i fatti dopo il ragionamento

Il nostro presidente per sempre

di

Palermo Calcio Stadio Tifos | Blog diPalermo.it

Tredici anni fa ci lasciava Renzo Barbera ed è come fosse successo ieri, al massimo ieri l’altro, tanto forte e dolente è il ricordo che abbiamo di lui. Sì, abbiamo, perché ci comprende tutti, e siamo migliaia i tifosi del Palermo che l’abbiamo amato, che lo amiamo e lo ameremo sempre. E dirò di più: non solo i tifosi del Palermo ma tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

La prima cosa che mi viene alla mente mentre penso e scrivo di lui è la dolcezza del suo carattere, il suo sorriso, la sua parlantina semplice eppur raffinata. In una parola: il suo stile inconfondibile. Chiunque fosse il suo interlocutore, lui era sempre disponibile al dialogo e cortese come un cavaliere antico. Avesse davanti il mitico Vicè ‘u pazzu bardato di rosanero dalla testa ai piedi o il signorino da tribuna in giacca di cachemire, lui gli dava ascolto come fosse un suo amico, perché per lui chi tifava Palermo era automaticamente un amico da salvaguardare e difendere.

Così se Vicè ‘u pazzu protestava perché per la trasferta ad Avellino pretendeva non più il solito contributo (biglietti del treno e dello stadio per almeno 15 persone al seguito) ma quello straordinario (biglietti aerei per lo stesso numero di tifosi al seguito) lui rispondeva sempre con un sorriso, di contorno alle solite impagabili spiegazioni: “Vicè, le finanze della società non mi consentono una spesa del genere”. E Vicè abbozzava, chinava il capo e diceva: “Sì, presidente, ma se per l’ultima trasferta c’è la promozione in ballo, non me ne porto dietro 15 ma 100″. E lui: “Vabbè Vicè, allora faremo come dici tu”.

E infatti quando la partita fu decisiva, 23 maggio 1974, finale di coppa Italia col Bologna, Barbera non si tirò indietro. Quel pomeriggio, a Roma, il presidente scese sul terreno di gioco per salutare i 15 mila tifosi rosanero. Sembrava dicesse – e in cuor suo, conoscendolo, lo diceva sicuramente – grazie, grazie ragazzi di essere qui. E i suoi ragazzi erano impazziti per lui. All’improvviso fu travolto da un nembo di color rosanero: era Vicè ‘u pazzu, interamente colorato di rosanero, mani e guance comprese, mantello e cappello alla D’Artagnan, che gli si era attorcigliato al collo in un abbraccio travolgente. Renzo barcollò, si piegò sulle ginocchia pur di non stramazzare sull’erba. Sembrava una barchetta nel mare in tempesta. Vicè non era solo in quell’incursione, si era portato dietro una mezza dozzina di picciotti del suo clan, fra cui Pinu ‘u tasciu e Paluzzu-Marlon Brando.

Ho ancora davanti agli occhi l’ultima scena dei quel pre-partita: Barbera che cerca di ripulire il suo elegantissimo fresco lana beige diventato, dopo l’abbraccio-morsa di Vicè ‘u pazzu, d’uno strano eppur impagabile colore: un po’ rosa e un po’ nero. Quel pomeriggio sappiamo tutti come finì, con Gonella che ci rovinò la festa inventandosi giusto al 90’ un rigore a favore del Bologna. C’era da infuriarsi come un toro davanti al drappo rosso del picador, ma non per un signore d’altri tempi come Barbera. Che, a fine partita, strinse la mano al presidente del Bologna e gli regalò pure il suo miglior sorriso. A guardarli in faccia – e io c’ero – Barbera sembrava quello che aveva vinto e l’altro quello che aveva perso. Perché signori si nasce, come direbbe il grande Totò.

L’indomani andai a trovarlo nella sua splendida villa di via dei Nebrodi per saggiarne l’umore. Lo trovai sereno e disponibile. Come sempre. Mi portò nella sua stanza da letto, aprì l’armadio, ne tirò fuori un vestito – quel vestito – e disse: “Non lo porterò in lavanderia, lo lascerò così com’è, si possono lavare i vestiti ma non i ricordi”. C’è bisogno aggiungere altro per spiegare com’è che a tredici anni di distanza gli vogliamo ancora tutti così bene?


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4 commenti

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  • 21 maggio 2015 11:44

    Ciao grande Presidente ma soprattutto grande Uomo come non si vedono più soprattutto nel mondo del calcio, così squallido e vergognoso.
    Un saluto anche per il tuo figliuolo Ferruccio.

  • 21 maggio 2015 19:14

    Grazie Benvenuto per questo bellissimo ricordo di un vero galantuomo. Tanti ricordi mi legano a lui in campo calcistico e non. Era un amico di mio padre e io di Ferro. Conservo con cura la spilla con Ciao, la mascotte di Italia 90, che mi donò dopo una gita domenicale nella nostra casa di Ficuzza. Altri tempi, altri calcio. Grazie ancora.

  • 22 maggio 2015 09:07

    Sei unico carissimo Benvenuto!!! Grazie di cuore !

  • 22 maggio 2015 10:11

    Grazie Benvenuto, grazie.

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