i fatti dopo il ragionamento

L’impotenza di un giudice

di

Bara Fiori | Blog diPalermo.it

In una mattina assolata di metà maggio c’è una bara con una donna vestita di bianco, da sposa. Dentro c’è l’ennesima vittima della strada, una ragazza di 29 anni con tanti sogni rimasti nel cassetto, investita domenica da una macchina guidata da un uomo che aveva già avuto ritirata la patente.

E’ una tragedia. E di queste tragedie ne ho viste tante, troppe tra le carte processuali che sfoglio quotidianamente. E allora mi chiedo che senso abbia il lavoro che faccio e mi rendo conto che spesso sono impotente e talvolta additato addirittura come complice di quelle tragedie.

Complice. proprio così, complice. Perchè quando succedono queste cose, la gente ti chiede una punizione esemplare per casi come questi, come se tu fossi detentore di un potere che ti consente di fare la Giustizia con la G maiuscola, quasi sostituendoti a quella divina. E invece tu non sei altro che un mero esecutore della legge. Che devi applicare solo delle norme che disciplinano i casi in maniera del tutto generale ed astratta e proteggono, nella maggioranza dei casi, ogni cittadino con una presunzione di innocenza che è prevista dalla beneamata Costituzione.

Perché un giudice non è altro che questo. Un uomo che deve applicare la legge, sia sostanziale che processuale. Niente di più. E soprattutto non può decidere come il cuore o il cervello gli potrebbero suggerire, gli piaccia o no. E allora non prendiamocela, per partito preso, con la magistratura. Invochiamo leggi più severe, che possano adeguarsi alla nostra società, ormai persa negli uomini e nei valori. Sono anni che si discute dell’istituzione del reato di omicidio stradale, ma evidentemente non bastano tremila morti e duecentocinquantamila feriti l’anno per convincere i nostri politici a vararlo.

Non sono state uccise dal destino, ma dall’incuria e dall’indifferenza” recitava uno striscione nella marcia del marzo scorso organizzata dalle associazione dei familiari delle vittime della strada. Con estrema lucidità, in un fondo di qualche giorno fa, Beppe Severgnini lanciava un monito sul quale dovremmo riflettere bene tutti: “Per dissuadere, in molti casi, la legge non può solo convincere: deve spaventare“.

Speriamo che lo capiscano presto coloro che stanno nelle stanze dei bottoni, dove le regole si decidano, perché non ne possiamo più di vedere bare con dentro dei poveri innocenti.

21 commenti

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  • 21 maggio 2015 10:06

    Parole sacrosante come sempre, aggiungerei che, come evidenziato da tanti articoli, la lobby degli avvocati in parlamento si oppone strenuamente alla istituzione del reato di omicidio stradale. Ma la misura è talmente colma che tale reato deve essere istituito e subito.

  • 21 maggio 2015 10:46

    Dott. Conte,
    mi congratulo per il post e la ammiro per averlo scritto con tanta partecipazione, ma il contenuto e le conclusioni sono opinabili.
    Lei si occupa di giustizia, io di guida sicura e non condivido per nulla questo continuo inneggiare alla costituzione del reato di omicidio stradale.
    Una idea che risponde alla pancia del paese e che non avrà alcuna utilità se non quella di mandare in galera qualcuno che non c’entra nulla.
    2 riflessioni soltanto: le soglie alcoleriche sono ridicole, non vorrei che io e lei ci ritrovassimo in galera per aver investito qualcuno dopo aver bevuto un paio di birre, e non mi dica di non aver mai guidato dopo un paio di birre… Seconda riflessione: 2014 morti sulla strada: 3693, pirati della strada: meno di 200. Numeri alla mano stiamo parlando del nulla assoluto… Il problema c’è, la soluzione non è l’omicidio stradale MA LA PREVENZIONE. Non si faccia influenzare, e non influenzi, il paese ha bisogno di politiche di prevenzione illuminate e ragionevoli quando si tratta di fenomeni sociali come questo.
    Sono certo che apprezzerà le mie parole anche se non le condividerà, con stima sincera.
    Michele Merendino

  • 21 maggio 2015 12:05

    Scusi signor merendino ma la certezza della pena nn costituisce di per sé una prevenzione fondamentale?

  • 21 maggio 2015 12:13

    Scusi signor Merendino, 200 pirati della strada equivalgono a 200 morti circa. Le sembrano davvero così pochi? Questi suoi calcoli mi fanno rabbrividire. La galera è giusta per chi uccide.

  • 21 maggio 2015 12:15

    E per concludere “quel nulla assoluto”, di cui lei scrive, hanno un nome e cognome. Sono padri di famiglia, moglie, mamme e figli a cui è stato negato il diritto di vivere per colpa di qualche bestia.

  • 21 maggio 2015 13:22

    Spiegasse inoltre di quale prevenzione parla…?quella di nn mettersi alla guida in stato di alterazione? Quella di nn percorrere le corsie preferenziali? O nn superare i limiti di velocità? E nn esistono già norme che vietano questi comportamenti?

  • 21 maggio 2015 13:26

    L’unico modo in cui le leggi possano effettivamente “spaventare” i loro destinatari e che l’applicazione delle relative sanzioni e la loro concreta afflittività siano quanto più possibile certe, durevoli e realmente in grado di assicurare anche una funzione morale-pedagogica e di “orientamento culturale” nei confronti dei destinatari della pena. Se fossi un magistrato, ad esempio, in circostanze estreme come quelle che hanno contrassegnato la vicenda della povera Tania, avrei quanto meno provato a contestare all’investitore (forse meglio dire all’assassino), il reato di omicio doloso con dolo eventuale. Immaginate se, a legislazione invariata, si fosse consolidata, in relazione a fattispecie analoghe, una conforme giurisprudenza di merito, e magari anche di legittimità, costante e ben articolata e motivata. Forse non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di domandare a gran voce l’introduzione di un discutibile e controverso nuovo reato di “omidio stradale”.

  • 21 maggio 2015 13:28

    Rectius: omicidio doloso con dolo eventuale e omicidio stradale. Scusate i refusi per la fretta.

  • 21 maggio 2015 13:34

    buongiorno a chi ha voluto rispondere, adesso farò qualche breve precisazione poi scriverò una risposta più composta. Sto viaggiando e scrivo da un autogrill, una volta arrivato scriverò meglio e di più.
    1 – sono un uomo, un padre di famiglia, un cittadino onesto, di specchiata onorabilità e lavoro per la scuola di guida sicura di quattroruote. Mi occupo di sicurezza stradale e mi piace esprimere le mie idee liberalmente e garbatamente.
    2 – il “nulla assoluto” era riferito all’efficacia della predetta norma, non certamente alle vittime della strada ed ai loro familiari

  • 21 maggio 2015 18:09

    Attendendo che il sig. Michele Miserendino ci spiega meglio, io ricordo che il soggetto in questione è in carcere, non in forma definitiva ma lo è. Dunque costituisce un reato.
    In caso di omicidio colposo stradale ci sono già le aggravanti per assunzione di alcool e/o stupefacenti.
    Altri aggravanti che interessano il soggetto in questione: il ritiro della patente, alla guida parlava al telefono e percorreva una corsia preferenziale probabilmente senza autorizzazione.
    Tant’è che è stato mantenuto in carcere in forma cautelativa.
    In ogni caso ci deve essere una distinzione tra l’omicidio colposo e quello intenzionale, volontario, perché non sono la stessa cosa. E la pena non può essere equivalente.
    Vorrei sapere quali modifiche di legge si vorrebbe introdurre.

  • 21 maggio 2015 18:27

    Ah! e c’è anche a suo carico l’omissione di soccorso.

  • 21 maggio 2015 20:43

    E forse c’è stata anche una forma di resistenza a pubblico ufficiale nel contesto di quando in fuga è stato fermato dalla volante.
    No. Non accolgo la linea dell’autore dell’articolo in quanto secondo me, in giudizio si verifica facilmente un’arbitrarietà decisionale da parte dei giudici, che può modificare l’esito delle sentenze o dei provvedimenti, a prescindere dalle leggi e dal dibattimento.
    D’altro canto la continua richiesta e attuazione di modifiche di legge non hanno portato benefici ma un ingarbugliato sistema, dove leggi e leggine si contrappongono e si contraddicono tra di loro.
    Mentre per quanto riguarda le pene non c’è un caso, dico uno, dove la gente non lamenti l’ingiustizia. Per qualsiasi caso e reato.
    E ricordo che abbiamo sempre il problema dell’affollamento delle carceri e delle lungaggini processuali che hanno portato poco tempo addietro a formulare le depenalizzazioni.
    Inoltre un caso come quello che si è verificato non è equivalente a qualsiasi possibile altro caso di omicidio colposo stradale. In assenza di tutte le aggravanti, a causa di un malessere del conducente, di una congiuntura, di un involontaria errata manovra, di un difetto ai freni, ai pneumatici, a qualche anomalia dell’asfalto o a condizioni atmosferiche , in occasione di un sinistro di difficile valutazione, può scapparci un ferito come un morto.
    Come si vorrebbero agevolare dunque i giudici.

  • 21 maggio 2015 22:00

    Chiarisco il mio pensiero come promesso. Intanto contesto l’efficacia della norma, chi esulta per l’approvazione della legge é certo che questa influirà dimunendolo sul numero dei morti su strada? In che percentuale? Rispondo io: un numero approssimabile allo zero. Il problema della comunitá, e questo dovrebbe muovere la mano del legislatore, è la strage di vite chi si consuma ogni anno sulle strade italiane. Ho spiegato con le cifre che il numero di morti per pirateria stradale (200 circa) sono essi stessi ininfluenti ai fini della risoluzione del problema di cui prima e che nel 2014 è costato all’Italia 3963 vite. Un numero terrificante che non ha paragoni in Europa. A rafforzare il mio ragionamento si aggiunge che le misure repressive poca efficacia hanno quando riferite a fenomeni sociali come quello del bere/guidare. Quindi stiamo parlando del nulla assoluto. Spiego, più specificatamente a Mafalda Palermitana, che la mia idea di prevenzione si basa sull’esperienza lavorativa che consolido presso il Centro di Guida Sicura di Quattrotuote. I numeri dimostrano che su gruppi numericamente rilevanti ai fini statistici il numero dei sinistri diminuisce di quasi il 30%. Una legge EFFICACE promuoverebbe, finanzierebbe o renderebbe obbligatori questi corsi. Alcuni paesi del nord europa lo fanno, il costo di queste iniziative è simile a quello che viene pagato ad una scuola guida per l’ottenimento della patente e per il quale ai fini della sicurezza si riceve quasi nulla. Non so, se qualcuno ritiene questa riflessione meno efficace della norma in causa che lo scrivesse appresso…
    Ma purtroppo per chi mi legge non ho finito. Sono molto vicino a posizioni a me non avverse che ho letto prima. Chi ne capisce più di me ha scritto che il codice penale così come è non è del tutto inefficace rispetto le eventualità che trattiamo. Sicuramente ci sará un margine di migliorabilitá e le sentenze stesse, facendo giurispudenza, potrebbero migliorare se interpretazioni più stringenti dovessero arrivare da parte degli organi giudicanti. Ma nessuno crede che l’istituzione del reato di omicidio stradale potrebbe essere addebitato, così come sembra essere, a persone che anche secondo il sentire comune non sarebbero mai condannate per omicidio? Sto parlando di due birre!!! Ad oggi sembrerebbe che oltre la soglia alcolemica (2 birre sono sufficenti) si rischia la galera per omicidio. Ma non vi pare di voler potare un bonsai con la motosega? E se capitasse a voi? A me esultare per questa norma mi pare troppo, nell’interesse della comunitá tutta spero in leggi migliori. Nulla voglio togliere a chi, giustamente, chiede pene certe. È ovvio che ci vuole certezza della pena, ma qui il discorso rischia di diventare infinito ed il mio post finisce qui. Voglio solo augurare a tutti gli entusiasti di questa legge di non guidare MAI sopra la soglia alcolemica, perchè da domani per loro potrebbe essere solo una questione di culo. Ma so che questi stessi stanno pensando: a me non capiterà mai perche so guidare. Lo so perchè faccio l’istruttore a Quattroruote e di automobilisti che sanno guidare e non ne hanno idea ne vedo a centinaia ogni anno. Buona fortuna a tutti.

  • 21 maggio 2015 23:09

    A prescindere dal riconoscimento del reato di omicidio stradale, a ciò penserà il legislatore, trovo che l’articolo vada osservato anche da un altro angolo visuale.
    Credo che nell’applicare la norma astratta al caso concreto il giudice non possa non farlo che con il cuore e con il cervello. “Non era [quindi non è] soltanto un problema di giustizia, di amministrarla secondo la legge o di affermarla contro la legge; era [quindi è] un problema di interiore libertà, comunque dovuta a chi è chiamato a giudicare”, così Sciascia. Ma lo sappiamo, Sciascia non era un magistrato.
    A quanto pare il giudice fa un lavoro senza senso, è un mero esecutore della legge, la quale protegge ogni cittadino con una presunzione di innocenza che è prevista dalla “beneamata” Costituzione. Fare il magistrato fa sentire impotenti e additati come complici perché quando succedono queste cose la gente chiede una punizione esemplare che il giudice non può dare, gli piaccia o no. E allora non prendiamocela con la magistratura e invochiamo leggi più severe. Lo dice il dottor Conte. E il dottor Conte è un magistrato.

  • 22 maggio 2015 09:54

    ho visto le immagini girate ieri in prossimità dell’attraversamento dove è stata uccisa quella povera ragazza…….nulla è cambiato…l’indignazione è durata poco. E’ inutile, site un popolo fatto per la maggior parte da incivili!!!!

  • 22 maggio 2015 10:09

    X il signor merendino: da decenni nei paesi civili che lei cita, quando si esce si fa la conta per stabilire chi deve guidare e quindi non può bere neanche una birra. Aggiungo che tale reato sarebbe necessario come deterrente non solo nei casi di assunzione di alcol, stupefacenti e simili ma anche nel caso di guida con il cellulare tra le mani.

  • 22 maggio 2015 10:10

    Sig.Merendino vorrei segnalarle un fatto grave che si sta verificando a seguito della crisi economica che sta vivendo il nostro Paese e di cui lei, per il mestiere che svolge dovrebbe essere a conoscenza, e cioè che oltre alle patenti sospese, esiste anche chi nn l ha mai conseguita perché la scuola guida ha un costo notevole (circa 600 euro in totale).Quindi vome pensa di risolvere il problema? Aggiungendo un ulteriore costo per seguire il corso di cui parla? Consideri che la stessa problematica attiene anche al pagamento dell assicurazione:senza voker fare statistiche un buon 30% degli automobilisti viaggia senza rc auto. ..

  • 22 maggio 2015 11:11

    Purtroppo la gente non ha ancora capito che il vero potere ce l’ha lei. Tutti vogliono qualcuno che risolva i loro problemi, giudici e magistrati che amministrino la loro vendetta, politici che ci rendano più ricchi, ecc. Nessuno, purtroppo, si rende conto che affidando ad altri il proprio “benessere” alla fine se la prende in quel posto (dove non batte il sole). Siamo noi tutti che dobbiamo essere giusti in primis, onesti, e rispettosi, e soprattutto avere riguardi verso gli altri, ed essere uniti per risolvere i problemi in persona (come popolo, non come singoli giustizieri) demandando ad altri solo la parte pratica della giustizia e del governo ma rimanendo noi tutti i veri “capi” di noi tutti.

  • 22 maggio 2015 14:01

    Riporto per intero un articolo sul tema, per chi ha curiosità e pazienza di leggerlo, che riassume bene buona parte delle mie perplessità:

    Reato di omicidio stradale. Disegno (o meglio sogno) di legge…
    Di Linda Agostini 18/04/2015 (sito Aware Magazzine)

    Dopo l’ultimo incidente stradale costato la vita ad un ragazzo di soli 15 anni, è riemersa l’esigenza nel popolo italiano di avere “giustizia” sulle strade. In tanti invocano l’introduzione del reato di omicidio stradale. Ma siamo davvero sicuri di quello che vogliamo e di cosa stiamo parlando quando lo acclamiamo a gran voce?

    Prima di cominciare questa riflessione, ci tengo particolarmente a sottolineare che questo articolo non deve essere letto come una critica a chi pretende giustizia per la perdita della persona cara, causata da un soggetto che, con incoscienza, ha spezzato una vita e distrutto quella dei suoi famigliari. Nessuno oserebbe mai mettere in discussione il dolore patito o il desiderio di giustizia che queste persone possono provare. Il mio è solo un tentativo di spiegare il perché ormai da anni i politici promettono l’introduzione di questo reato ma fino ad ora tale promessa non è mai stata rispettata.

    Per capire meglio la questione si deve partire da un presupposto: l’omicidio stradale è solitamente associato ad un omicidio colposo. Un delitto, infatti, può essere doloso, colposo o preterintenzionale. Qual è la differenza?

    Secondo l’articolo 43 del codice penale: “Doloso, o secondo l’intenzione, è quando l’evento dannoso o pericoloso […] è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione. […] Preterintenzionale, o oltre l’intenzione, è quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente. […] Colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline”.

    Come già detto, l’ordinamento penale associa a quest’ultima tipologia di delitto, e sanziona come tale, l’omicidio stradale. Come si può constatare dall’ articolo 589 codice penale: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da 6 mesi a 7 anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, la pena è della reclusione da 2 a 7 anni. È punito con la reclusione tra 3 e 10 anni se il fatto è commesso con la violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale da:
    ◾Soggetto in stato di ebbrezza alcolica
    ◾Soggetto sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o psicotrope
    ◾Nel caso di morte di più persone […] si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumenta fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni 15”.

    Riporto questi articoli per far comprendere che il “reato” di omicidio stradale è già presente nel codice penale attuale, esisto delle aggravanti ed esiste anche il reato di lesioni colpose (articolo 590 codice penale). L’omicidio stradale è considerato grave a tal punto che già nel 589 c. p. si parte da una pena minima di 2 anni di reclusione, invece che di 6 mesi.

    Partendo dal presupposto che quindi questo reato è già sanzionato dal codice, il disegno di legge presentato al Senato il 20 giugno del 2013 (e già il fatto che siano trascorsi 2 anni dalla presentazione di tale disegno di legge, entrato in esame in commissione giustizia solo il 24 marzo di quest’anno, fa riflettere…) che modifiche porta?

    Il DDL prevede l’introduzione dei nuovi reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali, sono previste anche una totale rivoluzione dell’articolo 589 del codice penale e l’introduzione dell’articolo 575 bis del medesimo codice, riguardante l’omicidio stradale. Analizziamo meglio la proposta:

    Chi si mette alla guida in stato di ebbrezza alcolica (con un tasso alcolemico tra lo 0,8 e 1,5 grammi per litro o addirittura superiore a 1,5 grammi per litro) o di alterazione dovuta all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope – cagionando la morte di una persona – è punito con la reclusione da 8 a 18 anni. Nel caso di morte di più persone la pena può essere aumentata fino al triplo, per un massimo di 21 anni.

    Chi, ponendosi consapevolmente alla guida di un autoveicolo o di un motoveicolo in stato di ebbrezza o di alterazione dovuta all’uso di sostanze stupefacenti, cagiona ad alcuno una lesione personale dalla quale derivi una malattia nel corpo e nella mente è punito con la reclusione da 2 mesi a 2 anni.

    Non è possibile agire d’ufficio nel caso in cui la malattia abbia una durata inferiore ai 10 giorni e non concorrano le circostanze aggravanti (art 583 codice penale).

    Per i soggetti in stato di ebbrezza alcolica (con tasso alcolemico tra lo 0,5 e lo 0,8 grammi per litro; oppure per i soggetti minori di 21 anni o nei primi tre anni di patente, per i conducenti che esercitano attività di trasporto di cose o persone ovvero ancora, conducenti di autobus, camion ecc… con tasso alcolemico tra lo 0 e lo 0,5) è prevista la reclusione da 3 a 10 anni.

    Nel disegno di legge sono previste modifiche anche al codice della strada: è prevista la revoca della patente di guida – senza possibilità di conseguirne una nuova. Cosiddetto “ergastolo della patente” – nel caso in cui il soggetto sia stato condannato per omicidio stradale e il soggetto fosse sprovvisto di patente di guida. Si avrà sospensione della patente tra i 15 giorni e i 3 mesi, nel caso di lesione personale. Mentre nel caso di lesione personale grave o gravissima la sospensione sarà tra i 3 mesi e i 2 anni. Nel caso in cui dalla lesione personale derivi una malattia nel corpo o nella mente del soggetto danneggiato, la patente sarà sospesa per il doppio del tempo. Quando a commettere tale reato sarà un minore, questi non potrà conseguire la patente fino ai 25 anni.

    Inoltre nel caso di ipotesi di reato di omicidio stradale, durante il corso delle indagini, il prefetto disporrà la sospensione della patente a tempo indeterminato.

    Le innovazioni introdotte sono tante e colpiscono più ambiti. Le motivazioni date per la richiesta di questa riforma di parte del codice penale – che personalmente ritengo sia il punto su cui riflettere maggiormente – sono che: per la gravità delle conseguenze di tale atto, esso non può essere affidato a ipotesi di reato non volontario; e le pene non rispondono ad un criterio di proporzionalità tra il bene messo a repentaglio (la vita) e l’atteggiamento psicologico del reo (attualmente considerato accidentale).

    A questo punto, per capire cosa spinge chi ha proposto il disegno di legge e chi lo contesta, bisogna riprendere la definizione di colpa e di dolo, sopracitate:

    L’elemento soggettivo della colpa si ha quando manca la volontà di determinare un qualsiasi evento costituente reato, ma l’evento si verifica per negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di regolamenti, ordini o discipline.

    Mentre si ha dolo quando vi è consapevolezza e volontà di commettere un reato; il dolo riguarda lo stato psicologico del reo che sa che sta per commettere un illecito, è conscio di ciò a cui va incontro, se ne assume le responsabilità e agisce in questo senso. Per essere categorizzato come dolo, il reato deve essere commesso con coscienza e cognizione di causa.

    Se si analizzano le dinamiche di un incidente stradale, esse sono perfettamente contestualizzate nella colpa e si è in grado di riscontrare, senza bisogno di essere grandi conoscitori della materia, che chi commetta omicidio stradale – nella maggior parte dei casi – lo fa per imprudenza e non con la volontà di commettere un omicidio; per leggerezze che sicuramente vanno punite, ma che non possono essere sanzionate oltre un determinato limite perché si finirebbe per sconfinare nel dolo. Che, in realtà, è quello che vogliono i famigliari delle vittime della strada introducendo l’articolo 575 bis (che andrebbe a collocarsi nel codice penale subito dopo l’omicidio doloso).

    E riguardo le pene?

    L’articolo 589 c.p. prevede pene che vanno dai 3 ai 10 anni di carcere in caso di omicidio causato dallo stato di ebrezza alcolica o dall’uso di stupefacenti. Le pene possono essere aumentate fino ad un massimo di 15 anni di carcere. Mentre il nuovo articolo 575 bis stabilirebbe che chi commette tale illecito sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti, debba essere condannato a pene che vanno dagli 8 ai 18 anni di carcere (pena che diminuisce da 3 a 10 anni in casi particolari sopracitati). Anche in questo caso le pene potranno essere aumentate fino ad un massimo di 21 anni di carcere.

    E fin qui, il lettore potrebbe essere entusiasta di questo aumento. “Finalmente il pugno di ferro!”; “I colpevoli verranno puniti con pene adeguate!” e via discorrendo… Ma la questione è decisamente più complessa di come appare: l’articolo 575 del codice penale recita testualmente “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21”.

    Si può facilmente intuire che, essendo l’omicidio doloso MOLTO più grave di un omicidio colposo – in quanto si è agito con la volontà di uccidere – non può esservi questa lieve differenza di pene tra un reato e l’altro. Si rischia di screditare il primo, dando troppa rilevanza al secondo. Se si volesse approvare il disegno di legge, vedendo così aumentare gli anni di carcere per chi commette questo reato, si dovrebbero automaticamente aumentare anche le pene previste per il dolo. Ciò comporterebbe un’intera modifica dell’ordinamento penale. Che risulta impossibile, in quanto il nostro sistema penale si basa su un codice del 1931 che fino ad ora non ha subito particolari modifiche (fatta eccezione per l’eliminazione delle norme di stampo fascista).

    Inoltre, l’introduzione di nuove norme penali comporterebbe la limitazione del potere giudiziario dei giudici, che permette – per l’appunto – di giudicare equamente caso per caso. E che PER NESSUN MOTIVO deve subire contenimenti, in quanto anche l’articolo 104 della Costituzione recita: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.

    In questo caso ci si deve chiedere se vale la pena introdurre un reato superfluo, perché già esistente e sanzionato, oppure sia meglio lottare perché i processi si svolgano più in fretta ed i colpevoli restino con certezza in carcere. I famigliari delle vittime saranno maggiormente consolati sapendo che l’assassino del loro caro, condannato per esempio a 18 anni di carcere, ne sconti 3 e poi venga scarcerato per riduzioni di pena; oppure lo saranno maggiormente sapendo che questo è stato condannato a 10 anni di carcere e che li sconterà tutti, dal primo all’ultimo?

    Carcere e pene servono, in primo luogo, come risposta alla violazione di un comando dell’ordine giuridico e come deterrente (sia nei confronti dei consociati, che verranno dissuasi dal porre in essere comportamenti delittuosi; sia nei confronti del condannato stesso che verrà spinto ad evitare di violare nuovamente la legge), ma soprattutto devono – come cita l’articolo 27 della nostra Costituzione – “tendere alla rieducazione del condannato”. Per quanto anche io a volte mi sia ritrovata a pensare che alcuni soggetti, avendo commesso determinati reati, debbano trascorrere la restante parte della loro vita in carcere; mi rendo conto che questo porterebbe soltanto l’Onorevole Pannella ad altri superflui scioperi della fame per il sovraffollamento delle carceri e ad un altro Mastella che conceda l’indulto.

    Concludo questo articolo con un’ultima considerazione: la proposta di legge fino ad ora analizzata, appare populista e inutile. È il classico “contentino” che i politici concedono ai cittadini. Tutte le volte che l’emotività dell’opinione pubblica viene sconvolta, la politica risponde con nuove norme, intasando l’ordinamento ed ostacolando il lavoro dei giudici. Ma la prudenza in strada come l’alcolismo e la droga sono problematiche che vanno risolte con l’educazione e la prevenzione. Questa risulta essere la solita inutile trovata politica per attrarre facile consenso e che permette di nascondere l’instabilità governativa ed istituzionale causata dalla conflittualità tra i numerosi partiti – che, oltretutto, hanno affossato ogni possibilità di riforma nel settore penale. L’approvazione di questo disegno di legge rappresenterebbe l’ennesimo fallimento della politica, che si rivelerebbe nuovamente manchevole, lacunosa ed incompleta.

  • 02 giugno 2015 09:11

    Tutte le opinioni sono rispettabili, rimane la tragedia della ragazza di soli 29 anni che è stata investita da un uomo che percorreva via libertà sulla corsia preferenziale, che non poteva guidare perchè la patente era stata sospesa, e che per giunta è fuggito senza prestare soccorso alla vittima. Ai magistrati occorre dare una legge certa per condannare con certezza quest’uomo.

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