i fatti dopo il ragionamento

Giovanni, Paolo, Vito, Pio…

di

L'anniversario della strage Falcone e l'esempio di chi è morto, in questa terra disgraziata, per un obiettivo nobile e raro. Fare il proprio dovere Convitto Falcone | Blog diPalermo.it

Ventitré anni fa morivano Giovanni Falcone e il suo amico fraterno Paolo Borsellino. Dieci anni prima erano stati uccisi Carlo Alberto Dalla Chiesa e Pio La Torre. Sono nomi, ma anche simboli, vite vissute, esempi, speranze. Sono punte di diamante, acqua pura che sgorga nel deserto di valori e di comportamenti che sembrano caratterizzare il nostro tempo.

In un’epoca che impone come regola di buon gusto “un eguale formalismo di sentimenti e d’idee”, in un’epoca in cui la corruzione e l’ipocrisia, la retorica e i miserevoli interessi di parte guidano il pensiero e l’azione di tutti noi, questi Uomini giusti, i cui volti si affacciano timidi dall’alto della loro grandezza, possono ancora insegnarci qualcosa.

La prima cosa che fece Carlo Alberto Dalla Chiesa quando arrivò a Palermo col suo nuovo incarico di prefetto antimafia, fu quella di andare nelle scuole per parlare coi ragazzi. Ad alcuni sembrava che perdesse il suo tempo, ma in realtà stava seminando. L’ultimo atto politico di Pio La Torre fu quello di costruire un grande movimento di giovani contro la guerra. Paolo Borsellino, come un moderno eroe omerico, preferì morire piuttosto che cedere ai compromessi e tradire se stesso.

Prima di rispondere alla domanda di un giornalista che gli chiedeva perché rischiava in quel modo, ogni giorno, la propria vita, Giovanni Falcone buttò indietro la testa sulla spalliera della poltrona dov’era seduto, poi sfoderò il suo più ampio, disarmante sorriso e rispose: “Per spirito di servizio”, che tradotto nel sentire comune significa: “Per fare il mio dovere”.

Fare il proprio dovere. Avere il senso dello Stato. Anteporre l’interesse comune agli egoismi personali o di gruppo. Cercare la giustizia mettendo a rischio anche la propria vita. Avere valori in cui credere. Ecco l’eredità che Giovanni Falcone ci ha lasciato. A noi adulti, ma soprattutto ai nostri ragazzi.

E di questo ci parla “Convitto Falcone”, il film che avete visto ieri sera, 23 maggio, alle 23 su Raiuno. Un modo non retorico per ricordare Giovanni Falcone, sua moglie Francesca, Vito Schifani, Rocco Dicillo Antonio Montinaro.

(Convitto Falcone è un film di Pasquale Scimeca, prodotto da Linda Di Dio in collaborazione con Rai Cinema e tratto dal racconto “La mia partita” di Giuseppe Cadili. Scritto con Francesco La Licata, musiche di Franco Battiato)


[ Immagine: dal sito web ufficiale - Policy]

1 commenti

Lascia il tuo commento
  • 25 maggio 2015 13:26

    Non retorico? A me è sembrato banale, mal recitato, e molto molto brutto. Da Pasquale Scimeca mi aspettavo qualcosa di più.

Lascia un commento