur sapendolo innocente il Presidente di Finmeccanica Dott. Gianni DE Gennaro. Conoscendo bene la proprietà del giornale, ineccepibile e gran espressione di imprenditoria sana ed efficiente, inviterei la Stessa ad una giusta rettifica. Laddove non si dovesse procedere in tal senso, mio malgrado sarò costretto ad agire in sede penale e civile per tutelare la mia immagine. Grazie.

  • 19 aprile 2015 12:22

    Scusate gli errori, non sono un bravo giornalista. 🙂

  • 19 aprile 2015 23:34

    Ho troppa stima per la l’editore, ma la Vostra rettifica ha veramente il tocco della stessa autrice dell’editoriale, un posizione mai neutra sempre schierata ed ostile alla visone di un processo che ha ancora tanto da raccontare. Capisco le simpatie personali dell’autrice dell’editoriale per il senatore Dell’Utri, se ne faccia una ragione, non è per questo processo che il senatore si trova carcerato. La totale mancanza di rispetto verso un GUP oggi membro del GSM Dott. Morosini che ha ritenuto a differenza dei suoi tanto blasonati professori Lupo e Fiandaca smentiti tra l’altro da cotanto Presidente delle Repubblica, Giorgio Napolitano, ” eravamo sotto ricatto dell’ala corleonese di cosa nostra ” ( di fatto quanto contesto dai pm ad imputati del processo ) un impianto in grado di affrontare un esame dibattimentale. . Per quanto riguarda le intercettazioni già richiamate dalla bravissima giornalista, nessun dubbio che nelle stesse non sia contenuto nessun eletto penalmente rilevante, ma la stessa brava giornalista dovrebbe sapere che esiste anche il diritto di difesa, di fatto leso, nelle stesse potevano essere contenuti utili per i singoli imputati. In tal senso i Pm ne avevano ordinato la distruzione dopo l’ascolto dei difensori degli imputati. È pur vero che spesso giornalisti vanno a cena con difensori degli imputati per capirne informazioni, è il loro mestiere, uno a caso nella fattispecie, ma non trovo eticamente corretto relegare un processo come questo ad un opera teatrale. Oltre la Sirignano sono in tanti a criticare questo impianto accusatorio da Riina ad importanti giuristi, c’è una corte di assise saprà valutare il tutto. Nello specifico il D’Amico condivide il pensiero della Sirignano, Massimo Ciancimino è un bugiardo. Non spetta a me giudicare le sue parole ne la sua credibilità, per altro già esaltata da altre procure. Non mi riguarda, credo che questo gioco perverso a volere innalzare una tifoseria da stadio, mettendo uni conto gli altri non giovi a nessuno, per quanto riguarda gli atti processuali lei Dottoressa Sirignano, è lontana da conoscere il contenuto, non sarà frequentando gargamella e company che potrà coprire le sue grosse lacune, forse leggere qualche atto processuale la potrà meglio aiutare. Lasciamo lavorare chi è preposto a farlo per competenza e preparazione. So che la rettifica da Lei firmata ma a me negata al telefono le brucia, ma ricredersi non è segno di debolezza ma semplice professionalità.

  • 19 aprile 2015 23:39

    Ovviamente rimango a completa disposizione per un confronto pubblico in merito a temi processuali da Ella trattati nei Sui tanti editoriali, il tutto ovviamente dopo avere reso deposizione come teste come quanto richiesto dia Pm. Oggi c’è un processo, è quello il luogo preposto per poter riaffermare quanto da me raccontato ad i magistrati, in seguito sono sarò sempre a Sua completa disposizione. Con osservanza, Massimo Ciancimino.

  • 20 aprile 2015 08:20

    Signor Ciancimino, le nove righe pubblicate ieri in coda al pezzo non possono ritenersi una rettifica. Si tratta, semmai, di un contributo per delineare in maniera più completa una vicenda – quella appunto del copia-incolla, per cui lei deve rispondere di calunnia aggravata – che la vede protagonista. Spero per lei che il processo tuttora in corso la giudicherà estraneo alla vicenda. Ma questo, come dice qualcuno, lo scopriremo solo vivendo.

  • 20 aprile 2015 11:56

    Mi scuso on Lei Dott. Massaro, mi auguravo che in proposito si sarebbe provveduto non alla semplice pubblicazione della mia richiesta di rettifica. Prima io, dopo il mio legale, alla quale ho prontamente rigirato l’editoriale, riteniamo offensivo e diffamante in giudizio personale e l’accostamento della giornalista espresso nella mia persona, di fatto recidiva in tal senso. Trattandosi del Vostro editore come persona da me da sempre conosciuta sia Lui e la Sua famiglia avrei voluto evitare il proseguo in atre sedi, almeno questa so di averci provato. Il resto, come ha saggiamente richiamato Lei “lo scopriremo strada facendo ” Cordiali saluti.

  • 20 aprile 2015 16:11

    Una cosa è sicura. Il signor Ciancimino Massimo non conosce Lucio Battisti.

  • 20 aprile 2015 17:04

    Dottore Ciancimino, insisto. Nell’articolo della collega Sirignano non vi è alcun intento offensivo né diffamatorio nei suoi confronti. Le righe che la riguardano non sono altro che una ricostruzione fedele e oggettiva (ovviamente fatta salva una sentenza favorevole nei suoi confronti, cosa che le auguro) dei fatti. Per questo continuo a ritenere che la richiesta di rettifica – rettifica di che? – sia infondata.

  • 20 aprile 2015 17:29

    Ah, quindi per Massimo Ciancimino non vale la presunzione di innocenza? Innocente fino al terzo grado di giudizio per cui i giornalisti si cautelano e usano la forma di correttezza di usare sempre condizionale d’obbligo e il termine “presunto” relativamente alle accuse? Interessante.

  • 20 aprile 2015 19:56

    Egregio Dott. Massaro, nel pieno rispetto delle Sue opinioni, la pensiamo diversamente sia Io che i miei Legali da me consultati e nominati a difesa e tutela della mia immagine. Comunque nella fattispecie non saremo ne io ne Lei a stabilirlo, sarà un giudice terzo chiamato a valutare il Vostro editoriale nel suo contenuto, il tutto nelle sedi competenti civili che penali. Forse un semplice “presunto” copia incolla sarebbe stato un tantino più prudente e professionale. Sicuramente potrei anche sbagliarmi, ma lo ritengo doveroso dopo ennesimi editoriali della stessa Vostra collaboratrice da tono similare. Cordiali saluti, Massimo.

  • 20 aprile 2015 20:01

    Antonio chiedo Venia, ha ragione, ho commesso un errore, a mio parere e non scherzo, imperdonabile una sovrapposizione tra Lucio Battisti, ” lo scopriremo solo vivendo ” e Claudio Baglioni “strada facendo “. Nello scusarmi, non disprezzo Baglioni, simili errori sono imperdonabili. 😉

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