i fatti dopo il ragionamento

Chi è il più forte?

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Un cinema di quartiere, i miei ricordi di ragazzino, l'impossibile sfida fra Bud Spencer e Bruce Lee come metafora delle nostre vite. Anche se a quel tempo Orlando non c'era ancora. E, grazie al cielo, nemmeno quelli della Rap Image10 | Blog diPalermo.it

Non so quanti se li ricordino, i cinema di quartiere. Io sì: uno in particolare. Si chiamava Edison, insisteva in piazza Napoleone Colajanni. All’Albergheria. La stessa dove – ne parlavo in un mio precedente articolo – ho preso coscienza, di recente, dell’esistenza un mercato di carabattole “salvate” ai cassonetti dei rifiuti e di refurtive di topi d’appartamento, in stile “borsa nera”. Immagine fuori tempo massimo di una guerra ormai dimenticata. O prova generale di un conflitto prossimo venturo, Dio non voglia.

Fugo subito il sospetto: non sono fissato con piazza Colajanni; in vita mia ho visto tutto di Palermo. Ma non posso nemmeno negare che proprio lì, in quello slargo, ho mosso i miei primi passi di ragazzino che cominciava a emanciparsi, seppure tremebondo, dalla manina-guinzaglio di mamma e papà. L’ho fatto andando al cinema. In quella sala di seconda visione (biglietto d’ingresso millecinquecento lire, me lo ricordo ancora) mi sono imbattuto nei miei primi sogni a trentacinque millimetri. E anche nelle mie prime pulsioni sessuali (l’Edison andò in prepensionamento come tanti suoi colleghi della città: ebbe una botta di vita estrema riducendosi a cinema porno). Ma questa è acqua (chiamiamola così) passata. Torniamo fuori: in piazza. Se nel buio del cinema io dimenticavo Palermo, all’uscita cominciavo a “impararla”.

Nello slargo, i miei coetanei del quartiere s’improvvisavano critici del film appena visto e di quelli cui avevano assistito nei giorni precedenti. Ascoltandoli (a prudente distanza, certo: io ero “fissa”, cioè di buona famiglia, loro “malacarne”, ovvero liberi e selvaggi come lo scirocco) scoprii un tema cardine della città. Di come Palermo e i palermitani affrontano e commentano quel che esperiscono, che vivono; ciò che, insomma, ricade sotto la loro diretta percezione. Ed è quasi sempre una percezione particolare, unanimemente condivisa. Quella del conflitto.

“Cu è cchiù forte? Budi Spenzer o Brucià Lè?”. Questa frase non la dimenticherò mai. Era il tipico avvio di un dibattito tra ragazzini del quartiere usciti dall’Edison. Quel che era passato sullo schermo e nelle loro menti si condensava in una tenzone i cui esiti erano tutti da discutere. In un’improbabile, fantastica baruffa; in una sfida tra la possanza bonaria ma implacabile del lento Bud Spencer e la perizia fulminea di Bruce Lee. E i ragazzini avevano capito tutto. Conoscevano se stessi e i miti di fondazione che li avevano portati a essere lì, in quella piazza, con quelle voci, con quelle facce. Erano figli di un fuoco che non si è mai spento, e balugina a Palermo fino a oggi. Chi è più forte? L’autorità silente, dal pugno pesante (e talvolta “pensante”), o l’acrobata della sopravvivenza, il karateka che colpisce a sorpresa, debella e arretra con una circonvoluzione, per la gioia del popolo che lo spalleggia?

Chi vince? Il palazzo o chi dal palazzo si difende facendo guizzare i muscoli e nascondendo la paura con uno strillo acuto? Il saggio, cui basta un cazzotto per mettere le cose a posto, o lo scamiciato che si agita, sferra il colpo proibito e si dissolve con un salto mortale all’indietro?

In definitiva: il sindaco o quelli della Rap? Chi s’è fatto le ferie di Pasqua con il colpo proibito della contestazione sindacale o chi vuole fargliela pagare? Il Comune, la municipalizzata o i risucchiatori abusivi di gasolio? E chi è Spencer? Chi indossa la blusa di Bruce Lee? E noi – noi che stiamo in mezzo, silenti, confusi, un po’ Bud, un po’ Bruce – chi siamo?

4 commenti

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  • 24 aprile 2015 18:03

    Noi siamo quelli che vengono picchiati dalla ditta Spencer & Lee.

  • 24 aprile 2015 19:36

    io sto con Pinolo

  • 25 aprile 2015 08:52

    ancora prima di chiamarsi edison, si chiamava astra-cine

  • 25 aprile 2015 11:13

    Ma nacque come Cine Teatro Colajanni (da “Racconti di Palermo e dei suoi cinema” di Andrea Calvaruso).
    E uscendo da questo amarcord, ricordiamo che “sino a ieri” ci sono stati Cammarata e Amia… Brontoloni!

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