i fatti dopo il ragionamento

La mafia degli altri

di

Il mio incontro in treno con due ragazze argentine, il solito assioma duro a morire e una vendetta inaspettata. Perché gli armadi pieni di scheletri non li abbiamo solo noi Vr Interrail 2 | Blog diPalermo.it

Le incrocio in treno, insieme hanno l’età mia da solo. Hanno i posti di fronte e due valigie che per due ragazze così minute fanno impressione. Vogliono una mano, le aiuto volentieri. Non appartengo alla razza dei molliconi da treno, per cui riprendo a guardare il panorama, desideroso di ricongiungermi con la mia famiglia.

Dopo un po’ le vedo armeggiare con una cartina geografica. In spagnolo mi chiedono da dove venga. Rispondo che sono palermitano. Una delle due in una poltiglia italian-spagnola mi chiede “cosa es Palermo? Ciudad? O es como Martin?”. Realizzo a fatica che per “Martin” intendono Martin Palermo, un giocatore argentino che al Boca Juniors è un idolo ma che il resto dell’Argentina ricorda perché credo abbia sbagliato 127 rigori in un’unica partita, e arrotondo per difetto. Rispondo che Palermo è ciudad. Loro richiedono: “Donde està esta ciudad?”. Io dico che sta in Sicilia. A quel punto il gps che hanno in testa mi localizza. “Ma Palermo Palermo??”. Prendo atto della battaglia persa a livello mondiale contro il ripetere due volte il nome di un luogo per assicurarsi che tu venga proprio da lì. Rispondo rassegnato.

“Ciudad di mafia, mafiaaa”, dice una di loro, pensando che questo mi faccia sorridere. Nel frattempo sorridono tra loro per la frase appena detta. Io rimango impassibile. Di solito queste battute originali mi vengono riservate spesso non appena dico da dove vengo. In Italia è dura a morire la cultura mafiosicoppolasuonamandolino. Non ero preparato a difendermi in trasferta. A quel punto chiedo anche io da dove arrivino. Mi rispondono Buenos Aires. Allora sadicamente dico, illuminato da un assist che nemmeno Baggio: “Ah, desaparecidos!”. Le ragazze mi guardano male, una di loro mi dice in spagnolo isterico che c’è “el primer museo sudamericano Che Guevara”, mi parla di Papa Francesco, di Borges. E poi mi dice “Argentina no solo desaparecidos!”.

E qui ti volevo, cara mia col fonema di Belèn.

Infatti esclamo: “E Palermo no es solo mafia, ciudad di Falcone e Borsellino”, e vorrei sgranare tutto il rosario, dalla Abbagnato a Ximenes. Pur di rifarmi. Ma bastano i nomi dei due magistrati, la lezione è imparata, sembra. Una delle due si illumina, poco prima di scendere dal treno. Mi picchietta sulla spalla. “Y chi ha matado Falcone e Borsellino?”. Reprimo l’impulso di prenderla e scaraventarla dal finestrino. Odio dover passare una vacanza in questura a dare spiegazioni su uno strano incidente ferroviario.

9 commenti

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  • 05 giugno 2015 10:09

    Ciao, penso che uno degli scopi del viaggiare sia non solo vedere posti nuovi, ma apprendere altre sfaccettature di una realtà assai piu’ grande e articolata. Evidentemente le due argentine con la loro mentalità occlusa potevano risparmiare il viaggio transoceanico e rimanere felicemente legate ai loro stereotipi.

  • 05 giugno 2015 10:36

    25 anni di Asia..Where u from? ‘Italy..Wich part…? -Sicily..Palermo? -..Mafia. a Singapore uno ci ha abbinato anche Toto Schillaci..eravamo nel 1990. Palermo= Mafia & Toto Schillaci. Contenti loro…ma chi ha sto tempo da perdere a replicare?

  • 05 giugno 2015 11:06

    Perché dirsi delle verità offende? Credo che soltanto sia partita male la comunicazione. Per chi argentino come me ed ha vissuto el golpe vi assicuro non è un gran bel ricordo. Geograficamente vi sarebbero state tante città alla vicina Buenos Aires alla quale potere fare riferimento. Ma sicuramente la prima cosa venuta in mente furono i desaparecidos. Fatto storico molto importante quanto drammatico, se al posto di puntarci il dito contro a vicenda capissimo, quanta sofferenza, paura e condizionamenti subiamo. Quanto i nostri signori politici e non, manovrino le nostre scelte, pensieri e decisioni come tante marionette al solo scopo di farci fuori e non solitariamente. Capiremmo che l’umanità è una e non una nazionalità d’appartenenza. E che forse la stessa domanda avrebbe potuto avere un’altra risposta.

  • 05 giugno 2015 12:13

    Gli scheletri dentro l’armadio sono per tutti, chi più, chi meno. In ogni caso, dobbiamo riconoscere che l’Argentina ha battuto Ettore Zanca per 2 a 1.

  • 05 giugno 2015 13:39

    Bhe l’autore non aveva da presentare niente di meglio, non gli è vento nulla in mente. A parte la mafia c’è l’antimafia (quella buona con Falcone e Borsellino però), gli eroi che sono morti.
    E’ ormai palese, infatti si vuole esportare e internazionalizzare anche l’antimafia, nel nulla che per il resto si propone. Anzi no, un’altra cosa, la grande generosità e ospitalità dei siciliani verso gli stranieri, tutti, nel farli mendicare per le strade, assieme agli indigeni. La multiculturalità e l’antirazzismo sbandierato.
    E anche qui l’antitesi: la grande generosità e le mafie che ci fanno sopra business.
    Ci sarebbe da trasferirsi o da svoltare sul serio pagina, perché è solo un circolo vizioso.

  • 05 giugno 2015 14:37

    A parte che non si possono mettere a confronto mafia e crimini avvenuti sotto un qualunque regime, per opera di questo.
    Un regime, qualunque regime non è fuorilegge, può essere combattuto o anche accusato di crimini contro l’umanità, avversato da potenze internazionali, ma non è fuorilegge, in quanto è il regime che stabilisce le leggi, chi deve combattere e cosa è criminale.
    La mafia invece opera all’interno di un regime che la considera fuorilegge, diversamente non sarebbe mafia.
    Un connubio con la mafia si può avere al pari di come si potrebbero prendere accordi con qualche fazione di ribelli libici, per esempio (dico la prima che mi viene), all’interno di disordini o per interessi internazionali.
    Ma nel momento in cui la fazione di criminali/ribelli libici prende il potere, deve modificare in tutto la figura, la funzione, e iniziare a legiferare. Nel momento in cui questo avviene si annulla ogni aspetto criminale divenendo regime e solo altri regimi o altri stati possono combatterlo o condannarlo.

  • 05 giugno 2015 16:58

    Da palermitano mi ha fatto male leggere quest’articolo, ma non riesco a dare torto alle due argentine. Palermo è una città di mafia, lo è stata e continua ad esserlo, come dimostrano quotidianamente le cronache cittadine. Anzi, è la capitale della mafia. Così come l’Argentina è la terra dei desaparecidos.
    Palermo non è solo mafia, certo, ci sono tante altre cose (belle e brutte), ma come biasimare le due ragazze. La storia è storia e ci si ricorda solo delle battaglie più importanti: chi ha ammazzato Falcone e Borsellino?

  • 05 giugno 2015 20:31

    Ragazze… argentine….. treno…..sole….bhè, familiarizzare dopo 3 minutu!!!! senza polemizzare…

  • 06 giugno 2015 17:19

    Io in queste situazioni, che all’estero mi sono capitate puntualmente, gli rido in faccia.

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