i fatti dopo il ragionamento

Signor Riina, dica 33…

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Un pomeriggio alla Casa comunale per ritirare una multa e vivere un concentrato di autentica vita palermitana. Fra turnatori professionali, cognomi equivoci e un calcolo delle probabilità del cento per cento. Anzi 99 Multa | Blog diPalermo.it

“Riinaa, chi è Riiinaa?”

Comu chi è Riiinnaa, vuol dire non conosce Riina? Lo conoscono anche a Brescia!”. Sorrisi.

“Lo Piccolo, Lo Piccolo numero 35. Lo Piccoloooo”.

“E che siamo all’Ucciardone?”, sospira una signora che poco prima si era attaccata anima e corpo al mio zaino.

“Mustafà! Mustafà che fa vieni?” (Mustafà è un tunisino che spaccherebbe la faccia al tizio che ha gridato quel nome che non gli appartiene ma che evidentemente gli viene affibbiato spesso per semplificare il rapporto umano).

L’outfit del signore che urla non lascia spazio a dubbi: è un Pip, o ex Pip: borsello a tracolla, bracciali, anelli e una voce maestosa. Al “Mustafà” tutti ridono, io un po’ meno visto che il destino mi ha spiaccicato proprio accanto alla porta d’ingresso che si apre dopo la salita di una saracinesca lurida. Sono le 15. Un tizio, il 18, si lamenta perché qualcuno gli ha fregato il numero e il nome: un caso di omonimia che rischia di finire nel sangue. Solo l’intervento forte e deciso di un giovane educato ma mastodontico fa cessare la diatriba.

Passo indietro: sono arrivata alle 14.45 perché ho ricevuto un avviso che mi dice di recarmi alla casa comunale in quanto il signor T. A., di professione messo, alle 11 non mi ha trovato presso la mia abitazione, cosa molto frequente visto che ne fuoriesco ogni mattina alle 8 per andare al lavoro. Temo sia una multa. Certo, c’è scritto che la missiva mi è stata inviata dal comando di polizia municipale, ma dopo aver interpellato il gentilissimo vigile che mi ha risposto al telefono dicendomi che al 99 per cento si trattava di una multa, quell’1 per cento mi aveva spiazzato.

Si era infilato nella mia mente e avevo passato la serata a chiedermi cosa potesse essere. Dovevo sapere subito. Perché non ho subito alcuna contestazione. Nessun pizzino attaccato al vetro. Io ho preso solo una volta una multa che ho pagato maggiorata: nell’anno 1999. Avevo posteggiato il motorino sul marciapiede e giustamente ero stata punita perché forse avrei dovuto posizionarlo sulla strada e dare una manciata di lire al delizioso abusivo che si era proposto di incunearlo tra due automobili e alla mia perplessità sul come aveva risposto “non c’è ploblema“.

Ma torniamo alle 14.50, quando scopro che il “turnatore” era già arrivato al numero 39. Mi precipito e sussurro il mio cognome: Zerbini. Come? Zabbrini? La deformazione del mio eppure non difficile cognome coinvolge tutti che mi guardano con commiserazione per avere una simile firma. Sono la numero 48. Gioisco.

Mentre aspetto constato che negli uffici c’è sempre il turnatore, colui che su un foglio, qualsiasi foglio, scrive i nomi di tutti coloro che aspettano di poter prendere il turno all’apertura e che arrivano due ore prima. Perché il compito del turnatore è quello di segnare i cognomi con i numeri e poi consegnare il tutto a colui che ora, che sono le 15, grida per far entrare le persone che si recheranno all’eliminacode dove c’è un altro Pip (stesso outfit) che in base alla bisogna pigia il numero corrispondente come se tutti coloro che adesso sono dentro la grande sala fossero incapaci di capire quale pulsante devono premere. Ma ormai lì dentro ci conosciamo anche per nome e numero. Saluto il 25, sorrido al 3 e del resto dentro la Casa comunale siamo tutti una grande famiglia.

Per la cronaca, arrivata allo sportello il gentilissimo signore al quale porgo la lettera lasciatami dal messo mi comunica che ancora non c’è nulla e che devo aspettare che mi arrivi la raccomandata e che sono stata troppo veloce. L’avviso mi è arrivato ieri. Ho avuto troppa fretta. Gli chiedo se secondo lui è una multa. Risposta: al 99 per cento.

7 commenti

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  • 14 maggio 2015 13:50

    Ordinaria amministrazione…qual’è il pobblema?
    Invece quando è giusto, è giusto…ovvero non parlare solo male di quello che non funziona a Palermo, pure perché come ho scritto prima fa arte dell’ormai ordinaria amministrazione. Bisogna anche dire quando le cose sembrano andare nel modo regolare, che per noi diventa sì “straordinaria amministrazione”.
    Sono stato l’altro giorno al Comune di viale Lazio, quello, per intenderci, che una volta, anni 80 ancora, si facevano interminabili file (da Abba a Zuzzu) per uscire un certificato.
    Dovevo fare la carta d’identità di un mio zio invalido e non deambulante. Sono arrivato sul posto verso le 10 e con grande stupore ho visto un ambiente vuoto, pulito…tutti gli sportelli occupati dagli impiegati. Uno schermo LCD che faceva la conta del numero e l’attività da svolgere, un signore, sempre cordiale, alla macchinetta elimina-code che ti dava l’informazione giusta su quale fila fare.
    Mi sono trovato piacevolmente spaesato…ho risolto il documento in neanche mezzora con l’impiegato che è uscito fuori a far mettere firma allo zio invalido e dopo aver finito è stato un piacere salutare con un sorriso l’addetto alle informazioni che ha ricambiato facendomi sentire per un attimo in un’altra Palermo.
    Ecco, questo lo volevo dire. Quando è giusto è giusto. Faccio un plauso alla struttura di viale Lazio..e lo faccio proprio perché qui a palermo, l’ordinario è purtroppo “straordinario”.

  • 14 maggio 2015 13:56

    Ha ragione e confermo. Io ho descritto cosa c’è’ prima dell’entrata pomeridiana, una sorta di turno del turno assolutamente inutile perché dentro ci sono sportelli veloci e tv con i numeri.

  • 14 maggio 2015 15:11

    Non capisco. Nel resto d’Italia, se la raccomandata non è consegnata personalmente si riceve un avviso che consente di andarla a ritirare alle Poste medesime.

  • 14 maggio 2015 15:40

    Eh si, Viale Lazio negli anni ’80. All’apertura delle saracinesche, alle 8.30, vedevo mutilati di tutte le guerre diventare centometristi olimpici.

  • 14 maggio 2015 16:12

    Anni addietro, negli uffici “nel pallone” accanto lo stadio di Palermo, feci una fila di circa 4 ore, era per il famoso censimento e per l’accesso che molti non avevano on-line.
    Anche in questo caso ex pip borsello munito chiamava a turno per accedere dentro la grande sala.
    C’era anche una bella famiglia di congolesi, nerissimi. I bambini (due) tenerissimi con le codine fitte fitte e gli elasticini colorati zompettavano allegri; col babbo scambiammo alcune parole, faceva il cuoco e la moglie la domestica. Integratissimi in Italia parlavano 4 lingue.

    L’omino dei numeri, quando fu il turno della famigliola, si rivolse così al altissima voce, voce che rintronò per via dell’eco.
    OUU, Abdullah!!! Vieni ca tu e to tribù. Tocca a tia.
    Non si chiamava Abdullah, era alto tre volte l’omino e quando sentì quelle parole, da prima fu interdetto, appena realizzò saltò in piedi e si diresse per appendere per il mignolo lo spiritoso.
    Tutti capimmo e cercammo di contenerlo, cosa che ci riuscì a forza. Una bella signora bionda sulla sessantina, indirizzò al tipo divenuto cadaverico per il cacazzo, una serie di insulti da record; tutti in perfetto italiano. Il tipo voleva scomparire.
    Dall’interno uscì un tale; capì e si portò dentro una stanza il poveretto.
    E’ una storia che spesso racconto.

  • 15 maggio 2015 00:12

    Penso sia giusto che anche lui debba partecipare al bando. Non capisco perché abbia denunciato Helg debba avere il posto garantito.

  • 15 maggio 2015 00:13

    Scusate il mio ultimo dovevo inserirlo in in altro articolo.

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