i fatti dopo il ragionamento

Quei numeri in fondo al mare

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L'ennesima ecatombe di immigrati e la nostra pietà che rischia di cedere il posto all'assuefazione. Quando non al fastidio. Perché dentro a questi viaggi, e a queste tragedie, non ci sono statistiche. Ma persone Naufragio Lampedusa | Blog diPalermo.it

E quei numeri sempre diversi, quei numeri. Quanti sbarcati? Quanti morti? 394, 403, 561, 682. Che importa, uno più uno meno? Tanto sono lì, inghiottiti dalle onde. Ma la fame di Scilla e Cariddi non c’entra, il Canale di Sicilia è grande e i mostri del Mediterraneo, ai giorni nostri, sono altri. E sono veri.

E quei numeri sempre diversi, quei numeri. E quello che colpisce non è la somma (che poi non è vero: è impressionante). Quello che colpisce è che ogni volta, per ogni barcone che affonda o che approda – che a bordo siano in dieci o siano in mille – non si sappia mai realmente quanti sono. “Una nuova tragedia: un barcone che si ribalta, 287 morti in mare”. Ma sull’altro giornale leggi che sono 285. Però in tv ti pareva di aver sentito che fossero 289. Boh, ma che importa, uno più uno meno? Assuefatti alla morte e all’arrivo di corpi, come fossero mucchi di posidonia da rimuovere dalle spiagge, quando arrivano i turisti. Non è così quando cade un aereo, quando esplode una bomba, quando un folle spara in una scuola. Sappiamo essere precisi qui, vogliamo esserlo, dobbiamo. Numeri sempre uguali, questi.

E quei numeri sempre diversi? Quei numeri? Davvero oltre la paura o il fastidio non abbiamo più il senso di pietà? Quello di una madre che porta in braccio il figlio senza più respiro. Quello di un fratello che tiene stretto a sé per l’ultima volta parte del suo sangue. Quello del cittadino del mondo, quale spesso ci proclamiamo di essere, che ha rispetto per un essere umano morto in maniera disperata, mentre continua una tratta senza dignità.

E quei numeri sempre diversi, quei numeri. Di corpi vivi che rischiano tutto per mettere un piede in Europa (e che colpa ne abbiamo, in Sicilia, se siamo i più vicini a loro, forse non solo geograficamente). Chissà cosa lasciano, allora, se sono disposti a spendere più di tutti i loro risparmi affrontando un viaggio della speranza, un viaggio senza speranza. Davvero oltre la paura o il fastidio non abbiamo più neanche memoria? Per ricordare quando eravamo noi a viaggiare, a partire, a imbarcarci, a morire. Per avere il buon gusto, se non altro, di prestare attenzione. A quei numeri sempre diversi, quei numeri. Quanti numeri, solo numeri. Sono persone, solo persone.

4 commenti

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  • 20 aprile 2015 00:47

    Poesia di Salvatore Battaglia: “La vedetta mediterranea”

  • 20 aprile 2015 15:50

    Purtroppo per loro non sono annegati dopo aver comprato un biglietto di una famosa nave da crociera, nessuna vacanza, nessun errore di un capitano disattento e vigliacco. Son solo persone, anzi numeri, individui in fuga da scenari di guerra ed in cerca di un sogno. Nessuna diretta Tv, nessuna attenzione dei media mondiali, si parla di loro solo quando i morti superano le decine giornaliere, l’indifferenza e speculazione politica come sempre faranno da principali protagonisti. Una due puntate di Porta A Porta, finita l’emergenza, come sempre calerà il velo dell’ipocrisia ed indifferenza in attesa della prossimo record di morti da poter raccontare.

  • 20 aprile 2015 20:10

    È una vergogna planetaria certo noi abbiamo l’immediata percezione per via della posizione geografica ma è un problema da risolvere presto in modo corale! E concordo con Massimo… Un paio di puntate da Vespa e si cambia storia!

  • 28 aprile 2015 10:36

    Noi siamo un po` tutti colpevoli e dobbiamo lavarci le mani come Ponzio Pilato a fatto compiuto.
    Questo signori miei e` un problemone se si risolve al piu` presto. L’Europa comincia a piangere, ma nessuno si sente responsabile. solo che ne viene toccato diereetamente dice. ai!
    Io non credo che l’Europa possa riuscire a risolvere questo problema senza un incarico robusto dell’UNO con necessari fondi e forze militari per tranquillizzare e sistemare questa situazione che e`traboccata. Alla fine siamo noi, i coinquilini mediterranei che ci mangiamo i pesci ben nutriti. Vi sembra macraba la parabola? E`cosi` signori miei. Il mare “Nostrum” e`un mare “Mortum”. Alziamo le nostri voci e facciamo sentire non aspettando che gli altri si dedichino ad altri temi piu`importanti. Questo e`il tema piu`importante secondo me.

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