i fatti dopo il ragionamento

Ma ora salviamolo dal circo

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La denuncia dell'imprenditore e il suo terrore di diventare, agli occhi del mondo, uno dei tanti eroi da antimafia di cartapesta che da giornalista gli è capitato di raccontare. Però la sua è una storia che ci dà speranza. Almeno questo, Francesco, possiamo dirlo? Massaro | Blog diPalermo.it

L’elenco delle espressioni, delle parole, degli hashtag che mi sono stati vietati è davvero lungo. Perciò, bandite “colazione solidale”, “consumo critico”, #iostoconcicciomassaro, #iosonocicciomassaro (ma questa l’avrei evitata da sola), “scorta civica”, “eroico commerciante” e simili, per raccontare questa nostra domenica mattina dovrò fare lo slalom tra le pagine del vocabolario. E soprattutto scongiurare ogni retorica, “patologia” che il protagonista di questa storia (oddio, forse pure protagonista non va bene) teme e aborre più della peste bubbonica.

Provo: parlo di Francesco Massaro, dominus, insieme a Giuseppe Giglio, del blog dipalermo.it su cui in tanti ci pregiamo di scrivere, proprietario del bar che fa le migliori arancine (arancini?) di Palermo e per vent’anni cronista di nera del Giornale di Sicilia. Parlo della scelta che Francesco Massaro ha fatto e ha reso nota proprio su queste “pagine”: declinare il “gentile” invito a cercarsi una protezione che il mafiosetto della zona ha cercato di fargli arrivare attraverso una serie di rapine anomale.

Francesco ci ha pensato e ha detto no. Anzi l’ha scritto. In un pezzo sobrio, privo di sbrodolature come è nel suo stile da nerista vero, abituato a raccontare le cose senza cercare di strappare lacrime o suscitare compassione. Diciamo che si è limitato a fare un ragionamento: non pago, lo devo a me, alla mia famiglia e a quella di chi lavora qui. Non condanno chi cede, non sono un moralista, ma credo che ci siano le condizioni storiche per dire no a chi pretende di mettere le mani sul frutto del mio lavoro. Una riflessione che sarebbe quasi ovvia se non fossimo a Palermo, dove tanti continuano a calare la testa e, a volte, arrivano, ad anticipare la richiesta del guappo locale andandosi a cercare “l’amico”.

Francesco no. E l’ha fatto come, conoscendolo, si poteva immaginare lo facesse: uscendo allo scoperto e con l’unico timore di diventare agli occhi degli altri uno dei tanti eroi di cartapesta che, da giornalista, gli è toccato raccontare. Francesco è schivo, a tratti cinico, buono come la crema gialla dei suoi cornetti, sensibile, ma odia essere al centro dell’attenzione. Perciò, quando gli ho detto che, attraverso Facebook, stavamo organizzando una colazione di amici e colleghi al suo bar perché i vigliacchi che hanno lanciato la sfida sapessero che non è solo, non mi ha mandato al diavolo solo perché mi vuole un sacco di bene. Basta vedere le foto che abbiamo fatto per cogliere il “terrore” nei suoi occhi. Terrore, ma mica della mafia, della mafia se ne frega. Del circo dell’antimafia piuttosto, delle solidarietà di maniera, dei riconoscimenti, degli slogan vuoti.

Comunque, alla fine, siccome è un ragazzo ben educato, ha fatto buon viso a cattivo gioco, ha precisato che ognuno doveva pagare per sé (e coi giornalisti non era affatto scontato) e ci ha accolto. Mi sa che, a parte gli istanti in cui avrebbe voluto lasciare la ribalta domenicale fuggendo in Nuova Zelanda, e l’imbarazzo provato all’arrivo del sindaco, gli è pure piaciuto. Per noi, che eravamo in tanti e che, a dispetto delle guerre quotidiane che ci facciamo sul lavoro, ci siamo abbracciati e ritrovati è stato bello. Come vedersi per festeggiare una persona cara che ha raggiunto un traguardo. C’è chi si riunisce per una laurea, un compleanno, noi ci siamo visti perché uno di noi ha vinto una battaglia.

Di pizzo, mafia e affini non si è praticamente parlato, ne scriviamo ogni giorno. Certo, erano sullo sfondo. Ma oggi ha prevalso l’allegria. Siamo stati felici. Per Francesco che non ha paura. E un po’ per questa città che qualche speranza, forse ce l’ha. Certo un vassoio di arancine ce lo poteva pure far portare a casa, siamo andati via quasi digiuni. Magari la prossima volta… Che ne dici Masss????


[ Immagine: Copyright © Tullio Puglia - Policy]

1 commenti

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  • 26 maggio 2015 12:58

    Salviamolo dal circo (dell’antimafia, suppongo) fa un po’ sorridere. Per non parlare della sicurezza, l’unico pericolo reale è che questa storia venga assorbita dai palermitani e presto dimenticata. Importante, allora, è discuterne. Non lo è distinguere tra antimafia o anti-antimafia. O continueremo a vivere nella solita città dove ci conforta poter dire che la colpa è sempre di qualcun altro.

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