i fatti dopo il ragionamento

Il miracolo di Salvo e Valentino

di

Ficarra Picone Assegno | Blog diPalermo.it

Le favole, talvolta, esistono anche nella realtà. Perché non si può definire in altro modo quello che è successo venerdì a Palermo in un’afosa serata di inizio di giugno. Venticinquemila persone vanno allo stadio e, udite udite, nessuno chiede biglietti gratis o cerca ingressi di favore, ma tutti, piuttosto, si affannano per riempire lo stadio e per partecipare a un nobile scopo, cioè comprare una Tac nuova per l’ospedale dei bambini, una di quelle cose che solo chi c’è passato può capire quanto sia importante avere.

E l’impresa riesce perché vengono raccolti addirittura 254.000 euro, che non solo permetteranno di comprare l’agognato macchinario che consentirà di lavorare meglio a tanti medici che danno la vita in quell’ospedale, ma soprattutto a tanti bambini di poter vivere meglio e a tanti genitori di aspettare di meno. Ma non è solo quello il contenuto della favola. Sono stati oltre cinquecento ragazzini che hanno inondato il Barbera, giocando prima della partita dei grandi e vivendo un sogno irripetibile, guidati da un gruppo di volontari che anche loro lavorano gratis, col cuore e in modo encomiabile, per cooperare a un obiettivo comune.

E tutti sono ancora più felici quando vecchie glorie – monumenti del calcio a Palermo, come Vito Chimenti o Totò Schillaci – e attori locali famosi – come Aldo Baglio e Sergio Friscia – si affannano dietro a un pallone, si entusiasmano quando il piccolo Paolo Borsellino, figlio di Manfredi, entra in campo, come fosse il simbolo di una rinascita, e fanno la “ola” come se fosse la prima volta che vanno in uno stadio. E allora pensi che forse questa città non è proprio persa come sei tentato a credere, che forse se ci si mette di buzzo buono si può dare speranza ai giovani e che forse nella vita le favole esistono e hanno un lieto fine. Grazie allora a Salvo e Valentino, per il loro impegno sociale e anche per averci dato una lezione. Che nella vita nulla è impossibile, basta solo metterci cuore e volontà.

9 commenti

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  • 07 giugno 2015 13:05

    È’ vero nessuno ha chiesto biglietti omaggio.Tutti ,per una sera ,abbiamo pensato che era importante essere presenti per una motivazione così NOBILE.Tutti ad eccezione degli ignobili bagarini che anche in una serata così speciale hanno fatto buoni affari complici le forze dell’ordine che in questi casi si girano sempre dall’altro lato tollerando una illegalita’ diffusa che è’ ormai la caratteristica principale di questa nostra martoriata città’

  • 07 giugno 2015 15:10

    …beh, i bagarini fuori dallo stadio vendevano biglietti…se proprio dobbiamo dirla tutta…

  • 07 giugno 2015 15:34

    Ficarra e Picone da 30 e Lode, altro che il 7 e l’ 8.

  • 07 giugno 2015 19:54

    @

  • 07 giugno 2015 19:59

    @Gianni,scusi ma che vuol dire i bagarini vendevano i biglietti?Quando comprenderemo che NON PUO’E NON DEVE esserci nessuna tolleranza benevola verso questi parassiti speculatori??

  • 07 giugno 2015 20:39

    @bertino ma alla fine, cu è fissa carnevale o chi ci va d’appresso?

  • 07 giugno 2015 22:53

    Ok ..tutto chiaro..il palermitano è furbo …ha capito tutto..u fissa e chi come me si indigna e si incazza ,per la presenza sempre più’ dilagante dei posteggiatori abusivi ,dei venditori ambulanti privi di licenza presenti ad ogni angolo di strada..dei bagarini allo stadio..e dei vigili e delle forze dell’ordine in genere che fanno finta di non vedere..

  • 07 giugno 2015 23:46

    Fare la lotta al bagarino e’ facile. Basta non comprare da lui il biglietto. Io non ho mai dato un soldo a costoro nella mia lunga carriera di tifoso frequentante gli stadi.
    Fare la lotta al posteggiatore abusivo e’ piu’ difficile. Li c’e’ di mezzo la salvaguardia dell’automibile.

  • 08 giugno 2015 14:21

    @ Don Totò.
    Ma di quale salvaguardia parla? Di un bene mobile?
    Non ho mai pagato il posteggiatore e non ho mai subito alcun danno; e anche se dovesse succedere, continuerei a non pagare…
    Anche io tengo alla salvaguardia, ma di quella che fa riferimento alla mia dignità di persona e di cittadino.

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