i fatti dopo il ragionamento

Perché noi siamo questi. O no?

di

Tangentisti, incapaci, pressappochisti, ladri, pasticcioni. Quando una classe politica è lo specchio fedele di un popolo. Il nostro. Anche se a volte mi piace illudermi. Litigando con me stesso Palermo Al Contrario | Blog diPalermo.it

Non sono d’accordo con me stesso. Mi capita sovente. Quando verifico lo stato di degrado penoso della mia città, le figuracce della mia regione, le puntuali malefatte del nostro gruppo dirigente amministrativo e industriale, due pensieri di uguale entità cominciano a lottare dentro di me. Il primo sostiene che la Sicilia non è questa, che io conosco personalmente centinaia di individui di intelligenza, capacità e talento assolutamente sopra la media, professionisti e artisti dei quali essere orgogliosi.

Esiste un collo di bottiglia, una sorta di selezione al contrario, un misterioso meccanismo ad excludendum, per cui vanno avanti i peggiori, e la malafede si mischia alle modeste capacità, col risultato di produrre un cocktail micidiale. Basterebbe trovare il sistema per liberare i migliori, valorizzare i talenti, invertire l’interruttore di accesso ai centri di potere. Come se fosse semplice.

L’altro pensiero, altrettanto forte, è quello dove prevale uno scoramento consapevole, una riflessione razionale e nichilista: siamo questi. Inutile lamentarsi dalla nostra postazione, quale che sia, dare la colpa al politico ladro e al disonesto di turno, operazione che ci alleggerisce la coscienza e ci allontana dalla palude. Siamo questi, l’assessore incapace di risolvere problemi, il presidente della camera di commercio che prende mazzette, il presidente di regione che non sa neppure organizzare uno stand come si deve all’Expo, sono tutte espressioni e rappresentanze fedeli del siciliano medio.

E anche se fosse solo rappresentanza del siciliano peggiore, dove sono gli altri?

Colpevoli di accettare tutto, di indignarsi sempre meno, di borbottare insulti a mezza bocca. Il carattere, la personalità, le caratteristiche di una comunità, sono quelle che emergono, e sono una chiamata di correo per tutti noi. Ma ripeto, non ne sono così sicuro. Come diceva Oscar Wilde, mi capita di avere idee che non condivido.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

12 commenti

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  • 09 maggio 2015 10:37

    Sono d’accordo con te Marco, la società cosiddetta civile è responsabile in prima persona dello sfascio, perché siamo noi che abbiamo designato e consentiamo a chi detiene il potere decisionale e operativo di compiere lo scempio quotidiano, ma è anche vero che non esistono sistemi di monitoraggio dell’azione politica e amministrativa che ci consentano di controllare e sanzionare il politico o amministratore di turno che ha “toppato”, né tanto meno il sistema di selezione della classe politica e dirigente in genere ci consente a noi “popolo” di scegliere con coscienza chi vogliamo ci rappresenti, e per di più non permette “a chi vale” di emergere nella merda dilagante (a meno che non abbia amicizie e clientele tali da spianargli la strada). In poche parole, caro Marco, ancora a pochi decenni dal 100ennio di vita democratica, l’Italia non è, a mio modesto avviso, una democrazia compiuta, checchè se ne dica e se ne parli, in quanto non abbiamo tutti gli strumenti necessari di tutela e salvaguardia nonché di monitoraggio da/della azione politica (scellerata) di chi ci governa/amministra, in una parola non deteniamo la sovranità, che è rimasta in mano alla classe dirigente, che non rappresenta noi ma solo loro stessi e i loro interessi.

  • 09 maggio 2015 11:08

    Mi scusi, Monica: ma se Marco non è d’accordo con sé stesso, lei come fa ad essere d’accordo con lui?

  • 09 maggio 2015 12:47

    Infatti sono d’accordo con entrambe le sue posizioni in disaccordo! Mi sembra abbastanza chiaro dal mio post…:)

  • 09 maggio 2015 12:47

    Caro Marco capisco che sei in conflitto con te stesso… Io per esempio penso che non faccio abbastanza che dovremmo essere più presenti…in effetti forse ci vorrebbe un sistema di controllo e di monitoraggio efficiente e incisivo… Potrebbe essere una soluzione

  • 09 maggio 2015 13:42

    Ci riteniamo, noi siciliani, un popolo al di sopra della media, ma viviamo da cretini. L’infima qualita’ della vita che il degrado ci impone e’ merito nostro. Tutto nostro

  • 09 maggio 2015 16:11

    Un paese senza virtù.
    Mi permetto segnalare un mio libro di poesie “DELLA VIRTU'” (ed. Aracne, 2015)

  • 09 maggio 2015 17:22

    Ma di che vi lamentate? Tanto alle prossime elezioni, proprio voi che vi indignate per il popolo e per i politici che lo rappresentano, andrete a votare proprio quei partiti fogna ai quali conviene che noi viviamo da cretini, da incapaci e da pressappochisti. E ai quali conviene farci diventare sempre più poveri e senza lavoro e sempre più incapaci e pressapochisti. Così diventeremo sempre peggio e sempre più somiglianti a loro ( i politici) e così certo, ovvio, che a ragione si scriveranno articoli come questo. E’ il cane che si morde la coda.
    Se non recupereremo questa coscienza, di vivere in un tranello che ci mette poveri contro poveri, non risolveremo mai niente. Vogliamo cominciare col dare un segnale forte? Alle prossime elezioni, per favore, a cominciare da chi scrive su dipalermo che tanti articoli del genere ha partorito, fate una di queste due cose: o non andate a votare direttamente o andate a votare annullando la scheda. Se no non vi lamentate e non scrivete più articoli del genere.
    E scommetto che i primi snob che si lamentano di un popolo sotto-sviluppato come quello siculo, almeno 1 volta nella loro vita hanno votato per un partito fogna perchè si portava il parente o l’amico. Eh, ma loro però lo hanno fatto per l’amico, per carità…

  • 10 maggio 2015 16:01

    Sì, palermitani e siciliani non non sono – in gran maggioranza – migliori del loro ceto politico-amministrativo; e quelli veramente dotati di senso civico sono una piccolissima minoranza, poco significativa/interessante, dunque, in termini elettoralistici.

    Poi, fra la grandissima maggioranza animata dal familismo amorale e la striminzita minoranza dei “giapponesi del giusto”, esistono mille e più tonalità, fra le quali la più perniciosa è quella dei “Savonarola per gli altri, ma più che possibilisti per se stessi”; composta da quelli, per intenderci, che: manifestano contro il ponte sullo Stretto di Messina, ma non disdegnano di realizzare qualche veranda abusiva nelle loro abitazioni, quelli che discettano di “mafia e mafiosità” e poi vanno in motorino senza casco e in controsenso, quelli che fanno gli intellettuali “impegnati” scrivendo “articolesse” su giornali liberal-progressisti e poi vanno in bicicletta sui marciapiedi, quelli che mandano i figli alla “Waldorf” e poi stazionano con le loro automobili in doppia fila per attendere i “pargoli” all’uscita da scuola… Continuo? 🙁

  • 10 maggio 2015 17:03

    Ciao Marco, rispondo alla tua domanda …sai dove sono finiti gli altri ??..ALTROVE !…si sono stufati di vivere in una terra dove solo se conosci qualcuno o solo se ti pieghi ai ricatti ottieni il riconoscimento dei tuoi diritti; dove “la legge è uguale per tutti” ma se conosci qualcuno per te è più uguale che per gli altri..e poco importa se tra gli “altri” ci sono i tuoi parenti, i tuoi fraterni amici, l’importante è ottenere quel benedetto lavoro !!..poco importa se tu non sei il più capace…non posso mica io cambiare il mondo !
    Ecco dove sono finiti, sono andati a cercare ( e nel 99% la trovano ) la vera FELICITA’ che per un palermitano e niente altro che potere essere come sei guadagnando le cose che hai senza dovere dire : GRAZIE A VOSCIENZA !. Quando poi capisci quanto questa città ed i suoi cittadini ti hanno negato finisci per odiare l’una e gli altri.

  • 10 maggio 2015 23:42

    Minore è la disponibilità di lavoro maggiore è l’influenza del clientelismo. La Sicilia si regge sull’impiego pubblico e sulle politiche assistenziali e le forme clientelari sono necessariamente elevate.
    Anche il resto dell’Italia si avvia ormai da tempo verso una meridionalizzazione.

  • 11 maggio 2015 16:30

    La classe politica è lo specchio fedele di un popolo? L’interrogativo è stato superato dal fatto che abbiamo considerato vecchi o inesistenti i concetti di popolo e di società, ma nuovo quello di “facciamo un po’ come ci pare”. E così è stato per una ventina d’anni. Dopo siamo andati sul “levare”: uscito di scena Berlusconi, la parola comunista nessuno l’ha più sentita; ci è stata tolta ogni differenza tra destra e sinistra. Ma non per Lui: inciampa, cade e dice “è stata la sinistra”. Togli oggi e togli domani, siamo rimasti solo noi e loro. Cioè noi e la casta, la casta dei politici. Ben presto il concetto di casta si è gonfiato, comprendendo nuove categorie: i sindacalisti sono come i politici, gli avvocati difendono solo i ricchi, i medici lavorano nel pubblico… e pure nel privato, i cassintegrati… lavorano in nero, i lavoratori… non lavorano, i pubblici dipendenti sono fannulloni, gli impiegati della Regione Sicilia sono tutti raccomandati, i pensionati campano sulle spalle dei lavoratori, e si potrebbe continuare. Ma soprattutto ci appassiona fare i conti nelle tasche degli altri. E l’ultimo rimedio è: non andate a votare o andate a votare annullando la scheda.
    Ma dato che politici e amministratori sono inadeguati e noi cittadini siamo indignati, siamo pronti almeno a riconoscere un nostro concorso di colpa?

  • 29 maggio 2015 18:20

    Non andare a votare non risolve nulla, una percentuale di amici di coloro che detengono il potere lo continueranno a fare. E’ difficile potere cambiare, chi comanda vuol continuarlo a fare circondandosi di soggetti come loro, quindi il ricambio qualitativo è sempre lo stesso. Quelli che valgono non avranno mai l’opportunità di farlo, per non rompere le scatole ai mediocri. Se qualcuno che vale ci riesce, il mediocre sa esattamente cosa fare con le buone o con le cattive a metterlo da parte.

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