i fatti dopo il ragionamento

La finestra sul cortile del bar

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La vita della comunità di un quartiere dagli anni eroici dei pionieri a quelli della crisi. Le storie di bambini diventati uomini e donne. Che ancora ricordano, e lo faranno per sempre, un druido burbero che non c'è più. E sua moglie che amava le poesie di Prévert People | Blog diPalermo.it

Una finestra sul cortile. La mia visione privilegiata da dietro la cassa di un bar per vedere com’è cambiata la mia città, il mio quartiere, da 35 anni ad oggi. Certamente è cambiato il modo di vivere e di pensare. È cambiato il tessuto economico della città. Dai tempi eroici dei pionieri a quelli della crisi, nella speranza che il peggio sia alle spalle.

Sono stato diretto testimone di tutte queste stagioni attraverso la vita del mio bar, una piccola comunità, un villaggio comandato dal suo druido, mio padre, e dalla moglie del druido, mia madre, che deliziava i cuori degli innamorati a San Valentino con le poesie di Jacques Prévert, un villaggio che faceva da traino a un marciapiede che ospitava anche il barbiere, Andrea, il garagista, il salumiere, il cartolaio, il venditore di fumetti che ci iniziò ad Alan Ford e al Gruppo TNT, il giornalaio che qui chiamavano e continuano a chiamare il giornalista.

Un mondo vasto e variopinto. Cresciuto anche suo malgrado, con la nascita dell’Università degli studi che prese il posto della campagna e che da allora ribattezzò la via Ernesto Basile in viale delle Scienze. Il mondo cominciava a muoversi ed anche il marciapiede dovette prenderne atto.

E dentro al villaggio storie di uomini e donne, di simpatici matti, di amori e lutti, di gioie e dolori. E di feste. Quelle di laurea, soprattutto. Le lauree dei ragazzi fuori sede, chiamati allora i paesani, che avevano nel villaggio il centro delle loro vite palermitane. E nel suo druido il papà e l’amico. Perché il villaggio in realtà era una seconda casa per tanti, un motivo per passare giornate altrimenti piene di solitudine, oppure il doposcuola per chi fosse interessato ad imparare la lingua rude e vera della strada. Sarebbero troppi gli aneddoti da potere raccontare. Farei un torto a qualcuno di questi a dimenticarne anche uno solo.

Solo uno per fare capire come si vivessero in totale simbiosi le attività di un fratello del marciapiede. Il tifo comune per la squadra dell’Autoscuola Jolly, la nostra nazionale che giocava il torneo Pozzo al Cantiere Navale. Tutti a tifare come ad un mondiale. Adesso quei pionieri sono tutti o quasi passati a miglior vita. Restano sinceramente nel cuore e negli insegnamenti che hanno lasciato. La vecchia scuola, la old school come la chiamiamo adesso con stima devota e sincera.

Tutto questo resta nei ricordi dei tanti ingegneri, professori universitari, medici, agronomi che sono cresciuti ad arancine e pasta al forno. E che anche adesso non smettono di dedicare un dolce pensiero a quel druido burbero e antico che se n’è andato troppo presto. Giusto qualche giorno fa una signora, salutandomi, mi ricordava che quella figlia alla quale organizzammo il battesimo è prossima alla laurea. È proprio questo il motivo per il quale si va avanti, che ti fa sopportare i tanti sacrifici ai quali ti inchioda un’attività così pesante e non ti fa sentire mai la fatica. Per l’affetto della gente, che ti onora della propria amicizia e che ti fa sentire come uno di famiglia. Queste sono le basi, solide, per cui il villaggio continuerà ad esistere, magari per altri cento anni, e la sua anima vivrà anche se cambieranno attori e spettatori.

6 commenti

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  • 05 maggio 2015 13:03

    Lo scorrere del tempo.
    E’ un articolo che mi ha commosso.
    Ti ringrazio per questo.
    Ennio Tinaglia

  • 05 maggio 2015 14:52

    Bellissime parole Saverio.. Il Villaggio è dentro ognuno di noi , ci ha fatto nascere crescere e diventare quelli che siamo. Chissà cosa sarebbe uscito fuori crescendo in un`altra zona …

  • 05 maggio 2015 15:02

    Stupendo ritratto del nostro Villaggio noi sempre insieme noi ed il nostro piccolo mondo.Sono andata via a 18anni ma porterò sempre questa mia piccola e splendida dimensione nel mio cuore!

  • 05 maggio 2015 15:23

    Come dimenticare il tempo trascorso in compagnia di una vera e propria compagnia di battaglia, che ogni giorno si metteva al servizio di centinaia di clienti. Saranno ricordi che porterò per sempre nel cuore

  • 06 maggio 2015 21:51

    Saverio trasmetti grande emozione con ciò che scrivi…sei una cara persona

  • 10 maggio 2015 15:01

    Mi colpirono al cuore le tue lettere, il tuo mondo fatto di stridenti contrasti.
    Mi continua a piacere il tuo modo di scrivere.
    Spero tu sia felice e che il tuo presente non sia fatto solo di ricordi.

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